Anni Novanta, anni ruggenti
Pubblicato da Redazione a settembre 1, 2009 · Lascia un Commento
Gli anni Novanta, scippando l’aggettivo al
premio Nobel per l’economia (2001) Joseph E. Stiglitz, possono a
ragione essere definiti “ruggenti”.Anzi, ripercorrerne la trama è un po’ come praticare il bungee jumping, che proprio in quegli anni si andava diffondendo: un salto nel vuoto, dove il rischio dello schianto viene sfidato per l’ebbrezza che dà la caduta libera da altezze vertiginose.
Insomma, è fuori di dubbio che si è trattato di un decennio davvero spericolato: quello della deregulation senza scrupoli, della fiducia cieca nei mercati finanziari, e delle politiche neoliberiste portate avanti dai paesi maggiormente sviluppati.
Ma anche quelli in cui, sul piano politico, sono avvenuti fatti epocali impossibili da gerarchizzare in una ideale “top ten”.
Ripercorrendo rapidamente gli eventi che hanno caratterizzato lo scenario internazionale:
1990: riunificazione della Germania e prime elezioni libere in Unione Sovietica. L’Iraq invade il Kuwait, la forza multinazionale composta da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia e altri 22 paesi danno il via all’operazione “Tempesta nel deserto”.
1991: fallisce il golpe in Unione Sovietica contro Michail Gorbacev, sferrato per ridare ossigeno al vecchio sistema comunista. Eltsin viene eletto presidente della Russia.
1992: varate da Nato e Onu misure contro la Serbia per la difficile situazione in Iugoslavia. Croazia e Bosnia sono teatro di violenti scontri ed episodi di pulizia etnica. Clinton viene eletto Presidente degli Stati Uniti.
1993: nascono Repubblica Ceca e Slovacchia. La Nato interviene in Bosnia. Viene approvato il trattato di Maastricht che sancisce la nascita dell’Unione Europea. Accordo storico fra Arafat e Rabin. Ratificata in Sudafrica con referendum la nuova costituzione contro l’apartheid. Riconoscimento reciproco di Israele e Palestina.
1994: cessate il fuoco annunciato dall’IRA e apertura delle trattative. Genocidio in Rwanda degli Hutu contro la minoranza Tutsi. Mandela vince le elezioni sudafricane.
1995: la Comunità economica europea diventata Unione Europea si allarga con tre nuovi Stati (Austria, Finlandia, Svezia). Critica la situazione in Bosnia. Istituita l’Autorità Nazionale Palestinese.
1996: guerra civile in Cecenia fra indipendentisti ceceni ed esercito federale russo. Eltsin è rieletto Presidente della Russia. Colpo di stato di Burundi che riporta la pace. Guerra civile nello Zaire. 1997: rivolta della popolazione albanese contro il presidente Berisha accusato della gravità della situazione economica. Hamas lancia la prima intifada. Arafat minaccia ritorsioni contro gli Arabi. Hong Kong torna alla Cina. L’IRA annuncia il cessate il fuoco. Viene firmato il protocollo di Kyoto per contenere l’effetto serra.
1998: Giovanni Paolo II va a Cuba e viene ricevuto da Fidel Catro. Il Papa condanna l’embargo americano. Clinton viene coinvolto nello scandalo definito “Sexgate”. Belgrado invade la provincia del Kosovo dando il via a una politica di pulizia etnica contro la maggioranza albanese. Milosevic si ritira dal Kossovo.
1999: L’Euro entra in vigore nell’Unione Europea, anche se non già nella forma di contante. Prodi è Presidente dell Commissione Europea. Nasce il movimento No global. Putin ordina attacchi contro la Cecenia.
Anche nel Belpaese il decennio è stato foriero di parecchi cambiamenti, soprattutto perchè gli anni ‘90 possono essere riconosciuti a pieno diritto come gli anni di Tangentopoli e quelli in cui si sono ridisegnati in generale i vecchi equilibri politici, con l’affermazione di forze nuove (Forza Italia, Lega Nord) e la trasformazione di vecchi partiti in nuove formazioni politiche (nel 1991 la trasformazione del Partito Comunista Italiano in Partito Democratico della Sinistra; nel 1994 lo scioglimento della Dc e la formazione del Partito Popolare guidato da Mino Martinazzoli e del Centro Cristiano Democratico di Pierferdinando Casini; nello stesso anno, l’MSI si trasforma in AN; nel 1998 il PDS fa entrare nuove formazioni dell’area della sinistra moderata e a febbraio viene alla luce la nuova formazione dei Democratici di Sinistra mentre Cossiga e Mastella formano l’Unione Democratica della Repubblica d’ispirazione democristiana).
