“I Love Radio Rock” di Richard Curtis, (UK-DE, 2009) **


(The Boat That Rocked, UK, 2009)Recensione di Patrizia Lima

locandina<<La musica per l’armonia e il ritmo è una scienza dei fenomeni d’amore>>

(Platone, Simposio)

Mentre Hollywood fatica a proporre trame accattivanti, l’Inghilterra ci regala una commedia adrenalinica ed esilarante, con un cast capace di interpretare personaggi caratteristici e ben delineati, calati in situazioni improbabili e ridicole, surreali.

Siamo nel Regno Unito. E’ il 1966. Protagonista indiscussa del film è una magnifica colonna sonora di quaranta pezzi (David Bowie, The Who, Jimi Hendrix, Cat Stevens, Beach boys, The Hollies, i Kinks e molti altri), che da una parte svolge la funzione pragmatica,  rappresentando un’epoca di forti contrasti politico-sociali, nonché generazionali, e dall’altra svolge la funzione narrativa, raccontando una storia vivace e sorprendentemente leggera, attraverso i testi delle canzoni perfettamente aderenti al carattere dei protagonisti ed alle loro avventure. Coprotagonista è il sentimento, per quanto  inserito in un contesto eccessivo, trasgressivo ed immorale.

E’ anche una storia di iniziazione di un ventenne, Carl (Tom Sturridge), espulso da scuola e bizzarramente spedito dalla madre (Emma Thompson) a “redimersi” a bordo della nave, dove imparerà a conoscere l’amicizia, il sesso, l’amore e qualcos’altro…

I Love Radio Rock” romanza un fatto vero: la vicenda di Radio Caroline, la prima radio libera europea installata da un giovane irlandese su una nave ancorata fuori dalle acque territoriali per aggirare i divieti ed il monopolio assoluto detenuto dalla BBC, che in quegli anni trasmetteva solo 45 minuti di Rock and Roll alla settimana. Da quella vecchia motonave in disarmo (ribattezzata Caroline in  omaggio alla figlia di J.F. Kennedy, assassinato un anno prima a Dallas), O’Rahilly mandava in onda ventiquattro ore su ventiquattro una musica capace di scuotere gli animi e reinventare il mondo: il rock-pop.

Se negli Stati Uniti tale genere musicale aveva fatto breccia fin dalla metà degli anni ’50, in Gran Bretagna esso veniva considerato provocatorio, quasi sovversivo e perciò bandito.

In Italia i giovanissimi ascoltavano Bandiera Gialla.Erano gli anni in cui la radio, medium caldo per eccellenza, in virtù delle sue caratteristiche di interattività e coinvolgimento emotivo,  si stava trasformando da protagonista del tempo libero a colonna sonora della giornata, sottofondo continuo durante lo svolgimento di ogni altra attività.

Il Rock’n’Roll divenne la presa di potere dei teen-ager che ebbero, per la prima volta, coscienza di sé come gruppo e costituì una delle punte più avanzate della rivoluzione negli stili di vita e di consumo, così come nei rapporti tra i sessi e tra le generazioni.  La richiesta dei giovani divenne alta e pressante.

Tornando al film, Quentin (Bill Nighy), padrino di Carl, è il capitano di un malconcio peschereccio ancorato nei Mari del Nord e la ciurma è  un’allegra brigata di otto uomini e una cuoca, Felicity (Katherine Parkinson), tutti a loro modo unici e carismatici, abbigliati in perfetto stile Carnaby Street ed appassionati di musica, sesso, droga e libertà  A capo dei musicomani un americano, il Conte (Phillip Seymour Hoffman), Dio indiscusso delle frequenze in FM fino al tumultuoso ingresso dell’antagonista inglese, Gavin (Rhys Ifans).

Ma sulla terra ferma, l’austero e cinico ministro inglese Dormandy (Kenneth Branagh), terrorizzato dall’influenza sul pubblico di quella musica liberatoria, fortemente capace di essere fattore di coesione sociale, e per di più accompagnata da commenti disinibiti e portatrice di messaggi di una nuova idea di libertà decide di avviare una personalissima battaglia per far chiudere Radio Rock. Pertanto, commissiona al suo assistente, soprannominato risibilmente Pirlott, (Jack Davenport),) l’onere di trovare un cavillo legale che possa servire al suo scopo. La battaglia è senza scrupoli, ma…Chi fermerà la musica… quando …”l’aria diventa elettrica”

Richard Curtis, il regista-sceneggiatore neozelandese, la cui fama è legata alla creazione del personaggio di Mr. Bean ed alle sceneggiature di altri film di successo come “Il diario di Bridget Jones”( Sharon Maguire, Usa 2001) e “Notting Hill”( Roger Mitchell, UK 1999) manifesta in questo lavoro tutta la sua passione per la musica e, con grande abilità, utilizza un’immagine iconografica  rievocando, attraverso una scena orgiastica, uno dei casi più clamorosi della storia del Rock legato a Jimi Hendrix: la vicenda della copertina originale di “Electric Ladyland” (1968), per il quale l’art director dell’etichetta discografica propose l’immagine del chitarrista circondato da una ventina di donne nude. Queste ragazze rappresentavano le groupie (fan di un certo rocker, spesso anche minorenni, che seguivano i loro idoli nelle tournée, allietandone le serate, fino a concedere favori sessuali), a cui Hendrix aveva dedicato l’album. Ma il grande artista ci ripensò all’ultimo momento e non si presentò alla sessione fotografica per cui la foto scattata da David Montgomery immortalò solo donne discinte, le cui nudità destarono scandalo ed alcuni negozi si rifiutarono di esporre l’album, arrivando a danneggiarne le vendite.

Un amante del rock saprà perdonare il cattivo gusto di alcune immagini o battute tipiche dell’ironia anglosassone, ma in nome della musica non perderà questo film originale, divertente, delirante, psichedelico e, in qualche modo, anche nostalgico.

 Patrizia Lima

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