Il linguaggio delle news. Strumenti e regole del giornalismo televisivo


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Recensione a cura di Lorena Crisafulli

“Il linguaggio delle news. Strumenti e regole del giornalismo televisivo” chiarisce sin dal titolo gli obiettivi del suo autore, il giornalista Rai Sandro Petrone: cercare di comprendere gli strumenti, il linguaggio e le norme che regolano quel complesso mondo noto come giornalismo televisivo. Con le sue contraddizioni, i suoi limiti, i suoi sostenitori e i suoi detrattori e con la volontà di spiegare l’evoluzione di questo mestiere, nell’ambito di un settore tanto articolato come quello della Tv italiana.

Il “Teorema dell’acqua calda”, enunciato nelle prime pagine, viene definito così perché attraverso di esso l’autore palesa qualcosa di già noto ed evidente, racconta cioè come funziona e come si realizza la macchina del giornalismo televisivo. Dire che si basi su immagini, suoni e parole, per la peculiarità del mezzo attraverso cui si racconta, potrebbe sembrar banale e superfluo, eppure, sostiene Petrone, molti degli assunti che si danno per scontati non sono poi tali nei fatti e nelle loro conseguenze. Basti pensare a come, negli anni, si sia evoluto il concetto stesso di giornalismo via etere e come in Italia abbia assunto delle caratteristiche “figlie della stampa”. Nel nostro paese, infatti, è stato importato a livello televisivo il modello giornalistico della carta stampata, fatto di pagine, copertine, titoli e quanto caratterizzi il quotidiano. Viene  così espresso il paradosso della “Tv stampata”, per spiegare come il giornalista che dalla stampa si sia trasferito alla Tv abbia portato con sé lo stesso modo di fare informazione, non pensando di dover maneggiare un mezzo espressivo del tutto diverso e nuovo, per matrice e impostazione “audiovisiva”. Da lì i nomi “tele-giornale” o “radio-giornale”, che a parte i prefissi hanno poco a che vedere con il linguaggio settoriale dei mezzi che li veicolano. Basti pensare ad alcune delle espressioni utilizzate dagli speaker, come “voltiamo pagina”, cosa impossibile in Tv se non in via metaforica. Quest’ancoraggio ad un modo retrò di fare informazione è tipico della Tv italiana, di contro al modello angloamericano che ha trovato un linguaggio audiovisivo e delle forme di produzione propri. Petrone si sofferma poi sull’importanza delle immagini all’interno dei servizi. Spiega come queste, piuttosto che esser la base di un filmato (come dovrebbe esser per la natura del mezzo), si limitino a far da sfondo e supporto alla voce dello speaker . Cosa impensabile nell’era dell’audiovisivo, che proprio sul duplice aspetto “audio e visivo” fonda la sua forza. Per poi discutere del pregiudizio di molti giornalisti della carta stampata che, avvezzi all’approfondimento tipico del supporto cartaceo, giudicano la notizia televisiva una sorta di “telegramma”, che transita dalla sala montaggio come il giornale in tipografia. Non comprendendo che è proprio quest’ultimo passaggio la fase in cui il servizio viene confezionato, diventando “narrazione per immagini”.
E poi ancora il problema della mancanza di strumenti adeguati al modello televisivo, l’ingerenza politica e la lottizzazione sono alcuni dei temi affrontati che compromettono la professione. La legge n.103 del 1975 di riforma del sistema radiotelevisivo ha spartito la Rai tra le varie fazioni politiche, con lo scopo di utilizzare la Tv come mezzo di divulgazione propagandistica per gli elettori. La conseguenza è stata che l’autonomia e la libertà dei giornalisti hanno lasciato posto ai neofiti raccomandati dal “sistema” politico, di cui fanno gli interessi.
Per descrivere, infine, la macchina del giornalismo televisivo Petrone si serve di teoremi e corollari, che sintetizzano i principi fondamentali su cui si basa il mezzo e gli aspetti tecnici che lo contraddistinguono. Dalle inquadrature alle immagini, dai campi ai primi piani, dalle riprese all’importanza dei suoni, perché “la rappresentazione della realtà in Tv dipende in parte dai suoni che le danno vita”. E poi ancora il ruolo del conduttore, della parola scritta, della diretta, dell’intervista e degli stand-up. Fino ai criteri che consentono di identificare la notizia, dalla prossimità alla rilevanza, dall’immediatezza all’interesse e all’importanza dei contatti, delle agenzie, delle fonti e della deontologia professionale. Tutto quanto insomma si trovi alla base del giornalismo in generale e televisivo in particolare. Per poi giungere all’evoluzione della professione che, grazie alla diffusione del digitale e di internet, ha spodestato il giornalista della sua funzione da reporter d’assalto. Oggi è possibile, mediante le connessioni a banda larga e le migliaia di telecamere sparse in giro per il mondo, avere tanti e diversi “frammenti di realtà” e modi di raccontarla, senza la necessità di inviare un professionista sul posto. Un’evoluzione che segna dunque il passaggio dalla produzione all’auto-produzione. Dal reporter all’auto-reporter.

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