Lo Show non si ferma


terremoto.jpgGrande Fratello domani in onda, per “evitare” il giorno di lutto nazionale.
di Romina Toscano

Non crediamo all’espressione “The Show must go on” e mai come in questo caso bisognerebbe dare peso alle regole televisive, legate ad un business asfittico e sterile che non si relaziona mai abbastanza alla realtà concreta, e nel caso tende a soffocarla senza remissione di peccato.
Non crediamo che gli eccessi del ricordare spasmodicamente o del rincorrere il di-vertire l’attenzione sul fatto possa avere risultati materiali sulle anime incostanti dell’opinione pubblica.


Accade che al racconto esasperato del dettaglio, alle testimonianze rapite, violate e profanate dei superstiti, alla martellante e vorticosa riproposizione del dramma, si cerchino le immagini, gli sguardi e i volti ‘simbolo della tragedia’, in confezioni merlettate belle e pronte per riempire interi palinsesti televisivi, prime pagine dei quotidiani, edizioni speciali di mensili, settimanali, social network etc etc…

Accade che nel mare magnum di professionalità ci siano sussulti istintivi d’orgoglio e presunzione, che ad esempio il Tg1 sottolinei, in diretta tv, il record di ascolti della precedente edizione: questa è una indelicatezza che la guerra degli ascolti non coglie, non conosce, perché stiamo parlando di business e non di qualità.
Così se un rigurgito di serietà fissa, nel giorno successivo al dramma, una tregua alla guerra di ascolti, e impone di stralciare la programmazione televisiva in favore dell’attualità incombente e necessaria, dell’approfondimento urgente e costante sulle dinamiche, le cause e le responsabilità del fatto, il tintinnio della moneta riporta alla febbrile e concitata rincorsa all’oro televisivo.
Appunto “The show must go on”, regola non scritta, ma ben chiara da richiamare quando non c’è altra spiegazione o quella che si ha in tasca avrebbe effetti collaterali spiacevoli.
Non si capisce come, in una situazione di commozione generale, di partecipazione nazionale, di pietà universale qualcuno voglia sapere cosa accada nella “Casa”, quando di altro genere di case si sta parlando, di case che non esistono più, o che se rimangono in piedi, probabilmente saranno indelicatamente rase al suolo e lontano nel tempo avranno la decenza di essere ricostruite. Stiamo parlando di paesi distrutti, di vite interrotte, di anime in pena, di gente allo sbando, di soccorsi interminabili, di speranze spezzate e poco ci interessa di leggere una ulteriore pagina da romanzi rosa da reality.

Cosa cambia se per una settimana non sapremo delle incredibili evoluzioni della tettonica Cristina? Del prosieguo della love story Ferdiniana? Dell’ardua lotta alla spesa settimanale dei “ragazzi”?
Quanto costa fermare la rigida macchina del reality, che oltre ad un minuto di silenzio non potrà probabilmente offrire e che offenderà senza vergogna chi, nello stesso momento della diretta, è sotto una tenda a contemplare esausto e incredulo la distruzione di una intera vita?
Si abbia la decenza di fermarsi a riflettere, la dignità di passare oltre il confine del business e la correttezza di affrontare una scomoda oggettività invece di perseverare in una realtà sfacciatamente patinata alleggerita da ogni responsabilità.

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