Inaugurati con l’approvazione del Parlamento della partecipazione italiana alla Guerra del Golfo (1990) e con l’immagine straziante dello sbarco dei profughi albanesi sulle coste pugliesi (1991), i primi anni del decennio sono drammaticamente segnati dall’uccisione, ad opera della mafia, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, eroi di una stagione unica nella lotta a Cosa Nostra, il cui contributo alla lotta alla mafia verrà ricordato da uno dei sopravvissuti di quella stagione, Giuseppe Ayala, nel libro “Chi ha paura muore ogni giorno” (Mondadori, 2008).
Gli anni ‘90 sono anche il decennio in cui viene approvata con referendum una riforma elettorale in senso maggioritario (1993) e in cui – siamo nel 1997 – iniziano i lavori della Commissione Bicamerale che deve varare una riforma della Costituzione (Bicamerale che verrà affondata poi da Berlusconi, nel 1999).
Ancora: sono gli anni in cui Berlusconi diventa Presidente del Consiglio (1994) e la Lega Nord esce dalla maggiornaza di governo e vota la sfiducia al governo Berlusconi (il governo cade e Berlusconi rassegna le dimissioni, chiedendo elezioni anticipate; Scalfaro nomina allora un governo tecnico e lo affida a Lamberto Dini).
Ma sono anche gli anni in cui – 1996 – l’Ulivo esce trionfante dalle elezioni.
I terremoti politici scuotono il sistema anche in chiusura di decennio: è il 1998 e Rifondazione Comunista esce dalla maggioranza dopo il varo della nuova legge finanziaria, presentando una mozione di sfiducia.
Trame politiche che si fanno e si disfano, paralizzando il sistema.
Mentre sul piano economico si registra per il paese un grande successo: l’Italia entra nella zona dell’Euro, dopo aver soddisfatto il obiettivi richiesti da Maastricht.
Sul fronte della tecnologia, gli anni ‘90 sono soprattutto gli anni delle sviluppo di Internet (Google nasce nel 1998) e del telefono cellelare che diventa di massa: mentre Internet porta a compimento il mito del villaggio globale, il telefonino diventa non solo un feticcio ma – come ha scritto Ferraris – fonda una nuova antropologia perchè “è dappertutto, ci lega con un filo invisibile e contemporaneamente disloca la presenza” (Maurizio Ferraris, “Dove sei? Ontologia del telefonino”).
Si affermano inediti spazi di socializzazione (le chat line) mentre l’offerta televisiva si arricchisce della tv satellitare digitale, che in Italia si diffonde grazie ai bouquet D+ e Stream: film in anteprima e partite di campionato di Serie A e B ampliano – e di molto – l’offerta del piccolo schermo, mentre sulle reti Fininvest compaiono i telegiornali.
L’avanzata della tecnologia anche in campo cinematografico dà i suoi frutti, soprattutto nei film catastrofisti e spettacolari: accanto a film di impegno sociale come Philadelphia o Schindler’s List, gli anni Novanta verranno ricordati come quelli degli effetti speciali prodotti dalla computer grafica, a cominciare da Terminator II e Jurassic Park, pellicole in cui il virtuale mostra tutta la sua efficacia (per non tacere poi dei prodigi della Disney-Pixar Animation Studios).
Se il cinema a livello internazionale regala filmoni come “Titanic”, il cinema italiano da parte sua si “inabissa” con la scomparsa quasi totale della commedia (già, gli anni non sono dei più facili) e fra le grandi produzioni di rilievo vengono catalogati addirittura “Nuovo cinema Paradiso”, “Mediterraneo”, “La vita è bella” (specie le ultime due pellicole, davvero da dimenticare).
Tutto ciò mentre si affermano anche dalle parti di casa nostra i multischermi (in contemporanea alla proliferazione degli ipermercati), moltiplicando l’offerta in un colpo solo.
Nel 1997 “Il ciclone” di Leonardo Pieraccioni viene salutato come la rinascita del cinema italiano, il che è tutto dire.
La leggerezza che rasenta l’inconsistenza di molta produzione culturale nostrana (che in questa sede non può essere passata al setaccio con dovuto scrupolo) trova come ideale corollario l’affermazione dell’industria del divertimento con la diffusione degli Acquapark (1992, apre i battenti Mirabilandia) mentre sul finire del decennio si diffonde anche la cultura del cyber space che fa diventare moneta corrente il lessico legato al virtuale ( questo mentre morbi come quello della “mucca pazza” riportano la collettività alla dimensione di una natura che si ribella alla tecnologia)
Il simbolo che però forse meglio sintetizza gli anni ‘90 e la generazione che ne è figlia (chiamata anche “Playstation Generation”) è quella del Tamagotchi: un pulcino virtuale da tirare su come se fosse reale.
Meglio un Tamagotchi oggi – questo pensano i figli degli anni ‘90 – che una gallina alla diossina domani.
di Elena Paparelli
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Author: Redazione (935 Articles)