Who watches the Watchmen?
Perversione, paure e decadentismo nel capolavoro di Zack Snyder.di Mattia S. Gangi
Dal diario di Rorschach, 12 ottobre 1985
La notte avvolge maternamente i suoi figli abortivi, i rifiuti della società. Si prende cura dei loro vizi, delle loro vite bruciate, ne nasconde i commerci illegali e gli orrori di cui si fanno artefici. Le tenebre si diffondono senza timore tra le lame sporche di sangue e gli agenti patogeni di un rapporto non protetto; ladri, assassini e devianti di ogni genere invadono le strade di un America destabilizzata dalla corruzione politica e dal timore dell’attacco atomico.
Tutto, lentamente, tende a disfarsi, tutto marcisce. Le istituzioni non riescono ad arginare gli effetti devastanti di una microcriminalità sempre più efferata ed anomica, l’Unione Sovietica continua con insistenza a minacciare la guerra totale, la stabilità è sotto attacco, e i supereroi sono stati messi in pensione da un decreto del vecchio presidente Nixon.
Dopo essersi servito per anni del loro aiuto, delle loro azioni straordinarie, lo Stato ha deciso di mettere a tacere la voce poderosa degli uomini mascherati. Garante dell’ordine interno, arma bellica al servizio degli Stati Uniti, il corpo dei watchmen ( controllori ) era nato per far fronte ai nemici più ostinati del sistema.
Nel silenzio senescente dei superuomini qualcosa però va storto ed uno di loro, il Comico, viene assassinato. Spinto giù dalla finestra del suo appartamento, lo schianto dell’enorme corpo dell’eroe pone i suoi compagni in allarme e fa sorgere nello spettatore una domanda : chi controlla i controllori ? Chi è l’uomo, il governo o l’entità che ne decide l’esistenza e ne decreta la morte ?
Antibiotico sociale di un paese al limite del tracollo politico-economico, il supereroe è il simbolo di un pensiero reazionario ed antirivoluzionario che soffoca con violenza la violenza e garantisce la stabilità in nome della ragion di stato. E’ un deus ex machina, la soluzione dell’intreccio, la valvola di sfogo di un conservatorismo troppo pudico per ammettere le disfunzioni congenite della sua macchina perfetta.
Una volta terminato il suo compito però l’eroe deve tacere, deve fare posto alla giustizia ordinaria; riportato lo stato del sistema all’ordine originario il Principe deve insomma lasciare spazio agli organi collegiali e rinunciare alla propria deroga.
Ritratto graffiante e provocatorio Watchmen, pellicola tratta dalla graphic novel di Alan Moore e diretta da Zack Snyder – già autore de L’alba dei morti viventi e 300 – è gravida di riferimenti sociologici, psicologici ed antropologici che, andando oltre l’avvincente denotazione fumettistica, fanno di Watchmen un vero e proprio gioiellino della cinematografia americana.
La trama sembra esser suddivisa in capitoli, ognuno dei quali racconta una diversa epoca della storia americana, dagli anni ’30 fino agli ’80, vista dagli occhi dei protagonisti. La costruzione dei personaggi, la cura e l’attenzione per la psicologia dei watchmen è il punto di forza di tutta la storia. Eroi ma essenzialmente uomini infatti, i membri della squadra sono tutti umanamente perversi e corruttibili, com’è corruttibile la loro straordinaria forza e l’etica che ne consegue.
Più Vathek che Rodolphe, il controllore è un anti-supereroe che nasce dalle pagine del feuilleton di seconda generazione, il romanzo popolare che stanco della positività semi divina dei suoi protagonisti ottocenteschi si rifugia in una più umana disumanità. Precursore della letteratura fumettistica degli anni ’90 infatti, l’eroe di Watchmen – ne è un esempio Rorschach, il più maledetto - non combatte più contro i nemici dell’America ma contro i demoni della quotidianità e della propria psiche turbata.
Il paradigma della consolazione si infrange in pieno dunque, in una storia alla fine della quale per assistere ad un pallido sviluppo positivo bisognerà attendere un sacrificio enorme da parte dell’umanità.
Sicuramente facilitato dalla scrittura scenografica dell’opera di Moore, Snyder riesce insomma a trasporre su cellulosa un’opera problematica che trae la sua forza comunicativa proprio dalla fusione di tematiche a forte impatto sociale e disegni tipicamente anni ’60. Con un introduzione video-clip assolutamente di prima qualità ed una buona scelta degli attori, l’autore americano riesce infatti a garantire un ottimo prodotto anche agli appassionati di fumetti, rendendo Watchmen una storia moderna e crossmediale.

Author: Redazione (935 Articles)