LA TERZA PAGINA


01_07_09_focus_libri_la terza pagina_di felice.jpgdi Ada Fichera – Che fine ha fatto ai nostri giorni la “terza pagina”, un tempo considerata “salotto buono dell’informazione”?
Questo l’interrogativo attorno al quale ruota il saggio breve (Bonanno Editore, 2007) di Ada Fichera, giornalista pubblicista e collaboratrice di diversi periodici, attualmente responsabile dell’ufficio stampa del Progetto per la realizzazione della “Casa del Sorriso” a Catania.

Con un linguaggio elementare ed estremamente chiaro, l’autrice ci guida alla scoperta di un’istituzione sconosciuta al giornalismo d’oltralpe, fiore all’occhiello dello spirito redazionale italiano.
La terza pagina (o – come si dice in gergo – più semplicemente “la terza”) è un terreno d’incontro privilegiato tra letteratura e giornalismo, cultura e spettacolo; nasce agli inizi del XX secolo, precisamente la “prima” terza apparve il 10 dicembre 1901 sul “Giornale d’Italia”, testata romana fondata e diretta da Alberto Bergamini, in occasione del debutto del dramma Francesca da Rimini, interpretata dall’ineguagliabile Eleonora Duse.
Si potrebbe immaginare l’atmosfera di attesa e trepidazione della prima di un kolossal con una star di Hollywood, per fare un nome Cleopatra con Liz Taylor, o – in tempi più recenti – Braveheart con Mel Gibson, sicuramente agli inizi dello scorso secolo, per lo spettacolo dannunziano si doveva essere creato uno simile clima carico di aspettative ed eccitamento.
Bergamini pensò allora di mobilitare la crema della sua redazione per analizzare l’evento sotto quattro diversi punti di vista: critico, scenografico, musicale e mondano.
Concentrò poi gli articoli relativi alla serata in un’unica pagina, la terza, per l’appunto.
Fu un’intuizione geniale: da allora, quello che era nato come un esperimento divenne una pietra miliare, una sezione richiestissima ed irrinunciabile del quotidiano capitolino.
Sarà poi il Corriere della Sera il primo ad imitare con successo la terza bergaminiana e a perfezionarla, rendendola a tutti gli effetti “patria del bello scrivere”.
Sì, perché nel Bel Paese il giornalismo all’inglese, scarno, immediato, essenziale, non ha mai goduto di grande fortuna. Da Petrarca in poi l’occhio degli Italiani ha sempre voluto la sua parte e la virtù (o il vizio?); la terza pagina è sempre stata la stella polare di poeti, narratori ed, infine, dei reporter.
Di qui la felicissima collaborazione in terza pagina di molti autori letterari. Capuana, d’Annunzio, Moravia, Buzzati sono solo alcuni nomi dei grandi “terzapaginisti-letterati” del giornalismo italiano.
Ma oggi? Dove è andata a finire la terza pagina? Cosa l’ha portata a scomparire (o a trasformarsi) ? Negli attuali quotidiani c’è ancora spazio per la cultura?
L’ipotesi dell’autrice sembra essere piuttosto ottimista, ma – quel che conta di più – limpida e del tutto accessibile ai profani.
recensione a cura di Giovanni Di Felice

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