Michael Jackson Memorial. Il giorno del saluto


memorial1.jpgUna bara d’oro e un fascio di rose rosse scortata dai fratelli Jackson è l’ultima immagine che al mondo resterà di Jacko.
Ieri, in diretta mondiale, per il ‘Memorial’ voluto dalla famiglia, mezzo miliardo di persone collegate da tutto il mondo, sul web, in tv, nelle piazze o allo Staples Center di Los Angeles hanno (abbiamo n.d.r) salutato uno dei Grandi della musica pop mondiale, sicuramente tra i più eclettici e singolari che la storia del pop ricordi.



Lunga la lista degli ospiti (Mariah Carey, Usher, Stevie Wonder – che lo ha salutato con una sua vecchia ma toccante I never dreamed you’d leave on summer, Berry Gordy, Jennifer Hudson, John Mayer, Lionel Richie, Smokey Robinson, stelle del basket Kobe Bryant e Magic Johnson), che si sono alternati sullo stesso palco che da qui a pochi giorni avrebbe ospitato il ritorno proprio di Jackson. Ognuno ha reso omaggio al Re del Pop cantando o suonando alcuni dei brani più belli e romantici della popstar.
Tra gli assenti, due amiche importanti di Jackson, Liz Taylor, che da Twitter afferma: ”I said I wouldn’t go to the Staples Center and I certainly don’t want to become a part of it. I love him too much (trad.it. non andrò allo Staples Center, non voglio far parte di questo. Voglio troppo bene a Michael) e Diana Ross, forse l’amica più vicina a Michael Jackson, ha preferito non partecipare alla cerimonia, mandando un messaggio alla famiglia, letto in apertura della cerimonia “This feels right for me. Michael was a personal love of mine, a treasured part of my world, Michael wanted me to be there for his children, and I will be there if they ever need me. Thank you Katherine and Joe for sharing your son with the world and with me” (trad.it. Michael è stato uno degli amori della mia vita, una parte preziosa del mio mondo. Michael voleva che io mi prendessi cura dei suoi figli e io lo farò se sarà necessario. Vi rigrazio per aver condiviso vostro figlio con il mondo e con me)”.

Chi ha partecipato al Memorial, invece, ha voluto, come nelle normali tradizioni americane, commemorare di Michael il lato umano, sincero, quello segretamente celato finora, quella parte di vita riservata solo agli amici più intimi.
Brooke Shields ha ricordato un giovane Michael, come un tenero amico, un ritratto intimo di una amicizia naturale e spontanea, un ragazzo che amava divertirsi, che cercava invano di insegnarle il suo celebre passo, il moonwalk, con scarsi risultati, o di come una sera a casa Liz Taylor, prima delle nozze della stessa, fossero entrati nella sua stanza tentando di scoprire come fosse il suo vestito da sposa.

memorial.jpgSincero anche il ricordo di Smokey Robinson, quello di un Jackson bambino che già cantava come un adulto, riuscendo ad interpretare sentimenti che un ragazzino non avrebbe neanche potuto, né forse dovuto poter immaginare.
È attraverso questi ritratti, quelli di un amico, che la figura del mito si allontana per un attimo, che
l’immagine artefatta, creata dai media, la vita mediaticamente perseguitata dalla stampa, dai fan, dai curiosi, svanisce per il tempo di tutta la commemorazione, lasciando il posto all’immagine dell’amico, del fratello, del padre.

Il momento più toccante, l’apice di una commozione crescente che ha toccato il cuore di milioni di persone, è il saluto della secondogenita di Jackson, Paris Katharine Jackson, la cui voce tremula e sospirata viene sostenuta da tutta la famiglia alle spalle “I just wanted to say, ever since I was born, daddy has been the best father you could ever imagine. I just wanted to say I love him so much (trad.it.Vorrei solo dire che, da quando sono nata, papà è stato il miglior padre che si possa immaginare. Voglio solo dire che gli voglio bene)”.

Nella semplicità e nella purezza di queste due semplici frasi, nel dolore di una intera famiglia chiusa in un lungo abbraccio, si racchiude forse l’unica verità di Michael Jackson. Una verità semplice, quella dell’uomo.

Adesso si può ritornare al mito.

di Romina Toscano
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