Arisa

Una lezione importante che il mondo della musica dovrebbe imparare consiste nel fatto che, sempre più spesso, è l’originalità, il saper essere differenti dalla massa, a fare il successo di un’artista. Non è questione di “fattore x” o “talento da preservare al televoto”, quanto piuttosto di saper scommettere sulla qualità anche quando chi canta non è biondo, bello e prestante. Rischiare su ciò che piace, indipendentemente dagli indici di gradimento, dalle tabelle, dal marketing, per riappropriarsi del significato principale della musica: il divertire, emozionare, essere compagnia dei momenti tristi e felici di chi la ascolta.
Prendiamo il caso clamoroso di Arisa, la vera rivelazione di Sanremo. Tranne il nome, cambiato perché l’originale, Rosalba Pippa, era effettivamente rischioso, tutto, in lei, è autentico, naturale, poco orientato a seguire i canoni del mainstream musicale internazionale. E proprio per questo funziona, appassionando giovani e adulti, senza distinzione evidente di sesso o di età. L’idea di essere se stessi, con difetti fisici non celati ma esaltati, ottiene un gradimento maggiore rispetto a quella di costruire artificialmente un personaggio, un simbolo destinato ad un certo target e ad una certa fascia di consumatori.
Non solo: “Sincerità” è una canzone pop sui generis, che unisce la spensieratezza del pop moderno a riferimenti colti del passato, da Natalino Otto a Lelio Luttazzi, che non a caso ha fatto da padrino ad Arisa per la serata dei duetti sanremese. Un buon esempio di cultura musicale italiana adattata ai tempi moderni, che sa reinventare il passato senza stravolgerlo o copiarlo in maniera ortodossa.
Poi, dettaglio non secondario c’è lei, la cantante, Arisa. Un fumetto, un Calimero al femminile, un concentrato di goffagine e simpatia, di timidezza e buone maniere. Una persona distante anni luce dai suoi colleghi, dal circo mediatico di Sanremo, da come siamo abituati a vedere i nuovi cantanti che sgomitano per emergere. Non bella ma non bruttissima, non acuta ma nemmeno stupida, è nella sua normalità disarmante che tutti si ritrovano e si riconoscono. Come già predetto da grandi sociologi delle comunicazioni di massa come Barthes e Morin, ma anche da Luciana Littizzetto in “Ravanello Pallido”, se i media si staccano troppo dal loro pubblico, creando un universo parallelo di simboli e valori che difficilmente possono essere accettati o raggiunti dalla massa, ecco allora che gli individui cercano e provano modelli di comportamento e consumo differenti, per diminuire questa distanza e scollamento con la realtà oggettiva.
In Arisa la genuinità è sinonimo finalmente di sincerità e normalità, non di volgarità ed eccesso. La cantante conquista perché è diversa da ciò che la circonda, soave fra la logorrea e il sensazionalismo della televisione e del mondo dello spettacolo attuale. Il suo canto, semplice ma orecchiabile e coinvolgente, non ha bisogno di essere promosso con campagne miliardarie e spot. Basta lei, Rosalba Pippa, i suoi occhialoni neri e la sua vocetta acuta, perfetta traduzione della signorina Carlo della Marchesini. Non una numero uno, ancora, ma comunque una candidata autorevole per questa qualifica.

Author: Redazione (897 Articles)