Storia tragicomica di un viaggio in treno

storia_tragicomica_di_un_viaggio_in_treno.jpgE’ estate. Parola d’ordine: viaggiare. Mentre mi faccio trasportare per un viaggio di lavoro e piacere insieme, leggo un articolo che denuncia il pessimo servizio dell’Alitalia, con i suoi continui ritardi e ripetuti scioperi del personale.
Sorrido per non piangere, perché mi trovo proprio su un treno che, per un guasto, è in ritardo di 40 minuti e si è fermato in una sperduta stazione del Nord per “raccogliere” i passeggeri di un altro treno, in ritardo anch’esso, si dice a causa di un suicidio.

Sorrido per non piangere, mentre il tempo scorre lentamente, l’ansia e la stanchezza crescono e l’incredulità e il chiacchiericcio dei passeggeri diviene silenzio.
Fortunatamente, il treno è fermo a una stazione e quindi abbiamo l’onore di poter scendere dai vagoni per “respirare” tutta l’umidità estiva. Siamo fermi da un tempo indecifrabile per un tempo che sarà altrettanto indecifrabile. Il controllore passa a confortarci, dicendo che stiamo per partire, e annuncia che il treno effettuerà fermate in più visto il ritardo e la mole di passeggeri che non sanno più se chiamare a casa per farsi venire a prendere o se chiamare qualche psichiatra per verificare la sanità mentale del personale di bordo. Il controllore continua: “Ma state attenti voi, o stanchi e annoiati passeggeri, alle vostre fermate perché l’altoparlante non funziona”. Sorrido, sfogliando il giornale in cui si parlava dell’Alitalia, e penso: “Che strano funziona sempre tutto così bene sui treni” e che, ad ogni modo, non mi sarei mai addormentata a causa del principio di assideramento del mio corpo dovuto all’aria condizionata a -18°. Ovviamente, “ad ogni fermata ci sarà una sosta di tempo indecifrabile”, conclude sornione il controllore.
Ormai è tardi e il tempo sembra non passare sempre più. Ad ogni fermata, i fumatori scendono per godersi la loro amata sigaretta – che in queste occasioni iniziano a non amare più – ed è lì, nelle sperdute stazioni illuminate dalla notte, che emergono i racconti più strani e surreali dei molti viaggiatori danneggiati dalla logistica dei trasporti: ritardi di ore, treni bloccati pieni di gente e senza aria condizionata etc. etc.
Quando sorgono questi discorsi, la scena è quasi sempre, più o meno, questa: persona 1 chiede a persona 2: “Hai chiesto il rimborso o chiederai il rimborso?”. La risposta è, nella maggior parte dei casi, questa: “Sì, ma non mi è ancora arrivato”, lasciando sottintendere che la richiesta è stata fatta diversi mesi prima, oppure “Trenitalia mi ha spedito una simpatica lettera, in cui annunciava: Trenitalia si scusa per il disagio, ma sui 40 minuti di ritardo, 20 minuti dipendono da Trenitalia e altri 20 dipendono dalle società co-prorietarie dei binari o per cause di forze maggiori”.
Inutile la replica. Oltre il danno, la beffa: ecco a cosa puoi pensare.
L’amara beffa di essere su quel treno, di aver pagato molti soldi per un servizio decisamente scadente e, ammettiamolo, assai “dannato”.
A quel punto, mi fermo a riflettere su queste tre parole: Alitalia, Trenitalia e …. Italia.
Sono un danno e una beffa tutte insieme? O semplicemente una rima da rivedere? E se Italia fosse la radice da cambiare in vista di un futuro migliore?
I miei interlocutori non trovano risposte immediate, immagino quindi delle soluzioni alternative al problema: e se Trenitalia, dopo aver rimborsato i beffati, decidesse di riciclare tutti i reclami? Chissà cosa ne verrebbe fuori, magari dei palazzi di carta dove alloggiare i passeggeri rassegnati che sono stanchi di inveire contro il sistema che non funziona. Oppure degli aeroplani di carta giganti per portare tutti a destinazione. Almeno diamo un valore ecologico al danno e alla beffa!
Comunque, dopo il viaggio maledetto che doveva durare solo quattro ore e si era già prolungato a 7, decido di prendere già il giorno successivo altri tre, o forse, quattro treni. Lo ammetto, credo di avere una vena masochista accentuata insita nella mia persona.
Ed ecco che, durante il quarto viaggio, mi ritrovo seduta accanto a una persona che puzza oltre misura e che ha deciso di dormire senza scarpe e di condividere il suo odore con me e con altri tre o quattro passeggeri vicini. Nel silenzio degli altri e nel tossire per “certificare” in qualche modo la mia insofferenza, rifletto sul fatto che in due giorni ho viaggiato su e giù per l’Italia spendendo una cifra che non mi posso permettere, ma che sono stata costretta, ahimè, a scegliere proprio il treno. Io così come i milioni di italiani che, quest’anno, hanno scelto il treno al posto dell’aereo, visto che Alitalia è stata sconsigliata dai maggiori media nazionali. E’ vero, in aereo avrei speso di più, ma mi chiedo ancora chi me l’abbia fatto fare a scegliere il treno.
Il treno è veramente il mezzo più comodo per viaggiare? Se consideriamo l’assideramento o l’afa che sei costretto a subire e le poltrone scomode o sporche, dubito che sia il mezzo più comodo. Forse il treno da una sensazione di sicurezza maggiore rispetto a quei giocattolini che sorvolano i paesi. Forse, però. Oppure cerco di vederci qualcosa di positivo e, a parte qualche piacevole incontro, il più delle volte credo di aver subito l’arroganza e la sfacciataggine dei miei “compagni” di viaggio. E, talvolta, il loro odore nauseabondo. Giungo quindi alla conclusione che, oltre ad essere un po’ sfigata, il treno sia il riflesso del degrado del nostro Paese e della mancanza di rispetto verso i singoli individui.
Il mio viaggio è quasi giunto al termine, dopo 14 ore di odissea tragico-comica, e il mio vicino decide di concludere il tutto con due sonori rutti.
“No, stavolta – penso – non ci riesco proprio ad essere ottimista o felice”.
Decido allora che una volta giunta a destinazione, non avrei chiesto il rimborso del viaggio, ma che avrei scritto una lettera a Trenitalia: “Vogliate scusarmi per il danno che Vi procurerò e per i soldi che non riuscirò più a darVi, ma a causa di disagi non dipendenti dalla mia volontà, ho deciso di non prendere mai più il treno”.
Finalmente scendo, Spossata e, credo, anche un po’ maleodorante.
Prima però di scrivere la missiva che spedirò con tanto di ceralacca, mi accorgo però di avere in borsa la Cartaviaggio di Trenitalia. La carta che ti da vantaggio!
Sorrido per non piangere e mi chiedo: “E se avessi usata la vantaggiosa Cartaviaggio, mi sarei risparmiata tutta questa odissea?”
Non mi resta che chiederlo ai milioni di italiani che, quest’estate, hanno scelto, come me, di viaggiare proprio in treno.
di Patrizia Tonin
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

  • No Related Post
Line Break

Author: Redazione (895 Articles)

Redazione

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!