Crazy Trends: chiamatemi Hugo!


01_10_09_lifestyle_crazy-trends-hugo_scosta“No, Massimiliano viene scostumato! Io sento a volte per esempio, ‘a creatura sta vicino ‘a mamma, s’alluntana e a mamma ‘o chiama: Ma-ssi-mi-li-a-no!
Chillo ‘o guaglione chissà addò sta che sta facenno, invece Ugo, appena se move a mamma: Ugo! e nun se pò alluntanà pecchè Ugo! Nun tene ‘o tiempo, al massimo ‘o putimme chiammà Ciro, nu poco cchiù luongo, giusto pè nun ‘o fa venì troppo represso, almeno Ciro tene ‘o tiempo ‘e piglià nu poco d’aria…”
[Massimo Troisi, “Ricomincio da tre”]

Pensare al nome del proprio bambino è un brain storming litigioso e fantasioso. Familiare a volte, sociale spesso. Ognuno dice la sua, anche quando non vorrebbe dirla; si volta dall’altra parte, sbuffa, storpia il labbro, pronuncia un “mhhhh” troppo lungo per essere indifferenza. E i futuri mamma e papà? I futuri genitori presi da tutine di cui non capiscono il verso, lavastoviglie che si rompono nel momento sbagliato e falsi allarmi continui, beh loro devono anche pensare a un nome che ci sarà per sempre. Non banale ma non troppo esotico, significativo ma non yogico, in eufonia con il cognome ma con esso non in rima e infine, la “storpiatura”, questo evento catastrofico che tutti continuano a propinarti, senza capire che qualsiasi nome, qualsiasi, subirà il destino della sopra-nominazione.

Allora ci si informa; chi ha più tempo consulta la piccola enciclopedia dei nomi, i più veloci i siti specializzati – nomix.it o gens.labo.net sopra tutti – e ci si affida a mode del momento o antiche tradizioni, storico-letterarie o fanta-realistiche che siano. Certo è che il nome, nel 2009, diventa sempre più moda e, in quanto tale, oltre a seguire tendenze è anche soggetto a prime piccole realtà di business e a un taglia/copia/incolla delle Very Important Persons mediatiche.

Se una volta – e tuttora in alcuni paesi meridionali – il criterio di scelta maggiormente applicato era quello della trasmissione generazionale, che finiva col produrre un albero genealogico di Giuseppe-Salvatore-Giacomo-Vincenzo, oggi sembra essere l’opposto. La ricerca si sposta verso i nomi inediti, a volte veri agglomerati o varianti di parole ex-novo. L’insieme, una volta finito, degli elementi che in analisi grammaticale si definisce “nome proprio di persona”, oggi attraversa trasversalmente la lingua italiana. Si prendono in prestito i nomi astratti, come Honor Warren (Onore), la figlia di Jessica Alba o Pax, quello della famiglia Brandolina; nomi di luogo come Brooklyn Beckham e Dakota, figlia di Melanie Griffith; o infine nomi comuni di cose come la figlia di Bob Geldof, Peaches.

Sembra poi esserci una sorta di fiducia nella reincarnazione di valori topici attraverso il riutilizzo del nome che li veicolava; Chanel per Totti-Blasy, Moses per Gwyneth Paltrow & Chris Martin, e la raffica di Obama predetta per i futuri nascituri americani e non solo.

All’estero esiste poi una sempre più accentuata tendenza al gender-bending, con un aumento dei nomi maschili che finiscono per vocale – Ezra, Eli, Milo, Noah, Hugo – e di nomi maschili che finiscono con consonante – Annabel, Eden.

Se poi si è a corto di idee, i siti specializzati forniscono molti punti di partenza. Dal calcolo del codice fiscale, all’anagramma del nome dei futuri genitori, dal consultare le classifiche annuali internazionali, nazionali e regionali dei nomi più diffusi, o partire dal significato più curioso. A disposizione degli utenti, oltre a una guida per la scelta del nome, anche una lista di esempi da non seguire, le classiche voci di corridoio sui nomi ridicoli qui realmente estrapolati dagli elenchi telefonici regionali: Bianca Berni, Dolores Morale, Pasqua Di Natale, Santa Casa, etc.

Infine, esiste ormai un catalogo di news sugli eventi nati intorno al nome di un nuovo nato. A Springdale una coppia ha chiamato i loro diciotto figli tutti con l’iniziale J: Josh, Jana e John-David (19 anni), Jill (18), Jessa (16), Jinger (15), Joseph (14), Josiah (13), Joy-Anna (11), i gemelli Jedidiah e Jeremiah (10), Jason (9), James (8), Justin (6), Jackson (5), Johanna (3), Jennifer (2) e Jordyn-Grace (8 mesi). Oppure, quest’estate Lavonne Drummond, mamma trentaseienne, ha deciso di mettere in vendita su eBay il diritto al nome del suo nascituro, riservando al vincitore dell’asta il diritto di scegliere il nome del piccolo e di registrarlo come tale all’anagrafe.

Silvia Costa

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    Crazy Trends: chiamatemi Hugo!…

    “No, Massimiliano viene scostumato! Io sento a volte per esempio, ‘a creatura sta vicino ‘a mamma, s’alluntana e a mamma ‘o chiama: Ma-ssi-mi-li-a-no!
    Chillo ‘o guaglione chissà addò sta che sta facenno, invece Ugo, appena se move a mamma: Ugo! e nun s…



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