Intervista a GIOVANNA LIO


01_07_09_focus_intervista_a_giovanna_lio_di-skytg24.a_cura_di_lorena_crisafulli.jpg.jpgINTERVISTA A GIOVANNA LIO
Caporedattore centrale di Sky Tg24




Una delle grandi novità apportate da Murdoch con Sky Italia è stata la nascita, il 31 agosto del 2003, di Sky Tg24. Un canale all news in onda 24 ore su 24, dedicato esclusivamente all’informazione nazionale e internazionale. Entrato nel panorama televisivo italiano, l’H24 di Sky ha condotto in poco tempo allo sdoganamento del duopolio pubblico e privato in campo informativo e al progressivo mutamento della fisionomia televisiva del nostro Paese. Un telegiornale ad “uso e consumo” delle notizie, in cui il gap che separa l’evento dalla messa in onda viene compresso e la programmazione è sottoponibile ad aggiustamenti e interruzioni improvvise. Il notiziario è caratterizzato da un’impronta giovane e dinamica, che ha attinto al bagaglio giornalistico delle reti in chiaro e a un bacino di nuove leve del giornalismo italiano.
Durante una visita agli studi di Sky Tg24, è stato possibile analizzare la complessa macchina televisiva del notiziario direttamente in loco. Per cercare di comprendere come questo Tg sia riuscito, in poco tempo, a imporsi nel panorama informativo italiano, abbiamo interpellato il caporedattore centrale, Giovanna Lio. Giornalista di grande esperienza, proveniente dalla carta stampata e da Tmc, ha risposto alle nostre curiosità, rendendoci una visione d’insieme di quella che rappresenta, ad oggi, l’unica vera all news presente in Italia.

Secondo lei perché Murdoch ha puntato sull’all news in Italia?
Credo che Murdoch non abbia  puntato sull’all news. Ha una piattaforma in Italia, come ce l’ha in Gran Bretagna, e di questa chiaramente l’informazione costituisce una parte importante. Nei paesi occidentali, anglosassoni e non, ha un peso notevole. Essendo una piattaforma di canali tematici era naturale farne uno all news. Inizialmente gli siamo anche un po’ sfuggiti di mano, perché abbiamo dato benzina al motore, una spinta  al canale che forse neanche lui si aspettava. Però evidentemente ha funzionato, perché in un paese come il nostro da tanti punti di vista curioso, abituato a guardare dal buco della serratura, mancava un canale costantemente aggiornato. Purtroppo la Rai non lo faceva e RaiNews24 non era la CNN italiana. Occorreva qualcuno che avesse potenza e risorse e mettesse l’impegno necessario, dal punto di vista complessivo, sulla piattaforma. Noi abbiamo fatto il resto. Poi tenendo conto del fatto che qui la redazione è molto giovane, c’è stata una carica che inizialmente è andata addirittura al di là delle aspettative dell’editore. Siamo diventati il fiore all’occhiello della piattaforma.


Al di là del formato H24, in cosa il notiziario satellitare si differenzia rispetto ai Tg generalisti di Rai e Mediaset?
Intanto è un canale tematico e dunque fa soltanto informazione. Poi c’è un fattore peculiare del sistema informativo in Italia, la lottizzazione dei mezzi radiotelevisivi, che qui è assente. Un altro elemento importante è che a Sky Tg24 la catena di comando è cortissima. Siamo rapidissimi ad entrare in diretta con un’ultima ora, che poi diventa una notizia più articolata, un pezzo, un collegamento o una lunga diretta. Il tutto in una frazione di secondo.

Nello specifico qual è il suo ruolo a Sky Tg24?
Io sono caporedattore centrale. Mi occupo un po’ di tutto e coordino la redazione. Sono l’anello di congiunzione tra quest’ultima e la direzione. Visto che si è sempre in onda, si ha a che fare con l’imprevedibile: il collegamento che non funziona, il pezzo che non c’è, il collega che si è sentito male, la troupe che non è arrivata. Quindi la prima preoccupazione quando s’imposta qualcosa è trovare un “piano B”. Non c’è soluzione di continuità, per cui è necessario disporre sempre di un piano di riserva, B, C… E comunque pensare sempre ad una soluzione.

Se c’è, chi è secondo lei il diretto competitor di Sky Tg24?
Posso dire che in Italia non ci sia. RaiNews24 fa un lavoro molto rispettabile, naturalmente, ma è una cosa diversa. Questa è una macchina che assomiglia molto di più alla CNN.

In cosa la versione italiana dell’all news di Sky si distacca dal “cugino” britannico?
Nessuna televisione è uguale ad un’altra. Noi non siamo uguali ai nostri fratelli o cugini inglesi. Non possiamo esserlo. Perché al di là di tutto, al di là del fatto che si tratti di un format, va comunque adattato al “local”, al paese in cui è destinato. C’è una specificità italiana che, secondo me, è un mix di vari elementi. E’ un’all news e quindi l’aggiornamento è continuo, la platea è tutt’oggi generalista e per Dna una vera all news è realmente pluralista, perché altrimenti non si reggerebbe. Diventerebbe una loop, un anello che si ripete in continuazione alla fine noioso.

Dunque Sky Tg24 è immune da influenze politiche?
No. Non è che sia immune. Diciamo che ha gli anticorpi. Soprattutto i più anziani di noi vengono da esperienze che hanno vissuto la lottizzazione. E comunque ci si rende conto di aver acquistato peso nel panorama dell’informazione, proprio quando si comincia a ricevere pressioni. Però le pressioni si gestiscono. Dovessi sapere che il mio editore ha un partito politico, non lavorerei più qui dentro perché non ho una patente politica e il Tg diventerebbe un’altra cosa.

