G8 non interessante e vi spieghiamo perché


g8_aquila.jpgCosa c’era in agenda: clima e polemiche

Cosa fa del G8 qualcosa di non così interessante? E’ facile da dire: nessuna leadership, la disorganizzazione, il glamour intorno alle scarpe e agli accessori delle first ladies, le polemiche dei cittadini de L’Aquila e paesi circostanti, o probabilmente le Promesse non mantenute!

Che dire? Si è vero però… Di argomenti importanti ce ne sono stati: il globo, l’ecologia, l’economia e la povertà erano lì sul tavolo dell’agenda globale pronti per essere discussi e maneggiati a turno dai capi chiamati a raccolta in L’Aquila. Si è parlato di condizioni climatiche mondiali e degli accordi su come agire insieme con attività politiche e azioni coordinate, efficaci per la riduzione delle emissioni dei singoli paesi. Partnership e accordi sanciti da fondazioni e gruppi internazionali di lavoro su carbone e gas hanno fatto sorridere soddisfatti i capi di stato mondiali che tra friendly strette di mano hanno promesso e pianificato senza però mettere nero su bianco trattati e intese formali come Copenhagen e Kyoto insegnano. “Il passo è importante se pur modesto” come lo stesso Kevin Rudd, rappresentante dell’Australia, ha dichiarato a Fairfax Radio Network: “The G8 leaders have agreed that we need to have as our scientific aim doing everything we can to avoid a temperature increase in excess of 2 degrees Celsius”. (“I capi del G8 sono daccordo che tutti noi abbiamo bisogno di avere come comune obiettivo scientifico l’impegno a fare tutto ciò che è in nostro potere per limitare l’aumento della temperatura di due 2 gradi Celsius”). La domanda è “HOW?”. Not said!

Il quadro generale strategico e necessario alla salute climatica mondiale barcolla lentamente cercando di avvicinarsi alle date future tra riduzioni ed impegno nazionale dei singoli paesi che verbalmente, tra un brunch e un incontro serale, prendono coscienza della situazione reciproca condividendo statistiche e percentuali di consumo ed emissione. Il conoscere e prendere coscienza delle rispettive condizioni è solo un primissimo passo verso un vero quadro d’azione; è li poi che si ferma la macchina, ingolfata tra pranzi e cene ufficiali, si rimane a piedi nel panorama arido mondiale. La sensazione è di un volere a metà, di una potenzialità espressa ma che non trova soddisfazione nell’attuazione pratica.

L’argomento del cambiamento climatico è solo un esempio di come la risonanza mediatica del G8 sia stata fiacca e poco appealing  per il panorama internazionale. L’incontro avvenuto nel nostro paese è stato tra i più importanti e necessari a livello globale, e ciò che ne è emerso con forza è stata ‘una piacevole conversazione’ tra gli ospiti accorsi alla tavola del gigionesco padrone di casa. Un’occasione così ha bisogno di forza: di dare forza a chi sta a guardare nel mondo e vive su questo pianeta, e di prendere forza da impegni reali e formalizzati, in cui l’onore e il rispetto di una firma ha priorità su ogni altra cosa. Le strette di mano hanno uno share limitato su tutta l’audience del mondo, che in realtà prende le distanze stando a guardare pigramente ciò che dovrebbe accadere.

Il messaggio del G8, la location scelta, i temi di discussione sono stati sorpassati da notizie di tutto altro rilievo; l’incontro mondiale, la tavola rotonda internazionale dove si lavora per salvare il mondo dal bollire e dallo sciogliersi, ha avuto una serie di informazioni di contorno e decorative molto più eccitanti e succulente. E’ lì che l’attenzione mondiale si è diretta; ormai intossicati da Isole famose e GF, il G8 o G14 ha fatto attenzione agli appuntamenti mondani, al glamour degli accessori e agli ospiti a sorpresa che non potevano non attendere un palcoscenico cosi appetibile. Via cosi a scatti per fettuccine al bacio, a passeggiate estive tra le rovine con una guida di eccezione e mogli famose che si contendono il primato di first.

