POLEMICOPOLI
Pubblicato da Redazione a luglio 1, 2009 · Lascia un Commento
La letteratura che fa informazione – La seconda repubblica italiana è il trionfo del “teatrino politico” moderno -espressione coniata per descrivere la mancata serietà dei politici al vertice; negli ultimi tempi più che una semplice supposizione populista o un atteggiamento di attacco-difesa tra le varie parti politiche, sta diventando una realtà sempre più affermata, che miete vittime tra i membri della “casta”.
Non passa giorno che i giornali o il popolo non scrivano, discutano di gesti buffi di qualche politico e di affermazioni bizzarre che nella società del terzo millennio suonano più come sfottò che come motivo di opposizione. Una celebre canzone-monologo di Giorgio Gaber recita: “Qualcuno era comunista… perché chi era contro era comunista…”. Partendo da quest’assunto viene da pensare che tutto il popolo d’Italia sia comunista, poiché è deluso dalla politica e che è quindi contro il sistema vigente.
In realtà la battuta viene minimizzata, se non resa nulla, perché i venti di critica e pessimismo che spirano verso una risoluzione (che tarda ad arrivare) non fanno altro che amplificare il fenomeno teatrino, facendolo diventare normalità.
La colpa principale di entrambi gli schieramenti al vertice è quella di non usare i mezzi di informazione in modo corretto. Un primo esempio, potrebbe essere, l’uso eccessivo della potenza mediatica per questioni non inerenti direttamente al benessere del paese. Lo stile gossipistico dell’informazione è purtroppo la rovina di un sano confronto fra le parti. Con la mossa del gossip infatti, si tende a mettere fuori gioco l’avversario, ma in modo temporaneo. Controproducente, inoltre, sembra essere anche la continua informazione distorta della realtà dei fatti.
Spesso i politici diventano “vittime” delle loro affermazioni, correndo ai ripari smentendo le accuse, o formulando scuse pubblicamente. Marco Travaglio, noto giornalista del rotocalco di Giovanni Santoro “Anno Zero”, attraverso uno dei suoi libri immortala con scrittura feroce il teatrino politico attuale, tanto odiato dagli italiani.
Un giornalismo che ha come linee guida la libertà e l’indipendenza e che colpisce imparzialmente sia a destra che a sinistra. Per Travaglio è importante in primo luogo informare, dando spazio anche alle notizie vere ed autentiche piuttosto che a quelle rumorose e gossipistiche. Cerca di far sparire, riportando alla memoria il passato e creando nuovi spunti per poter ripartire. Travaglio, assumendo la posizione di super partes funge da “controllore” nei confronti della politica “fatta in casa” e male, esercitando un ruolo fondamentale per il buon funzionamento di ogni democrazia che si rispetti, il diritto di parola, espressione e di opinione.
‘Per chi suona la banana’, come gli altri libri di Marco Travaglio, finisce dunque per portare alla luce alcune delle dinamiche profonde – e a volte desolanti – della recente storia di patria. Solo da qui, tuttavia, acquisendo consapevolezza di difetti e storture, è possibile iniziare a cambiare o immaginare un paese e una politica diversi. Nell’attuale società, l’autorevolezza del sistema politico si gioca sul perno dell’informazione mediatica. Tanto è più forte il potere coercitivo mediatico esercitato, tanto è maggiore il risultato ottenuto in termini di consensi da parte degli elettori. ù
La situazione è molto critica. Su più fronti vige un pessimismo dato dalla mancata risoluzione di problemi pregressi, e da strategie di management non proprio ottimali per uno stato come l’Italia. La questione del nucleare, l’informatizzazione e la trasformazione del pubblico impiego, la risoluzione della crisi economica con gli aiuti per la ripresa dei consumi, la recessione internazionale sono grossi problemi che non si risolvono con sterili parole, ci vogliono fatti. Le forze politiche (sia maggioranza, che opposizione) spesso non si rendono conto del danno d’immagine che creano agli italiani se non si smette di creare polemiche e poca “vera” informazione, senza tener conto dell’attuazione del programma elettorale.
