Verità virulenta o epidemia mediatica?
Pubblicato da Redazione a giugno 1, 2009 · Lascia un Commento
L’allarmismo nelle comunicazioni di massa
di Lorena Crisafulli
Non tutto fa notizia. Non tutto è notiziabile. Nella marea di avvenimenti, che si susseguono nella vita quotidiana, i mass media sono “costretti” a selezionare quelli che ritengono meritevoli di esser diffusi presso il pubblico. A determinare l’agenda-setting di stampa e notiziari sono i criteri del newsmaking, rilevanza e notiziabilità.
Principio semplice alla base del sistema globale dell’informazione, la notiziabilità prescrive che un evento debba contenere al suo interno quei caratteri particolari che ne facciano notizia. Unicità, grande componente narrativa, forte impatto passionale e forma altamente spettacolare nella presentazione, capacità di produrre commenti e riprese in altra sede giornalistica. Tutto questo vale ancor di più nell’informazione televisiva che nella carta stampata. I Tg hanno, infatti, meno tempo a disposizione per approfondire le notizie e devono operare una selezione più rigida rispetto ai quotidiani, dove l’importanza dei fatti viene enfatizzata attraverso l’utilizzo di titoli spettacolari e la grandezza dei caratteri tipografici.
In Tv, lunghezza temporale delle notizie, collocazione, tono, mimica del conduttore, oltre che servizi e immagini ad esse collegate, rimarcano il tipo e la validità di certe informazioni. Quindi notiziabilità ed enfasi vanno di pari passo. Enfasi per l’appunto. Cronaca dell’ultimo mese, argomento che ha letteralmente occupato la prima pagina di quotidiani, notiziari e salotti televisivi, è stata la cosiddetta “Influenza suina”. Poi ribattezzata “Influenza A” per evitare che la gente ricollegasse il virus A/H1N1, che si contrae per via aerea, al consumo di carne di maiale con conseguente riflesso sull’economia. Circa 150 morti in Messico, epicentro dell’epidemia, altri decessi negli Usa e la successiva propagazione del virus nel resto del mondo, hanno provocato un allarme di grandi proporzioni.
Paura di contrarre l’influenza e necessità di isolare i casi accertati sono state alla base di molte partenze per il Messico disdette e soprattutto di un’allerta di carattere mondiale. A fine aprile è stato raggiunto l’apice dell’allarme, che si è sgonfiato nei giorni successivi, quando il fenomeno è stato arginato e ridimensionato. Tutti i casi presentatisi oltre i confini messicani, dove in effetti il tasso di mortalità è stato elevato, sono stati di bassa entità e risolvibili in breve tempo. Una semplice influenza con raffreddore, mal di gola e sintomi tipici dello stato virale. Eppure.
Eppure si era diffuso un allarmismo di così grandi proporzioni, che si era addirittura parlato di “stato di emergenza”, “necessità di quarantena”, “vaccini insufficienti o inesistenti”, espressioni che hanno fomentato la paura della gente e lo stato di allerta. Ma cosa c’è di vero in tutto questo? Verità virulenta o epidemia mediatica? La seconda, tipica degli ultimi tempi, si è in effetti diffusa talmente tanto da indurre raramente il pubblico a chiedersi quanto di ciò che viene comunicato dai mass media sia in effetti vero.
Qualcuno diceva “la gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un’importanza che riflette da vicino l’enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi, alle persone”(Shaw, 1979). Queste parole sintetizzano in maniera chiara ed esemplificativa ciò che accade oggi nel processo di mediazione tra pubblico e media. Molti individui tendono a dare ai fatti rappresentati dai mezzi di comunicazione di massa, la stessa importanza che essi attribuiscono agli eventi, dimenticando di avere a che fare con una “rappresentazione della realtà”, piuttosto che con la realtà medesima. E così gli allarmi diffusi da Tv, internet e stampa si propagano tra la gente comune, creando un clima di ansia e di paura, ogni giorno più esasperato.
E’ il caso appunto dell’influenza suina, che in breve tempo è stata ridimensionata, ma che pure ha suscitato per l’enfasi con cui è stata presentata grande agitazione. Ma a chi giova tutto questo? Chiaramente non alla gente. I mass media, alla continua ricerca di audience, sono gli unici a trarre beneficio da allarmismi ed enfatizzazioni che poi si spengono in un fuoco di paglia. Il risultato è “tanta paura per niente”.
E’ vero che non è bene sottovalutare certi fenomeni, che potrebbero dilagare abbassando la guardia, ma è altrettanto vero che creare un clima di allarme a tutti i costi non aiuta a comprendere quegli stessi fenomeni rappresentati. In tutto questo ad esserne coinvolto non è soltanto chi non dispone di preparazione e di una conoscenza appropriata, come medici ed esperti, ma anche chi, avvolto nella spirale di parole come “allarme”, “nessuna tregua”, “quarantena”, pensa davvero di esser disarmato e in balia di un’imminente catastrofe. Ma la rappresentazione mediatica non può fare a meno dei suoi espedienti più sperimentati: spettacolarizzazione, enfasi, ridondanza, allarmismo.
Tutti elementi necessari a che la macchina informativa raggiunga il cuore del pubblico che, con la quotidianità e la normalità, difficilmente verrebbe colpito. Cronaca degli ultimi giorni il coinvolgimento di alcune case farmaceutiche nella diffusione della pandemia suina. Storie di business che ricalcano la nascita dei virus informatici, originati proprio dalle case di software per indurre gli utenti a comprare gli antivirus!
Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...
Author: Redazione (935 Articles)