Tu ci sei su Facebook?


1_05_09_facebook_foto.jpg

di Luisa Scarlata
“Tu ci sei su Facebook?”. Attenzione, perché questa semplice domanda è in realtà molto insidiosa e il più delle volte contempla solo due possibili conseguenze. A) La risposta è affermativa quindi, poiché anche tu fai parte di questa immensa sorta gioco di società, allora colui che ha fatto la domanda continuerà ad intrattenere rapporti con te. B) Non sei su Facebook?!!!? (sì, perché chi sta/vive su Facebook non contempla nemmeno lontanamente la possibilità che qualcun altro invece non ci sia, ergo che abbia una vita vera). Allora, poiché probabilmente sei morto e non lo sai, hai comunque qualcosa di decisamente strano: l’autore del quesito non vorrà più avere contatti con te, dimenticando persino che da qualche parte, probabilmente prima dell’avvento di Facebook, vi eravate comunque in qualche modo incredibilmente conosciuti.

Viene da chiedersi come mai se fino a poco tempo fa per avere contatti con una persona, un amico, si poteva usare anche la mail, il telefono o addirittura il vedersi (sì, quella cosa che si fa uscendo di casa, incontrandosi, guardandosi in faccia e parlando occhi negli occhi) oggi tutte queste alternative vengono totalmente snobbate dagli abitanti di Facebook? Se ponete questa domanda, la risposta è spesso quella più incredibile: “perché scrivere una mail o telefonare è molto più faticoso”. Faticoso?! Lavorare in miniera è faticoso, studiare è faticoso, allevare un figlio è faticoso. Ma per l’utente tipo di Facebook telefonare ad un amico è faticoso. Allora forse la chiave di tutto sta appunto in quella parolina che è tutta l’opposto della fatica, ovvero la facilità. Facebook è un immenso serbatoio di “amicizie” facili. Cento, mille amici tutti lì a portata di clic, con cui condividere il club della Nutella o dei Simpson, una sorta di paesone narcisista, di “Novella 2000” delle persone comuni in cui il pettegolezzo domina senza neppure far la fatica di mettere il naso fuori di casa per andarselo a cercare. Tutti a guardare i profili (ovviamente se non falsi alquanto poco obiettivi/parziali) e le foto di tutti (che male c’è? Se ce le hanno messe vuol dire che vogliono essere guardati!), a cercare l’amico dell’amico dell’amica, l’ex fidanzato delle elementari, quella che mi piaceva quando avevo quindici anni e che-voglio-vedere-come-è-diventata-che-oggi-magari-si-vuole-mettere-con-me.

Un mondo di virtuali illusioni che funziona appunto perché elimina ciò che è intrinseco nella costruzione e nel mantenimento dei rapporti umani: il rischio e, appunto, la fatica. Perché sudarsi un’amicizia o un amore veri quando stando comodamente seduti su una sedia ci si illude di avere una vita perfetta, fatta di mille ipotetici rapporti interpersonali di ogni tipo? Chi non sta su Facebook è “out”. Infatti è lì che vive la vita vera: fuori. Tutto il resto – e sono spaventosamente tanti – sono invece troppo “in”. In quel mondo parallelo in cui finiscono per passare ore e ore fino a giornate intere. Non c’è computer in ufficio che non abbia sempre una finestra aperta su Facebook né scrivania di studente che fra un paragrafo e l’altro non commenti l’interessantissimo messaggio di uno dei trecentosettantasette amici, tipo: “l’hai vista la partita?”. A dare ragione a queste poche righe vi è un recente studio effettuato dall’ “Ohio State University” il quale dimostra, dati alla mano, come gli studenti del college che usano Facebook hanno voti più bassi rispetto a quelli che non lo usano. I rischi di Facebook ovviamente non finiscono qui e a poco a poco stanno venendo tutti alla luce: la nascita di gruppi pericolosi come quelli razzisti, nazisti o dei guastatori di feste organizzate sul social network (“Republican Army”) e, soprattutto, l’incognita data dall’esposizione non controllata e permanente dei propri dati personali che mette gli utenti di Facebook a rischio di possibili manipolazioni, truffe e persino di veri e propri furti di identità. Ad oggi questi pericoli sembrano spaventare ancora poco l’ingenuo popolo di Facebook, ma quanto durerà? Il ridimensionamento del fenomeno è già lentamente cominciato e qualche pentito è uscito allo scoperto. Facebook farà dunque la stessa fine di Second Life? Può darsi: in fondo mantenere in vita anche il proprio avatar è faticoso eccome! Prima o poi tornerà la sana voglia di tenersi solo la propria modesta vita reale, con quei famosi amici veri che si contano sulle dita di una mano ma con i quali si riesce a vedersi e a farsi una bella risata con un buon bicchiere di vino in mano. Allora si potrà tornare semplicemente a chiedere: “Ci sei?”.

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Redazione (935 Articles)

Redazione

Comments

One Response to “Tu ci sei su Facebook?”
  1. Romina scrive:

    adesso che ho letto questo articolo mi sento molto meno sola nella mia battaglia contro facebook. e poi scusatemi la prima cosa che ci veniva spiegata riguardo a internet non era che dovevamo mantenere l’anonimato ed evitare di svelare la nostra vera identità agli altri? li fanno l’esatto opposto..

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!