Allo stato attuale, i cittadini pur sicuri della loro scelta elettorale, per il diritto di parola e di opinione, spesso creano ottimi spunti per una reale visione del problema “informazione distorta”.
Dal punto di vista dell’informazione “vera e corretta” è stato fatto ben poco, a loro modo utilizzano gli spazi a disposizione, ad esempio i giornali free press, blog e addirittura facebook per denunciare e consigliare chi è “alla regia” per poter fare cambiamenti sensati. Ma non è tutto oro quello che luccica. Spesso tocca ai giornalisti, esperti del settore, giocare in contropiede, all’informazione “ufficiale” data dalla tv (il mezzo di informazione per antonomasia). Si alternano così libri e “controinformazione” in rete per ricercare la verità nascosta. I libri in circolazione, ad esempio, sono spesso dei prolungamenti del dibattito televisivo. Tutto proviene da ciò che succede nelle arene domenicali, sui palchi di primo piano dei rotocalchi dei tre maggiori palinsesti della tv italiana, raramente trattano l’argomento in modo diverso dalla bagarre televisiva. In questo caso non entra in gioco solo lo schieramento politico che si “favoreggia” o che si cerca di mettere fuorigioco, ma entra nell’insieme anche il fattore informazione “pulita” se ve ne è la possibilità.
La saggistica politica in Italia in effetti, ha sempre avuto un certo fascino. Giornalisti autori, ad esempio, come Bruno Vespa, GianPaolo Pansa, Gianni Flamini, Marco Travaglio, Lilli Gruber da anni sfornano libri-saggi sulla vita politico-sociale italiana o internazionale di tutto rispetto. Anche se non universalmente condivisi, generano un interesse sempre maggiore che va al di là delle loro “puntate televisive”, nel senso della affiliazione del pubblico affezionato e acquisito nel corso degli anni. Dopo alcuni anni di buio dovuto al proliferare di neo autori, cabarettisti, attori, cantanti nelle librerie italiane si ricompra il saggio-denuncia. Ponendosi in primis la domanda sul perché si ricomprano testi d’attualità, viene automatica anche la risposta: l’informazione televisiva non è sufficiente a spiegare tutto per capire e soprattutto far capire come va questo mondo.
Anche il popolo pian piano sta accorgendosi che l’informazione addomesticata (come la chiama Marco Travaglio) nuoce all’arricchimento culturale del paese, ma nuoce anche e soprattutto alla vita quotidiana dei cittadini. Se è vero che la battaglia politica si combatte anche sugli scaffali delle librerie, è altrettanto vero che scrivere un libro-saggio sulla politica italiana è un’impresa assai ardua.
Addentrarsi nei meandri di una politica non più a misura di cittadino, fa capire come questo mondo sia lontano persino dalla realtà in cui esso vive. Il dibattito di informazione è fortemente politicizzato. L’informazione deve essere “pulita” e non filtrata dal potere politico egemone o da una strenua resistenza oppositiva. Alcuni libri parlano di vittorie epiche, altri parlano di vittorie scontate perché il popolo non ha voglia di decidere in quanto anestetizzato dalla troppa disinformazione e accanimento verso l’aver ragione a tutti i costi. A riguardo è molto interessante l’incipit di una recensione fatta su un libro di Bruno Vespa ‘Un’Italia diversa. Viaggio nella Rivoluzione silenziosa 2008’
Con le elezioni del 13 aprile, la scomparsa di sei partiti significativi nel giro di trentasei ore e l’ascesa al Campidoglio di un sindaco di destra è cambiata la storia d’Italia. Dalla fine del fascismo non c’è stato modo più radicale nel cambiamento dell’orientamento politico dell’intera nazione.
