Le idee migliori vengono dal Cesso
“Dai su amore… esci fuori.”
“Ho detto fottiti.”
“Ma dai… perchè fai cosi? Che diamine ti ho fatto?”
“Ho detto fottiti”.
Ha girato il cartello DO NOT DISTURB sulla maniglia. Zero, finito, nemmeno il tappo di champagne mi ha dato indietro. In compenso mi ha tirato la bottiglia. “Affogatici” -mi ha detto.
Stronza.
Enoteca, ieri.
“Quale vuoi?”
“Pinot Grigio”.
“Pinot Grigio.”
“Si perchè? Che c’è? Non decido io?”
“Guarda…. meglio una canna.”
“Pinot Grigio o non se ne fa niente.”
“Grazie, prendiamo questo. Dom Pérignon Rosé 1996.”
“Pinot Grigio proprio…..”
“E fidati su……”
Ha fatto un casino. Non sono riuscita ad arrivare al bancone che ha buttato giù tutte le casse di Dom Perignon Rosè 1996 possibili. 535 euro a bottiglia. Ne ha scassate 535, a lei piacciono le cose che vanno in pari. Fate voi i conti.
Per un Pinot Grigio santo cielo…. La signorina voleva il Pinot Grigio. Un misero Pinot Grigio del cazzo che mi è costato 535 euro x 535 bottiglie. Ancora adesso il mio cervello si rifiuta di quantificare.
Mi sono dovuta concentrare sui cubetti del ghiaccio e sulle goccioline bianche che scendono dalla bottiglia di brina appena presa. Non so come mai, ma la somma, tra cubetti e goccioline, dava sempre 535. Per 535.
Nonono! Scuoto la testa mentre le stritolo la mano con presa sicura e violenta.
“Dovrai inventarti qualcosa di davvero supremo per rimediare, bambina”.
“Fottiti.”
Casa, Ieri.
“Ok senti. Parliamone. Che cos’è questa blasfema fissa per il Pinot Grigio?”
“Avevo voglia di Pinot Grigio e tu hai preso un domperigno’ del millennovecentononsochealtro….”
“1996… DOM PERIGNON ROSE’ DEL 1996….. ………. abbi pietà…”
“E’ uguale…. adesso sei tu che ti dovrai inventare qualcosa…. vado a dormire.”
“E no eh…. non ti azzardare… Tea per cortesia. Non scherziamo. Ho una consegna domani lo sai…. “
“Potevi prendere il Pinot Grigio. Buon lavoro.”
Notte, ieri.
La matita mi gira tra le mani. La passo da un dito all’altro capovolgendola. Non trovo un inizio e tantomeno una fine. Sono esattamente sotto il tempo consentito. Consegna due ore fa. Sotto, come il mio conto in banca-in-bianco. Che poi il bianco mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di positivo. Ridicolo.
“E non sbattere le porte! Se proprio hai deciso di chiuderti nel silenzio e di non aiutarmi, cerca almeno di fare silenzio..” Vecchia battona… Potevo prendermene una vera, almeno.
Il rumore della maniglia assolutizza improvvisamente lo spazio intorno. Che ci abbia ripensato?
“Tea….?”
Boom.
Aridalle con queste porte.
“Tea fai piano Santo Iddio!”.
“Dov’è il mio Sudoku?”
Non credo alle mie orecchie. Dov’è il suo Sudoku. Sto scrociando i pensieri nel tentativo di rianimare un foglio bianco e lei che fa? Mi chiede del Sudoku.
Si affaccia alla porta. Per un istante mi reputo salva.
“Non ti allarmare… volevo solo dirti di provare anche tu con il Sudoku… riattiva i neuroni.” Il suo occhiolino mi irrita. Finirai cieca vecchia battona.
“Ma si si, fai come credi… io intanto bevo alla faccia tua.”
“Ma tanto io volevo il Pinot grigio…. Buona notte…”
Le ho tirato il tappo della bottiglia.
Mattina, oggi.
“Non si preoccupi. Stia tranquillo. Un piccolo ritardo. Si, ma sa com’è. Sa come siamo noi scrittori. Si, ok. Mi perdoni. Ha ragione. Mi spiace. Sarà fatto. Un’ora. Un’ora e sarà tutto sulla sua scrivania. Si lo so, è l’ultima possibilità. Come l’ultima possibilità? Ok mezz’ora. Non di più. Arrivederla.”
Ok. Sono fottuta. Devo fare qualcosa.
“Dai su amore… esci fuori.”
“Ho detto fottiti.”
“Ma dai… perchè fai cosi? Che diamine ti ho fatto?”
“Ho detto fottiti”.
Ha girato il cartello DO NOT DISTURB sulla maniglia. Zero, finito, nemmeno il tappo di champagne mi ha dato indietro. In compenso mi ha tirato la bottiglia. “Affogatici” -mi ha detto.
Stronza.
“Tea, per favore. Ho mezz’ora di tempo. Se licenziano me, licenziano te. Pensaci.”
Silenzio. Metto l’orecchio dietro la porta. Non accade nulla. Mi risiedo. Mi rialzo. Bevo l’ultimo bicchiere e sono appena le 9.06. Mi risiedo, anzi mi sdraio. Fanculo a tutti.
Pomeriggio, oggi.
Driiin. Driiin.
Merda, il telefono.
Driin. Driin.
Non rispondo.
Driin Driin.
“Dovresti rispondere……”
“Tea, puoi anche andartene, non credo mi servirai più. E quanto al telefono, fallo pure squillare….”
“Rispondi testona….”
“Ha smesso. Quando vai via chiudi bene la porta.”
Driiin. Driiin.
Ricomincia il frastuono.
“Rispondi testona….”
“Ufff….! Pronto? Non dica niente… lo so… licenziata. Come fantastico? Come promozione? Fantastico? Ok, ok, arrivo subito! Grazie, a tra poco.”
Appendo la cornetta come appendo le camicie in bagno. Non stiro mai ma ho appreso l’arte dell’appendere. E’ utile. Mi giro e osservo Tea che sorseggia il rimasuglio del mio bicchiere, quello delle nove zero sei.
“Ti avevo detto di rispondere….. “
“Ma come hai fatto vecchia battona?”
“Eh… parli nel sonno e mi disturbavi…. quindi ti ho raggiunta qui sul divano e poi il resto è storia…..”
“Cazzo, l’ho sempre detto io.. le idee migliori vengono nel sonno…. Grazie comunque bellezza….”
“Eh no testona… le idee migliori non vengono nel sonno…. “
No, è vero.
Le idee migliori non vengono nel sonno.
Le idee migliori vengono al cesso. Con il Sudoku scaduto da settimane.
E la mia creatività lo sa bene…….. Altrochè.
(rubrica di Germana Falcone)

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