Che mondo sarebbe senza una Pandemia?
Pubblicato da Redazione a giugno 1, 2009 · Lascia un Commento
Le cicliche paure che infestano le vie aeree di tutto il mondo
Come vengono scoperte, trattate dagli esperti e dal grande pubblico? Quale il ruolo dei mezzi di comunicazione?
di Ilaria Mutti
Sono fortemente asincrone, ma ne compaiono, in media, tre in ogni secolo. Del XX° si ricorda la “Spagnola” del 1918, l’ ”Asiatica” del 1957 e quella di ”Hong Kong” del 1968. E’ del nuovo secolo la concentrazione, in tempi stretti, dell’“Aviaria” del 2003 e dell’attuale “Suina”, ribattezzata, senza molto successo, ”Porcina” o “Messicana”.
Di che stiamo parlando? Ovviamente delle pandemie influenzali, l’ultima delle quali, come al solito, ha fatto riaffacciare antichi terrori e tutto il rituale che ad essi si accompagna, dalle mascherine sulla faccia alle quarantene, alla caccia agli’ “Untori”, individuati stavolta nell’intero Stato del Messico e nei turisti che da esso tornano.
Come l’“Epidemia”, la “Pandemia influenzale” è globalizzante con diffusione in vaste regioni del pianeta e il possibile attacco a tutta la popolazione. A differenza della prima, però, la pandemia è a volte più pericolosa, come lo fu la “Spagnola”, che si lasciò dietro più di 50 milioni di morti.
Ma c’è un altro aspetto tipico della pandemia: l’assoluta imprevedibilità dell’attacco, che si verifica dopo un’episodica e non facile trasmissione all’uomo di un nuovo ceppo del virus dell’influenza, trasmissione che può avvenire soltanto da parte di alcune specie animali (per lo più suini, galline e anatre, N.d.R.).
Se ciò accade, il virus si può spargersi con grande rapidità e l’esser stati colpiti da un precedente “ceppo influenzale” non da immunità alcuna. E visto che il rischio è a 360 gradi, a tutto spettro deve essere anche la risposta, sia sanitaria che organizzativa.
L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è attrezzata per svolgere una sorveglianza continua, attraverso 83 centri nazionali, che studiano e riferiscono sui “ceppi” influenzali circolanti e sulle loro variazioni. A questi Paesi è richiesto anche un controllo clinico-epidemiologico che, per esempio, in Italia è fatto da 1000 medici di famiglia e pediatri “sentinella”, che monitorizzano l’1.5% della popolazione nazionale. L’OMS ha inoltre realizzato un piano che definisce le linee guida generali per affrontare la pandemia – da sviluppare e differenziare poi a livello nazionale – individuando, sia i farmaci antivirali idonei che i vaccini specifici per ogni tipo di pandemia, nonché determinarne, attraverso appositi indicatori di virulenza e diffusione, le fasi progressive, dal livello n. 1 al n. 6.
E’ nella fase n. 2 che si ha la prima percezione della possibilità di migrazione del virus dall’animale all’uomo, virus che è già presente, invece, nella fase n.3. Con la fase n. 4 il contagio, sia pure molto limitato, si sta trasmettendo da uomo a uomo, mentre le fasi n.5 e n.6 definiscono una contaminazione in espansione, talvolta anche in progressione geometrica.
Ma intanto c’è allarme perchè non tutti i paesi si sono dotati di un piano di emergenza e la fase di prevenzione dà preoccupazioni anche perché – come in quest’ultima pandemia, suina, porcina, messicana, “A /H1N1”, o comunque la si voglia chiamare – pur essendoci farmaci antivirali efficaci, non c’è nessuno specifico vaccino già sperimentato e autorizzato – per il quale sono richiesti, invece, alcuni mesi di tempo prima di essere messo in commercio, nella speranza, poi, che la domanda non superi l’offerta.
L’analisi condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, rileva che solo metà dei paesi esaminati abbiano meccanismi di stoccaggio, fornitura e distribuzione dei vaccini. Situazione analoga anche per i farmaci antivirali.
Qual è il ruolo dei media quando, come oggi, ci si trova di fronte a una pandemia? Sebbene essenziali e fondamentali, le notizie sono spesso parziali, poco chiare e contradditore.
