Euro-scettici Today
Un primo bilancio alla luce delle Europee 2009 – Tralasciando per un attimo il coma indotto dei Tg Mediaset e lo stato dolcemente alterato in cui si trova l’informazione televisiva alla luce delle nuove nomine Rai, ma guardando invece alla stampa internazionale ed al corposo lavoro di approfondimento via web portato avanti da poche, coraggiose testate nostrane, l’interesse per le tematiche europee sembra essere ancora al centro di un dibattito giornalistico decisamente non indifferente.
Svolta a Destra, localismo, ondata xenofoba, territorialismo militante; titoli ad effetto e preoccupate riflessioni inondano le Democrazie compiute dei paesi comunitari e portano inevitabilmente anche noi fratelli minori – che di questa Comunità nonostante tutto facciamo ancora parte - ad una riflessione in sordina : Cos’è successo in Europa dopo il voto del 6 e del 7 Giugno ?
Prendiamo dunque il rinnovato assetto parlamentare come punto di partenza e nodo centrale della nostra riflessione.
Per quanto riguarda l’Italia le elezioni 2009 hanno rappresentato alcune differenze strutturali rispetto alle precedenti consultazioni che non possono non essere considerate per spiegare meglio i risultati : abituato ormai da qualche anno alle liste bloccate, il cittadino italiano nella sua veste di cittadino europeo ha avuto prima di tutto la rinnovata possibilità di esprimere la preferenza al candidato ritenuto maggiormente meritevole grazie ai collegi uninominali.
Quest’anno, inoltre, i partiti politici che nel 2004 si presentavano ancora nella loro forma pre-bipolarismo ( all’italiana s’intende ) sono confluiti all’interno dei gruppi europei trasformati ed imbellettati dalla cura Veltroni-Berlusconi. Unici due partiti che hanno mantenuto la struttura originaria, ed unici due soggetti che hanno registrato una variazione con segno positivo, Italia dei Valori e Lega Nord ( + 2% Lega, + 6% Idv ).
Risultato poco soddisfacente per la cosiddetta sinistra radicale che presentandosi colpevolmente polifratturata – nonostante le medicazioni tardive della lista anti-capitalista di Ferrero-Diliberto – non riesce ad ottenere neanche un seggio.
Difficile invece confrontare i dati 2004 con il 2009 nei confronti dei due “grandi” di casa nostra: Pd e Pdl. Difficile prima di tutto perché le rilevazioni possono essere confrontate solo assemblando i risultati delle singole componenti – Alleanza Nazionale e Forza Italia per il Pdl e Democratici di Sinistra e Margherita per il Pd – con una significativa perdita di significato politico-sociale e dunque di contenuto informativo; in secondo luogo per i gruppi di destinazione.
Alleanza Nazionale, ritenuto partito di destra estrema dai dirigenti dell’ EPP- ED ( Partito Popolare Europeo ), nella precedente legislatura faceva parte insieme alla Lega Nord del UEN (Gruppo “Unione per l’Europa delle nazioni” ); oggi invece, purificato dall’aurea berlusconiana può finalmente sedere tra gli scranni popolari. Nuova alleanza invece per il Pd che de-comunistizzato – qualora ce ne fosse stato bisogno – dal buon Rutelli decide di fondare un gruppo Democratico – Socialista.
Fermo restando i risultati a dir poco scadenti del Pd, che con il suo 26,1% è prossimo alla scomparsa ed il plebiscito mancato del premier “sotto complotto” ( 35,3 %), la lettura dei dati, e l’abuso giornalistico che se ne fa, dovrebbe dunque essere forse più attenta a queste apparenti sottigliezze, che alterando l’assetto dei gruppi alternano conseguentemente le istanze di cui i singoli partiti si fanno garanti.
Sorvolando i confini nazionali, veniamo ora agli altri Paesi Membri. Per facilitare la lettura e non tediare troppo il lettore con una sterile enumerazione di percentuali, proviamo a ragionare considerando i gruppi parlamentari nel loro complesso.
In generale, considerando le differenze tra i due momenti elettorali possiamo rilevare un effettivo spostamento a destra dell’assetto parlamentare con una perdita importante per il PSE ( Partito Socialista Europeo ) che da 216 eurodeputati passa a 159. Meno 21 deputati anche per l’EPP-ED che passa da 288 a 267. Male anche per il gruppo della Sinistra Unitaria Europea/ Sinistra verde nordica che da 41 va a 33. In controtendenza solo il dato dei Verdi Europei che da 43 passano a 51 seggi.
