Internet stops


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Scenari futuribili di una vita senza rete
di Mattia S. Gangi
” Riuscite a immaginare niente di più assurdo? ” Gridò ad un amico.” Un uomo che è stato mio figlio ritiene che la Macchina si stia fermando. Sarebbe empio se non fosse folle.”

E. M. Forster, La Macchina si ferma, 1909

Immaginate.

Voci, colori, immensità visuali, vortici comunicazionali e frastuoni di ogni genere. Link intrecciati l’uno sull’altro, pagine che esplodono, dati che si moltiplicano inesorabilmente come piccolissime particelle virali;  Informazione. Un universo di succulenta, inarrestabile, travolgente informazione. E le maschere, le facce e la loro mimesi virtuale; i sogni, le virtù e i vizi maleodoranti di una generazione frammentata, di una società individualista ai limiti dell’apatia, l’astenosfera della nostra splendida barbarie.

Un mondo cablato ed interconnesso, una fitta maglia dove l’immersione è una pratica catartica e rigenerativa, dove il contatto è la chiave di volta di un paradigma millenario che, sin dalle pagine dei platonici vaneggiamenti fino alle utopie del primo Novecento, ha portato in auge l’idea di una grande, inarrestabile intelligenza collettiva. Una realtà fatta di macchine, legami, partecipazione, interscambio, feedback senza freno. Un’ empiria reticolare.

La Rete è parte imponente della nostra vita, ci connette, ci libera ma al contempo ci trattiene, ci vincola, carpisce prepotentemente i nostri contenuti e in un moto frenetico ci sommerge. Ma ci svuota, ci rassicura, ci spiazza e in un irresistibile attacco, in un’esplosione quantitativa di numeri ci conduce senza fretta ad una vera e propria indigestione di bit.

Metà della nostra vita, e dunque della nostra percezione, del nostro sentire e del nostro modo di avere cognizione dell’altro, è oggi trasformata dalla presenza pervasiva delle macchine, ed in particolar modo da quella particolarissima condizione di esistenza parallela o integrativa che i calcolatori riescono a porre in essere sfruttando semplicemente la flessibilità del codice binario.

Questa situazione di contatto frenetico con i dispositivi tecnologici, questa fusione tra organico ed inorganico, è senza dubbio sintomo di un elevato livello di dipendenza, non necessariamente patologico, in cui ricade oggi la nostra quotidianità nei confronti delle tecnologie di connesione.

Ma cosa accadrebbe all’homo technologicus se Qualcosa, qualcuno, un dio o chi per lui, spegnesse i server, portando il sistema al totale collasso ? Quale potrebbe essere la reazione spaventata di questo nuovo animale di fronte alla fine inesorabile del suo habitat ?

Nel romanzo di E.M. Forster del 1909, The Machine Stops, l’umanità, ormai incapace di soddisfare autonomamente i propri bisogni elementari, vive relegata nel sottosuolo. Ridotta allo stato larvale di totale dipendenza, la stirpe dell’uomo viene protetta e nutrita dalla Macchina, un organismo perfettamente funzionante, progettato per organizzare, facilitare e soddisfare ogni tipo di necessità.

La Macchina lavora, incessantemente, gestisce tutto attraverso complicati circuiti meccanici che si muovono armonicamente e rende finalmente l’uomo libero dal lavoro, sollevato dalla fatica, ma per questo strettamente legato al suo destino.

Una musica sinuosa proveniente dal moto continuo della Macchina sembra avvolgere per intero l’Utopia dell’autore americano, dove i rapporti tra organismi diversi si sono talmente stravolti da essere totalmente sovvertiti. Ma qualcosa va storto, l’imponente meccanismo ritenuto incorruttibile e finale improvvisamente collassa, il sistema crolla su se stesso, la Macchina si ferma e gli uomini senza iniziativa non possono far altro che morire.

Silenzio, la Macchina si ferma. Silenzio, la Rete ha ceduto e  i contenuti sono morti.

Il racconto breve, pur nella sua estrema conclusione, riletto oggi alla luce della Rete sprigiona inesorabile la sua attualità. L’interruzione nel flusso informativo mette in dubbio infatti non solo la stabilità della società a livello macrostrutturale ma, molto più in profondità, l’essenza stessa di questa nuova fragile creatura, che continuiamo a chiamare essere umano.

