Corpi di confine, corpi al confine

Stare sopra il confine, sopra il limite, il termine, dove finisce la terra di appartenenza.
Corpi che abitano il confine.
Che cosa lega tra loro i corpi di confine, corpi che vivono il limite stesso delle proprie esistenze?
È il vivere nella distanza, che sia scelta autonoma o imposta, vivere fuori dal tratto limitato, lontani nel pensiero, col corpo, e nell’azione.
Il kamikaze, l’esule, il ribelle.
Figure appartenenti ad una sorta di mitologia dei comportamenti umani, intimamente legati dalla volontà di una scelta estrema, vivere il proprio corpo, nel proprio corpo, stando sul confine.
Il kamikaze ha la sua terra di appartenenza nel lontano ed esotico Giappone: “ vento divino”, è questa la traduzione letterale della parola, memoria del leggendario tifone che salvò il Giappone dall’invasione dei Mongoli.
Solo successivamente arrivò ad indicare gli attacchi aerei suicidi che rappresentarono una delle maggiori armi offensive dell’esercito nipponico durante la seconda guerra mondiale.
Il paese del Sol Levante si caratterizza da sempre per l’intenso nazionalismo che lo contraddistingue, per quel pensiero comune che collega il singolo alla collettività, ed in questo “humus” che trae nutrimento il kamikaze: il sacrificio della propria vita, per la nazione.
È letteralmente un “farsi sacro” in nome di un ideale fortissimo, è in questa dimensione che trova compimento la vita di confine del kamikaze.
L’immaginario collettivo odierno vuole rappresentato il kamikaze nei lineamenti del fedele islamico che, col sacrificio di sé, cerca di uccidere il numero maggiore di “ nemici”, laddove nemico è spesso il civile privo di qualunque possibilità di opporsi o difendersi.
Dunque, in questo contesto il termine kamikaze è usato impropriamente, nel momento in cui si tratta di terrorismo, è alla stregua di una traslazione del significato originario.
Purtuttavia, il kamikaze islamico è ugualmente un corpo di confine: il corpo di chi pone una distanza tra sé, la propria individualità, e la sua terra d’appartenenza, a tal punto amata da giustificare e delimitare l’allontanamento e, conseguentemente, una vita sopra il limite.
Il corpo di confine non lo supera, quel limite, lo vive appieno, si immerge nel termine stesso della sua dimensione.
L’esule è colui che sta “fuori dal suolo” (ex- solum), che vive il suo esilio, la condizione di chi ha severo divieto a rimettere piede in patria, colui che dalla sua patria è stato chiamato fuori.
Una vita confinata, nella distanza, sopra la distanza.
Il corpo dell’esule è il corpo di chi subisce, storicamente, una punizione, particolarmente in quanto oppositore politico della maggioranza.
Ecco, di nuovo, l’amore, il senso fortissimo di appartenenza alle proprie radici che paga lo scotto della lontananza, del limite posto tra il soggetto e l’oggetto di tutto questo amore, di questa affezione profonda per la terra d’origine.
È la punizione più dura, l’allontanamento dagli affetti familiari, in regioni straniere, lontane, diverse, sconosciute.
La letteratura, la storia, ci offrono esempi illustri di esili difficili, da Ovidio a Dante, dove il sentimento di nostalgia è dolore puro.
È il corpo di “confino”, quello di chi è esiliato, corpo che abita il fine del territorio, che passa oltre, che descrive la dolorosa distanza.
E nel confine trova spazio anche il ribelle, rebellem, di nuovo in guerra, quello che ricomincia la battaglia dopo la sconfitta, che si solleva in armi contro il vincitore.
Ribelle, come la malattia che non cede a cure e medicamenti, ribelle, che si scaglia contro il potere costituito, il comune senso morale.
Il corpo di confine che segna la distanza tra sé e la collettività, una vita ai margini, ai margini del potere maggioritario, ai margini della stessa società.
Il ribelle militante, il ribelle che rifiuta l’obbedienza, la sottomissione.
Il ribelle vive il suo corpo di confine abitando lo spazio del dissenso, dell’ insurrezione.
Corpi di confine, corpi al confine, corpi che nella distanza disegnano le proprie esistenze, lontani nel pensiero, nell’azione, sopra il termine stesso del sé.

Author: Redazione (935 Articles)