Il tutto assume le sembianze di un avvenimento folkloristico dove ha fatto più notizia lo shopping di Michelle Obama per le vie romane piuttosto che gli accordi presi in seno al Vertice. La piega incline al gossip e alla veemente polemica si respirava già da prima che il Summit prendesse effettivamente l’avvio: le aspre invettive del The Guardian e del New York Times contro l’Italia, ma soprattutto contro il suo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, hanno da subito creato un terreno fertile per la polemica non incentrata sull’entità del G8, ma su uno dei suoi paesi membri, forse il più facile da accusare e da additare addirittura come candidato all’espulsione dal Consiglio dei Grandi della Terra. Dietro l’evidenza di alcuni fatti, riemergono storici e fastidiosi pregiudizi nei confronti degli italiani e le reazioni non si sono fatte attendere: non solo, come è ovvio, dalle alte cariche dello Stato Italiano e dalla diplomazia americana, che ha tenuto a prendere le distanze dal quotidiano newyorkese per evitare un incidente diplomatico non auspicabile, ma anche dai cittadini comuni. In commento all’articolo del The Guardian on line troviamo, infatti, numerosi interventi di critica da parte di diversi cittadini europei alle accuse rivolte all’Italia.
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C’è chi dice che «nessuno dei membri del G8 ha qualcosa da proporre, ma lo nascondiamo dietro un attacco all’Italia» e chi afferma che «una cosa è criticare l’uomo, un’altra è sparare sulla reputazione di un intero Paese usando pettegolezzi e false informazioni»; non manca chi critica i giornalisti inglesi di «attaccare tutti i paesi non anglofoni, utilizzando fonti di seconda mano» e chi si chiede «perché l’Italia dovrebbe essere sostituita proprio dalla Spagna?». Il piatto migliore per le polemiche della stampa estera è offerta, come è ovvio, dalla personalità e dai recenti sexy scandali di Silvio Berlusconi: il caso Noemi, le dichiarazioni della moglie e il divorzio, il caso delle escort sono succulenti argomenti da cui attingere per attaccare il padron di casa, nonché la mancata attuazione delle promesse di aiuti economici rivolti all’Africa. Nella stampa italiana, tutte queste polemiche sono state sostituite da altre questioni circa le passeggiate delle first ladies e il loro abbigliamento, le composte proteste dei profughi aquilani (resterà nella storia il loro “Yes, we camp”?) e il sopraffino cibo servito ai Grandi della Terra.

Ma una domanda più che legittima preme: tra una colazione e l’altra, a quali soluzioni sono giunti i Fantastici 8? Venerdì si sono conclusi i lavori del summit e sono stati presentati i sei impegni: solidarietà alla popolazione terremotata d’Abruzzo e alle vittime dei disastri naturali; perseguimento di una crescita sostenibile e di azioni immediate per affrontare crisi economica, povertà, cambiamento climatico; promozione di un’economia mondiale aperta, sostenibile e giusta con una leadership responsabile; rafforzamento degli standard di integrità e di trasparenza delle attività economiche; lotta contro il cambiamento climatico e impegno a raggiungere un accordo a Copenhagen che coinvolga anche gli altri Paesi industrializzati e le economie emergenti; rinnovamento dell’impegno nei confronti dei poveri e dell’Africa, con lo stanziamento di 20 miliardi contro la fame.
Accordi importanti, che fanno presagire svolte positive future di interesse globale, anche con l’ingresso al Vertice di altri sei Stati. Ma torna la questione iniziale: tutte queste promesse saranno mantenute? Il punto interrogativo è grande ed è forse questo che spiega l’attenzione della stampa per argomenti del tutto secondari, quasi come se, davanti ad ennesime promesse di cui si dubita la concreta messa in pratica, i media abbiano finora preferito concentrarsi sul lato faceto dell’evento e l’opinione pubblica abbia assecondato questa necessità. Delle discussioni tra i Grandi, delle strette di mano storiche, delle firme ci interessa, sì, ma con le dovute riserve; un sentimento comune di rassegnazione ci opprime: d’altronde, finché  non ci saranno piani tangibili e reali per risolvere i problemi globali, sarà difficile confidare nei buoni propositi.

Vanessa Cappella

Si ringrazia la dr.ssa Francesca Ranazzi per la collaborazione
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