Se porterà a termine la legislatura, Berlusconi avrà governato più di ogni altro capo di governo democratico nei 150 anni dell’unità d’Italia. Dopo il 1948, infatti, gli elettori non avevano mai fatto una scelta più netta. Sembra che gli italiani, abbiano avvertito all’improvviso la gravità della malattia che paralizza il nostro paese. Si sono sentiti più poveri e più insicuri, hanno maturato un rancore fortissimo nei confronti di una classe politica incapace di decidere e hanno affidato a Berlusconi la guida dell’ultimo treno per rincorrere il tempo perduto. Anche se si è assistito ad una spaccatura, in Italia, non è altrettanto vero che il Belpaese abbia capito la malattia che lo paralizza.
A quasi due anni dall’insediamento dell’attuale governo, poco è cambiato e non tutto è sintomo di una svolta ben riuscita. In termini umani di una sana competizione politica, l’incontro-scontro delle due formazioni porterebbe dei benefici dal punto di vista politico-riformista, cosa fortemente auspicata anche dal popolo. In realtà purtroppo non è così. Anche se le idee del governo fossero ottime per l’avanzamento del paese verso nuovi orizzonti, l’Italia fa ancora fatica a recepire. Non per ottusità, ma per disinformazione o mala informazione l’Italia anche con le vittorie del tutto lecite dell’attuale governo si trova ancora una volta paralizzata dal male incurabile che non ha ancora capito. Enrico Mentana autorevole giornalista ex direttore del TG5, ex conduttore del rotocalco Matrix di Mediaset all’indomani delle sue dimissioni con il suo libro ‘Passionaccia 2009’ cerca di persuadere l’Italia attraverso i suoi trent’anni di onorato servizio sia in RAI che a Mediaset la passione per l’informazione vera.
Questo libro può essere considerato uno dei pochi tentativi, dai contenuti non sterili, che cerca in tutti i modi di far capire come la tv ci abbia plasmato ad un’unione tutt’altro che rosea nel dispensare rigidi benestare nei confronti di un informazione che non è vicina alle necessità del popolo.
Un altro esempio di informazione pulita è senz’altro ‘Anno zero 2006’ di Lilli Gruber che descrive in modo impeccabile la deriva del più grande paese del mondo,gli USA. Le ultime amministrazioni che si sono date il cambio, sono state intrise di polemiche sull’errata amministrazione e dell’ appoggio del popolo fortemente condizionato (come in Italia) dal monopolio dell’informazione di parte dei mezzi mediatici. La Gruber con occhio molto critico, aiuta a far luce sulla “doppia identità” di un paese che dopo la tragedia dell’11 settembre, tre anni dopo l’invasione dell’Iraq e uno dopo l’uragano Katrina, ne esce svilito e povero nello spirito della democrazia, ostentato e decantato.
Un libro che aiuta a riscoprire una nazione in guerra con se stessa: un Paese che si batte contro gli abusi di potere in nome dell’America della libertà e dei sogni che si possono realizzare. Oggi l’America ha bisogno di un nuovo inizio, un “anno zero” da cui ripartire per ricostruire un’immagine deformata dagli stereotipi e dalle caricature che il mondo gli ha ricalcato. L’Anno Zero come occasione per ripartire, non vale solo per l’America. L’Italia ha anch’essa bisogno di un “anno zero”. Nonostante le ultime vittorie dell’attuale legislatura stenta ancora una volta a decollare. Tralasciando il fatto che le innumerevoli pubblicazioni dicano più o meno verità su quanto sta accadendo sul suolo del Belpaese, resta il fatto che una “Polemicopoli” non è auspicabile per una (ri)partenza di un paese che ha bisogno di sapere nel modo più semplice possibile cosa succede effettivamente.
Dati alla mano gli italiani non sono un popolo di grandi lettori, quindi perché non tentare di “rileggere” la verità in chiave televisiva calando gli aspri toni della bagarre a tutto spiano.
Inoltre, la politica non è un genere letterario, quindi utilizzare sempre e solo la saggistica e romanzi denuncia a mo’ di Promessi Sposi per poter mettere in evidenza le lacune non è la scelta migliore per un adeguato confronto politico, né per evidenziare soluzioni impiegabili verso una ristrutturazione ormai “d’obbligo”.
Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...
Author: Redazione (935 Articles)