Quando scompare un Grande…


jacko.jpgdi Vanessa Cappella

Quando scompare un Grande, il mondo sembra restare attonito, senza parole. È una sensazione che richiama l’immagine di una grande apnea collettiva che risucchia tutti in un vuoto di parole. Ognuno sembra rivivere, in quel vuoto, ricordi che appartengono ad un’altra epoca, non importa se davvero remota oppure se prossima al presente. Ognuno sembra rinchiudersi in quella bolla immersa in un’altra dimensione spazio-temporale, in cui rivivono emozioni passate e a volte risuona una canzone particolare, che ci ha coinvolti, che ci ha fatto ballare o piangere o sentire in un modo così incredibile da imprimersi per sempre nella nostra memoria. E nel bel mezzo di questi ricordi, a cui sono legati altri ricordi, ecco che…pam! La bolla scoppia.

E, quasi spaventandoci, ci rivela la realtà: la persona che ha accompagnato un tratto della nostra vita, senza nemmeno conoscerci, non c’è più.

Questa sensazione si è ripetuta e continuerà a ripetersi nel tempo: l’abbiamo provata quando se n’è andato Elvis Presley, quando è morta Lady Diana, quando è scomparso Luciano Pavarotti, quando hanno chiuso gli occhi per sempre tante di quelle persone che sono entrate nella nostra vita senza che noi entrassimo di concreto nelle loro, instaurando un rapporto a distanza in cui si vuole bene, come ad un amico o ad un conoscente stretto, a qualcuno con cui nei fatti non abbiamo mai avuto a che fare.

Quando veniamo a contatto con un Grande, la nostra vita subisce per forza di cose un cambiamento, anche se poi ce ne dimentichiamo, anche se poi la nostra strada si allontana, fin quasi a farci dimenticare di quel Grande: poi arriva un giorno in cui leggiamo sul giornale o vediamo alla televisione che quel Grande, oggi, non c’è più. Lo shock che ne consegue ci porta freneticamente a voler rimediare al tempo perduto, riascoltando canzoni oppure rileggendo libri, guardando film o qualsiasi altra cosa che ci possa rinfrescare subito la memoria sul Grande che se n’è andato. Ed anche, inevitabilmente, su una parte dimenticata di noi.

Stanotte è venuto a mancare Michael Jackson, imbattibile cantante pop che ha segnato una generazione, quella degli anni ’80, e che ha consegnato alla storia della musica alcune delle canzoni più belle e travolgenti mai realizzate. Al di là delle sue vicende personali e discutibili scelte di vita, nessuno può togliere merito all’artista Jacko, così come affettuosamente l’hanno sempre chiamato i suoi fans. Quanti di noi hanno cantato a squarciagola, magari sotto la doccia, alcuni dei suoi più grandi successi, da Bad a Thriller, da Black or White a The way you make me feel? E quanti hanno cercato di imitare, molto spesso inutilmente, il famoso passo Moonwalk che Jackson presentò in forma personalizzata nel video di Billie Jean? Poche saranno le mani abbassate.

Michael Jackson se n’è andato. Ora è nel mondo del mito, dell’immortalità, nella memoria delle generazioni che verranno. Ora è insieme ai Miti di ogni tempo. E la parte di noi che è legata alla sua arte è lì, con lui, con loro. Perché ogni volta che se ne va un Grande, diventiamo tutti, collettivamente, parte del Mito.

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