L’ingresso di Sky in Auditel nel 2007 ha inciso sulla programmazione del Tg?
No. Nella nostra no. Facciamo attenzione a quello che è il buon senso della programmazione. Intanto non giochiamo contro noi stessi, nel senso che cerchiamo di sfruttare il fatto di  avere il canale sempre in onda. E poi c’è il servizio active, che è formidabile. Se abbiamo la necessità di mandare sei segnali in diretta, lo possiamo fare. Questa formula fornisce un palinsesto personalizzato. E’ comodo, perché chi torna a casa la sera e trova il Tg già iniziato, va sulla finestra active e seleziona quello che gli interessa di più della giornata, compresa la sintesi delle notizie del giorno.

A quale pubblico si rivolge il vostro notiziario?
E’ un target che fa naturalmente riferimento ai possessori della piattaforma. In Italia, paese per lunghissima tradizione generalista con canone e canali in chiaro, all’inizio è stato difficile entrare  con la richiesta del pagamento di un secondo abbonamento. C’è stata qualche difficoltà. Sono andati sulla piattaforma, quelli che erano già insoddisfatti dell’offerta generalista o comunque curiosi di vedere un’altra proposta. Persone giovani e con un livello di istruzione medio – alto, che hanno affinato nel tempo la possibilità, anche economica, di poter accedere ad un altro tipo di offerta.

Conferma che la possibilità economica sia una discriminante importante?
Si, però è anche un divertimento. Alla fine l’offerta televisiva, che poi nel nostro caso è anche a buon mercato, è comunque uno strumento culturale. E poi, trattandosi di una piattaforma, è per definizione qualcosa che si offre al pubblico. Una spesa che, per quanto possa essere eccessiva, è un acquisto in grado di soddisfare tutta la famiglia. Anche perché dal punto di vista tecnico, Sky arriva attraverso lo stesso decoder in due stanze diverse, quindi ognuno può seguire la propria programmazione.

La ripartizione in blocchi tematici (mattina, pomeriggio e notte) serve ad “accompagnare” in ogni momento lo spettatore?
Si. Essendo un H24, è chiaro che ci siano vari momenti della giornata che si differenziano tra di loro. Al mattino si ha a che fare con tutto quello che è avvenuto nella notte precedente, più l’anticipazione di quello che accadrà nella giornata. A metà mattinata si può già fare un punto della situazione per la prima parte. La sera c’è il finale della giornata, che anticipa quella successiva. E anche quando non siamo in diretta, in tarda notte, siamo attrezzati con una minisquadra che in caso di eventi viene mobilitata.

I sondaggi: interpellare il pubblico per creare senso di partecipazione alla notizia?

Devo dire che è un pubblico molto attento ai sondaggi politici. E si diverte pure. Da queste consultazioni viene confermata l’immagine di un’Italia, che è ancora un po’ guelfa e un po’ ghibellina. Tanto per riprendere vecchie categorie. Quindi che quando c’è da spaccarsi lo fa volentieri.

Quali i punti di forza e quali le criticità di Sky Tg24?
Da migliorare c’è sempre. Da tanti punti di vista, sia tecnico che tecnologico. Poi conta l’esperienza, che è un patrimonio che si stanno creando i giovani che lavorano qui. Costruendo sul campo, si paga sul campo. Quindi c’è ancora molto da lavorare, ma in senso positivo, proprio per offrire un prodotto migliore dal punto di vista tecnologico. Internet, la telefonia, tutti quegli strumenti che consentono di essere nella maniera più rapida, veloce e credibile, laddove succedono le cose. Perché la forza di un canale all news è questa: essere sugli eventi nel momento in cui accadono. Evitare lentezze e burocrazie. Questo credo che sia il punto di forza maggiore. Per quanto riguarda le criticità, si vorrebbero sempre più persone e mezzi per poter lavorare. In questo caso si tratta di equilibri che si definiscono di volta in volta, nel rapporto tra costi e ricavi, naturalmente. Però siamo un canale costantemente in crescita che riesce, anche in un momento così difficile per il panorama generale editoriale, a tener testa onorevolmente agli altri.

La multimedialità è il quid in più del Tg?
E’ sicuramente un altro punto di forza. Non solo, abbiamo anche la partecipazione diretta dei telespettatori, che stiamo coltivando nella loro qualità di reporter non solo virtuali ma effettivi. Con la rubrica “Io reporter”. Quindi un’attenzione costante a tutte le tecnologie, che diventano modi per fare informazione e quindi moltiplicare le fonti. Cosa che complica la vita per altri aspetti, perché il problema della moltiplicazione delle fonti diventa quello dell’attendibilità.

La direzione di Carelli a Sky Tg24?
Carelli è un uomo di lunghissima esperienza. Viene dalla Tv generalista, ma si era già lanciato su un prodotto internet con Tgcom. Dunque, aveva messo piede in questi territori. E’ un direttore che conosce benissimo la macchina e la sa usare con grande intelligenza. Talvolta, oserei dire, anche con audacia. Perché, come lui ripete spesso, il nostro pericolo principale è la noia, la ripetizione. Quando si scade in un prodotto che è stantio, ripetitivo, sciatto, l’attenzione al particolare risulta decisiva. Perché dal particolare di un pezzo, di un sottopancia, di un’immagine scelta, di un titolo, di un tipo d’impaginazione, si capisce quanta e se c’è  stata attenzione verso il prodotto.

A cura di Lorena Crisafulli
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