Immaginate.

L’attacco avviene in pochi secondi. Il primo a cadere è l’anima, la struttura, l’essenza stessa di Internet : Google. I suoi server vengono terminati in un sol colpo; il motore di ricerca crolla, le sue indicizzazioni si disperdono nel nulla, 8 miliardi di pagine si sgretolano nel vuoto digitale e tutti i servizi smettono di essere disponibili. La posta e i suoi messaggi personali, ingoiati dal vortice. Chrome, Heart, immagini, foto, newsgroup, notizie, mappe, video, tutto perso. Tutto morto.

Morto Google resta poco : giornali, forum, chat, Youtube, ogni singola componente del Www non è più raggiungibile e quel messaggio, servizio al momento non disponibile, permane inesorabile all’interno dei browser ormai inutili. La più grande paura dell’uomo digitale si è avverata.

E ora ? Il computer è diventato improvvisamente solo una scatola vuota senz’anima, i pochi dati al suo interno non soddisfano per nulla il nostro fabbisogno informativo, i libri, i dvd, i film ed i cd sono costosi, sono lenti. Cosa fare ? Beh prima di tutto provare a capire perché, provare a porre rimedio, rimettere in moto la macchina e tornare allo status quo ante. E se tutto ciò fosse inutile ? Se la macchina fosse morta per sempre ?

La creatività e l’arte dovranno necessariamente trovare o ritrovare altri strumenti, altri media, la parola dovrà tornare ad essere impressa nel suo antico formato cartaceo. La libertà d’espressione, castrata dall’assenza dei blog, delle pagine personali e dei forum groups, potrà ancora essere fondamento, elemento essenziale delle moderne democrazie?

E la Democrazia ? I regimi parlamentari delle potenze occidentali, gli imponenti apparati burocratici, le transazioni bancarie, i mercati internazionali di beni e la borsa. I sistemi informatici di gestione delle imprese, le relazioni con il pubblico, le modalità di pagamento a distanza ed il tele-lavoro. Chi garantirà tutto questo ?

Armi, regimi, imbonitori religiosi e bugiardi incalliti prometteranno il ritorno della Rete, una nuova religione nascerà e garantirà la salvazione attraverso l’uso rituale delle antiche macchine meccaniche, vittime sacrificali, untori e streghe da bruciare verranno individuati, stanati ed immolati a causa della loro infame colpa. Loro hanno spento la Rete, loro hanno messo in ginocchio la Cultura e loro, dunque, devono morire.

Morti gli agnelli, i lupi ancora più forti governeranno con la forza legioni di individui sbriciolati, di esseri anomici ormai incontrollabili. Sacche di resistenza sorgeranno e nel nome dell’Anarchia informeranno la popolazione mondiale, tramite volantini ciclostilati e distribuiti in ogni regione, che le vittime sacrificali erano innocenti. Sono stati i lupi a spegnere la Macchina, e dunque l’unica azione ragionevole da compiere in nome della Verità è combattere e morire, mettere a ferro e fuoco i palazzi del potere e giustiziare i rappresentati del regime.

O forse, più probabilmente non succederà nulla di tutto questo e la nuova situazione darà vita ad un florilegio di arti e cultura analogica. La musica strumentale sarà l’avanguardia della produzione e l’mp3 verrà bandito; gli Ipod verranno bruciati in un gigantesco rogo rituale e i liutai esulteranno per la loro fredda rivincita sul demoniaco gingillo della Apple.

La letteratura produrrà i suoi frutti migliori, ver
ranno studiate nuove metodologie di produzione della carta stampata che riusciranno a soddisfare un bacino d’utenza sempre più globale; le tecnologie di riproduzione visuale verranno perfezionate e l’industria cinematografica si espanderà a livello mondiale coinvolgendo anche i paesi in via di sviluppo e l’ex Unione Sovietica, i prezzi dei biglietti avranno una forte inflessione verso il basso a causa della fine della pirateria e tutti, ma proprio tutti, acquisteranno dvd originali.

Chissà.

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