Ai confini delle realtà
Realtà : s.f.inv. ciò che esiste, inteso nella sua totalità
De Mauro Paravia, il dizionario della lingua italiana
Ciò che circonda, inutile osservazione, è evidentemente reale. Il mondo esterno, le strade trafficate, i cani che abbaiano, il tavolo con sopra il computer, la lampada sopra al comò, i libri nella libreria ed i calzini sporchi buttati per terra. Tutto ciò che insomma assume forma e consistenza all’infuori della nostra sfera intrapsichica, ma che al contempo rientra all’interno del nostro campo percettivo, stimola in noi feedback e mutazioni comportamentali tali da non farci dubitare neanche per un istante della loro ontologia.
Risposte, attivazioni cognitive che rilevano la presenza, l’esistenza di un qualcosa di altro da noi, di qualcosa di diverso. Movimenti esistenziali che dunque attribuiscono dignità alle cose tangibili, manipolabili, ma che al contempo assegnano il medesimo status a tutto ciò che è percepibile attraverso gli altri sensi. Non solo il tatto ma anche l’udito, non solo l’olfatto ma anche, e soprattutto, la vista.
Protagonista assoluta dell’estensione sensoriale messa in moto dalla CMC ( Computer Mediated Communication ), la vista è infatti lo strumento percettivo che più di tutti riesce a fare cogliere la virtualità nella sua interezza, giocando un ruolo fondamentale in quel particolare circuito psicologico che trova il suo fine ultimo nell’attribuzione di senso e dunque nel riconoscimento di sostanza anche per quanto riguarda la natura degli oggetti immateriali.
Proprio per questo una giusta definizione di realtà, oggi, alla luce dell’evoluzione societaria che accompagna lo sviluppo della tecnologia digitale, non può fare a meno di considerare tutti gli aspetti del fenomeno e quindi comprendere a pieno anche quella particolare dimensione rappresentata dal virtuale.
La letteratura in materia di sociologia dei nuovi media è ricca e feconda di riferimenti alla duplice natura della nozione di realtà, ambito di ricerca questo che affonda le sue radici in tutte le discipline umanistiche che compongono il complesso e variegato bagaglio culturale delle scienze della comunicazione. Proprio in riferimento alla connotazione anche virtuale degli elementi che compongono la realtà, numerosi autori e celebri teste pensanti del settore hanno messo in luce l’intreccio ormai insolubile tra questi due componenti nella determinazione dei rapporti sociali.
Le domande fondamentali che gli studiosi si sono posti sin dall’avvento dei primi ambienti virtuali sono state più o meno queste : in che modo le nuove tecnologie, e le nuove modalità di socializzazione che da queste scaturiscono, riescono a mutare l’assetto originario dei rapporti interpersonali? Cosa cambia se l’interazione individuale nasce, cresce e si sviluppa attraverso particolari strumenti di comunicazione, totalmente artificiali e fino a pochi anni fa praticamente impensabili ? Qual’è lo specifico di questa nuova forma di contatto ?
Provando a dare le prime risposte, non vi è dubbio che un vero e proprio scossone, dal punto di vista della direzione dei vettori comunicativi, sia stato provocato dall’avvento del web 2.0. Questa formula magica, con la quale si identificano tutti gli upgrade che negli ultimi anni hanno reso lo spazio navigabile un ambiente realmente interattivo, rappresenta infatti la nozione-contenitore che, ponendo al centro della sua filosofia il concetto di feedback, ha trasformato Internet in direzione partecipativa.
Internet visto quindi come territorio unificante, spazio di interazione culturale e dialogo continuo, facilitato ed incoraggiato dalle istantanee possibilità di prendere voce. Youtube, televisione interattiva costruita da contenuti autoprodotti, blog, veterani del web come forum e chat-rooms, mailing list, sondaggi ed in fine, ma non per importanza, l’imponente fenomeno del social networking; questi i tools principali attraverso i quali si attua la dottrina del nuovo millennio.
L’ambiente simbolico del web viene dunque caratterizzato da modalità di fruizione interattiva e contenuti sempre più homemade che ben mettono in mostra la pervasività e la diffusione virale di questi strumenti nella nostra quotidianità; che ben risaltano quindi la graduale ma inevitabile fusione tra realtà empirica e data-space.
Ma cosa cambia, concretamente, per i forti fruitori ?
Se da un lato questa assimilazione produce una positiva ed auspicabile compressione spazio-temporale, rendendo rapidissime le comunicazioni ed impercettibili i confini geografici, dall’altro però, estremizzate le dosi di esposizione e resi praticamente nulli i contatti con le classiche agenzie di socializzazione, possono sorgere nei soggetti più predisposti particolari forme di patologie psichiatriche.
Come spiega bene la dott.ssa Anna Fata, psicologa esperta in Psicologia delle Nuove Tecnologie, “In Italia si è cominciato a parlare di dipendenza da Internet nel 1997, quando è stata introdotta l’espressione ‘Internet Related Psychopathology’, secondo la convinzione che l’Internet Addiction Disorder consta di diverse forme di dipendenza: da gioco d’azzardo patologico on line, da cyber-relazioni, da cybersesso, da MUDs (giochi di ruolo on line), da eccesso di informazioni.”
Distinguendo inoltre tra una fase Tossicofilica, caratterizzata da un prolungamento delle ore di collegamento, ed una Tossicamanica, con collegamenti elevati al punto da compromettere la propria vita socio-affettiva, la dott.ssa Fata continua specificando che i soggetti maggiormente a rischio hanno un’età compresa tra 15 e 40 anni, un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici, hanno già problemi psicologici o familiari preesistenti e sono in possesso di personalità caratterizzate da disturbi ossessivo-compulsivi.
L’esempio riportato potrebbe far pensare ad una condanna delle esperienze on-line ma in realtà l’intento è proprio quello di sottolineare, con un ragionamento a fortiori, l’opacità dei confini che oggi caratterizzano la nostra realtà.
Quando infatti la differenza tra gli ambienti è sempre meno percepibile, data la centralità delle esperienze virtuali all’interno del nostro vissuto quotidiano, risulta difficile non rilevare la somiglianza, ed a volte la perfetta identità, di molte azioni ed inter-azioni umane.
Sin dalla metafora del desktop, che ha ispirato i programmatori delle interfacce grafiche nei primi anni 80, le contaminazioni sono state infatti sempre più frequenti e totalizzanti, portando i più moderni sistemi di simulazione ad un livello di raffinata sofisticazione. Ovviamente lontani dai sogni fantascientifici che per primi hanno ipotizzato un legame insolubile tra l’uomo, e quindi l’empiria, e la macchina simulatrice, non possiamo però fare a meno di mettere in luce un processo di addomesticamento dei nuovi media da parte dell’uomo – per usare una metafora cara a Silverstone – sempre più corposo ed intrusivo.
La scomposizione ed il moltiplicarsi dei dispositivi digitali e la consequenziale familiarità di cui godono grazie ad una tecnologia user friendly, amplificano la nostra sensorialità, estendono i nostri confini percettivi ed in tal modo rendono la realtà gradatamente sempre più contaminata, in un dialogo frenetico tra atomi e bit.


Author: Redazione (935 Articles)