Tienanmen dopo 20 anni. Pechino è blindata.


tiananmen-square-tank1.jpg“Le Madri di Tian’anmen” impossibilitate a scendere in piazza a venti anni dalla strage

Correva l’anno 1989. Era il 3 giugno di 20 anni anni fa quando i carri armati dell’esercito cinese facevano irruzione in Piazza Tian’anmen,la grande area situata al centro di Pechino. Migliaia di cittadini,da più di 50 giorni ormai,avevano iniziato la loro protesta nei confronti del governo presieduto da Li Peng,allora Primo ministro della Repubblica popolare cinese. I manifestanti erano studenti,operai e intellettuali e muovevano accuse ben precise nei confronti della classe politica cinese al potere.


Essi invocavano,infatti, un dialogo più fitto tra i vertici del Partito comunista e quelle classi sociali cui appartenevano e che,tuttavia,vedevano trascurate in nome del futuro sviluppo economico della nazione. Un progresso che doveva essere raggiunto in tempi brevi per rilanciare l’immagine della Cina nel panorama internazionale ma che stava arrecando,nei fatti,pericolose fratture alla democrazia del Paese.

Il popolo prendeva dunque una posizione ben precisa nei confronti dello Stato all’approssimarsi dell’estate del1989.Esso chiedeva nuove riforme da parte dello Stato per sanare le pesanti condizioni sociali in cui si trovavano costrette migliaia di persone,oltre ad un dialogo più fitto tra i dirigenti del Partito comunista e una rappresentanza di delegati scelti tra  la popolazione. Le richieste dei dimostranti vennero comunque ignorate dai vertici del PCC e Li Peng decise addirittura di avvalersi del sostegno di Deng Xiaoping, che al tempo assolveva all’incarico di Presidente della Commissione militare,per ripristinare l’ordine e sedare gli animi dei “sovversivi” più irriducibili. Seguirono dunque giorni di scontri feroci tra i manifestanti,scesi in piazza per rivendicare i propri diritti e far sentire la propria voce allo Stato, e le forze armate, chiamate in causa da Xiaoping per salvaguardare l’ordine pubblico, e che cominciavano già a mietere le prime vittime. Il tragico epilogo giunse infine la notte del 3 giugno 1989 quando l’esercito cinese (detto “Esercito di Liberazione Popolare”),partendo dalla periferia estrema di Pechino,raggiunse Piazza Tian’anmen,situata al centro della capitale asiatica.

L’orrore ebbe inizio quando alle forze armate,una volta constatata la resistenza da parte dei cittadini e l’impossibilità a procedere,venne dato l’ordine di aprire il fuoco sulla folla. Non si saprà mai con esattezza il numero delle persone che,nel corso di quella notte,persero la vita durante gli scontri. Certo è che le stime condotte dalle Autorità Internazionali in seguito all’accaduto lasciano sgomenti:il numero di vittime si aggirerebbe infatti intorno ai 5.000 morti(la fonte più attendibile,a tutt’oggi,rimane l’ indagine condotta da Amnesty International qualche anno fa). I “fatti di Piazza Tian’anmen” colpirono in maniera considerevole l’opinione pubblica occidentale che,infatti, condannò apertamente la condotta del Partito comunista cinese arrivando addirittura a proclamare un embargo per vietare l’ingresso di armi nello Stato asiatico.

Il simbolo della rivolta di quei giorni per le strade di Pechino,in particolare, divenne poi un ragazzo(mai identificato con certezza) ripreso dalle telecamere nel tentativo di ostacolare l’avanzata dei carri armati dell’esercito. Le immagini,diffuse rapidamente dai mass-media in tutto il mondo,mostravano il giovane che impediva l’avanzata dei pesanti cingolati usando come scudo unicamente il proprio corpo.Molto importante,infine, il gesto conclusivo dello studente che veniva ripreso mentre si arrampicava su un carro armato per urlare qualcosa ai militari all’interno del mezzo: tale gesto divenne il simbolo più significativo del grido di protesta del popolo, spesso impotente di fronte alle decisioni imposte da uno Stato totalitarista ai propri “sudditi”. Sono trascorsi esattamente 20 anni dai tristi eventi accaduti in Piazza Tian’anmen. Molti familiari delle vittime aderiscono oggi ad un’organizzazione dal nome particolarmente significativo:”Le Madri di Tian’anmen”.

La situazione politica in Cina non sembra essere cambiata considerevolmente nel corso degli anni:i resoconti dei mass-media lasciano intendere come lo Stato si avvalga ancora della repressione come mezzo per “educare” il popolo. Apprendiamo infatti (notizia diffusa dalle agenzie di stampa lo scorso 3 giugno:20.mo anniversario della strage di Tian’anmen) come la grande piazza situata al centro di Pechino resti ancora blindata per gran parte del tempo e come,in osservanza ad una legge entrata in vigore subito dopo i fatti del 1989,la notte debba essere chiusa al pubblico e strettamente sorvegliata dalle forze di polizia. Per i parenti e gli amici delle migliaia di vittime della strage accaduta 20 anni fa diventa dunque impossibile rendere omaggio ai propri cari morti in quel luogo inseguendo ideali come la giustizia e la libertà di espressione. Si tratta di un fenomeno sicuramente inquietante e ciò che trapela sui mezzi di informazione in questi giorni a proposito della realtà cinese (un Paese soggetto ad un regime comunista e quindi teoricamente più vicino alle esigenze del popolo), può farci intuire facilmente come in Asia il raggiungimento di valori quali la libertà di espressione e la democrazia sembri ancora  parecchio lontano.

di Pasquale Arnarldo Serreti
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