Dal 24 e 25 aprile scorso, quando si è cominciato a parlare di “Febbre suina” si è prima appreso che “La situazione è particolarmente preoccupante in Messico, dove le autorità hanno annunciato la chiusura delle scuole per prevenire il diffondersi dell’infezione”, e che “si ipotizza perfino la possibilità di sospendere ogni attività lavorativa”. In una megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti! Si è visto, perfino, un Presidente Obama preoccupatissimo, che col suo esempio stimolava l’uso della mascherina facciale.
Sempre il 25 aprile, da swissinfo.ch, si apprendeva, attraverso le parole del medico Didier Pittet, Professore di Medicina, Directore dell’Infection Control Programme all’University of Geneva Hospitals, che “Al momento si registrano circa 2000 casi sospetti e circa 160 decessi, non ancora confermati. Rispetto ad un normale virus influenzale, siamo di fronte a tasso di mortalità più alto”. Questo virus è molto temuto dalle autorità sanitarie non solo perchè è trasmissibile come una normale influenza da uomo a uomo, ma perché è considerato molto insolito. Nel suo dna, infatti, coesisterebbero geni aviari.
A sostegno di questa ipotesi, fra le tante, c’è anche la voce autorevole di Guan Yi, microbiologo all’Università di Hong Kong, che ritiene che il virus H1N1 potrebbe combinarsi con quello dell’aviaria, trasformandosi in un ceppo molto potente di H5N1 altamente trasmissibile tra le persone.
Ma pochissimi giorni dopo, verso la fine del mese di aprile, si assiste a una repentina inversione di tendenza e si parla, invece, della scarsa aggressività del virus e del superamento della fase acuta. Il 4 maggio, Internationalia.net, fra gli altri, riporta “Sembra così ridursi l’allarme diffuso la settimana scorsa da numerosi mezzi d’informazione che parlavano di un’imminente pandemia dovuta alla diffusione del virus A/H1N1, questo è, infatti, il nome ufficiale della ‘febbre suina’ La situazione – secondo quanto ha sottolineato il portavoce dell’Oms – ci induce comunque a restare prudenti”. E il 17 maggio successivo, il numero dei decessi, nonostante l’aumento sensibile delle persone colpite dal morbo (8480 casi secondo le stime OMS), viene ridotto drasticamente a 72 rispetto ai 160 del 25 aprile.
Sembra che il peggio sia passato, ma qualcuno seguita a parlare di progressiva espansione della pandemia e del suo picco che sarà raggiunto nel prossimo autunno.
A questo punto, cosa stia veramente accadendo e quali saranno gli sviluppi, è difficile dirlo, ma quello che invece è certo è che il Messico rischia di perdere fino a 4 milioni di dollari per la grave contrazione del turismo, senza parlare, a livello internazionale, dei danni subiti dal settore trasporti e dalle agenzie , per la drastica riduzione dei viaggi da e per le zone più toccate alla “pandemia”
Ma, le perplessità maggiori le suscita il fatto che, poco più di un mese prima dell’esplosione della pandemia, a Mexico City, il 9 marzo 2009 Sanofi-aventis informa che “oggi è stato raggiunto con le autorità messicane un accordo per la realizzazione in Messico di un impianto da 100 milioni di euro, destinato alla produzione di vaccini antinfluenzali […]. Lo stabilimento porterà benefici alla salute pubblica nel Messico e nell’intera regione latino-americana, nel contesto della preparazione a pandemie influenzali[…]. Una volta ultimato – entro quattro anni – l’impianto avrà una capacità produttiva annua di 25 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale stagionale. Il nuovo stabilimento per la produzione di vaccini sarà realizzato a Ocoyoacac, dove Sanofi-aventis ha già un impianto. La nuova struttura sarà progettata per convertirsi al vaccino pandemico qualora l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiari una pandemia influenzale umana e ne identifichi il ceppo”.
C’era una volta uno scrittore di libri polizieschi che, spesso, nel corso delle indagini, era solito far ripetere al suo Personaggio Commissario, “Mi è sempre difficile credere alle coincidenze”.
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Author: Redazione (935 Articles)