Uno dei dati più interessanti invece, che comprende anche la crescita della Lega Nord “italiana” – nonostante le velleità regionalistiche e pseudo-celticheggianti del partito di Pontida – è la crescita dell’UEN ( gruppo per l’Europa delle Nazioni ), il gruppo parlamentare che unisce i partiti nazionalisti ed euro-scettici di tutta l’Unione Europea, che passa da 35 a 44 rappresentanti e l’imponente onda nera che vede crescere i partiti xenofobi e neo-fascisti dei cosiddetti NI ( non iscritti ) da 30 a 93 seggi.
La diffidenza verso le istituzioni comunitarie, confermata e messa in risalto dal risultato dell’UEN ( 4,8%), ha però radici un po’ più antiche. Risale infatti ai momenti costitutivi dell’Unione e si esprime in vario modo nei comportamenti e nelle istanze portate avanti dai partiti e dai gruppi di pressione che vedono nella Comunità non uno strumento di cooperazione e sviluppo per i paesi che ne fanno parte, ma un oppressivo apparato burocratico che, controllando le finanze ed amministrando particolari materie di legge, di fatto limita la sovranità nazionale ed apre a presunte contaminazioni linguistiche, religiose ma soprattutto culturali.
La favoleggiante idea delle “radici cristiane dell’Europa” – espressione sicuramente abusata da certa pubblicistica – è il trait d’union che collega la destra moderata ai gruppi più estremi; conoscendo molto poco la storia delle religioni, e più in generale la storia degli Stati che geograficamente e politicamente formano l’Unione Europea, questi dotti pensatori ciarlano senza fondamento giustificando in tal modo l’esclusione e lo svilimento delle ragioni islamiche ( e di tutte le altre religioni diverse dal cristianesimo/cattolicesimo ) per quanto riguarda i moderati, e le violenze razziste e squadriste per quanto riguarda gli amici picchiatori.
Ma la crescita di questi gruppi, e del localismo di cui si fanno alfieri, non può essere spiegato soltanto come una revanscismo dello Stato-Nazione che si barrica all’arrivo dei barbari costruendo fortificazioni e trincee lungo la propria linea Maginot.
Sicuramente la crisi economica – che esiste eccome, Berlusconi permettendo – e l’insicurezza ( finanziaria, ma anche e soprattutto sociale ) che ne consegue è terreno fertile per l’espandersi virale di un pensiero forte che nel razzismo, nell’intolleranza e nella caccia alle streghe trova largo spazio nella retorica raffinata di gentiluomini come Mario Borghezio ( sventolatore di bandiere padane all’Europarlamento durante il discorso dell’allora Presidente della Repubblica Italiana Ciampi ), Roberto Calderoli ( coniatore di nuove monete, vd.Calderolo e modello per vestiario anti-islamico ), del defunto leader della destra austriaca Heider e del pacato camerata francese Le Pen.
=”font-family: arial; font-size: small;”>Non dobbiamo però dimenticare le colpe delle Istituzioni; la principale e forse la più grave, perché da questa nasce l’ignoranza e dunque il diffondersi del razzismo, riguarda sicuramente la comunicazione. Il deficit pauroso che investe infatti gli istituti e gli organi che compongono l’effettivamente elefantiaca ed ancora goffa Unione Europea è infatti tutto di natura comunicazionale.
Chi conosce oggi le iniziative, le campagne ed ancor prima il funzionamento delle istituzioni ? Nessuno. Chi si deve occupare di diffondere e cospargere di europeismo le regioni depresse dei singoli paesi ? I governi ? Gli uffici stampa ? Quali uffici stampa ? I media? La verità è che nonostante le copiose Comunicazioni di comunicazione in Europa se ne vede molto poca e la colpa è sicuramente ben distribuita tra tutti i soggetti che di questa materia dovrebbero occuparsi, primi tra tutti, come già detto, i Tg.
Chi salverà insomma l’Europa dai suoi nemici più agguerriti se nessuno conosce l’oggetto da difendere?
In questo scenario lo scetticismo, che ha visto un altro momento di forte affermazione nella bocciatura clamorosa del referendum sull’approvazione della Costituzione Europea in molti dei paesi comunitari, potrebbe dunque spiegarsi come naturale conseguenza di incompetenza comunicativa da parte degli organi predisposti e, dunque, di un gigantesco vuoto conoscitivo colmato furbescamente da chi nelle istituzioni crede molto poco e preferisce le cinta murarie alla conoscenza dell’Altro.

Author: Redazione (935 Articles)