Il cavaliere impotente


Il-Cavaliere-Impotente“Silvio Berlusconi è un autocrate, che considera legittimo andare a cena con uno dei suoi giudici, non trova sconveniente accettare l’invito al compleanno di una 18enne nella terra della camorra ed è allergico alla sana informazione (…) un giornalista che critica, quando c’è da criticarla, l’azione del governo, è per Berlusconi un giornalista comunista, mentre io giornalista obiettivo è solo quello che elogia, e che elogia lui”. (El Pais) 

Italia, anno 2009. Il sultano impotente, tuttavia cavaliere rampante ma non barone inesistente, papi di tutti gli uomini di buona omertà, figlio di galli e Gelli, spirito santo di villa Certosa, sedeva alla destra di ogni cosa creata, per giudicare i vivi e i morti, gli imprenditori e gli immigrati. Tutto andava per la destra giusta, finché prima un sinistro fotografo, lo “mortalò” in carne e ossa, tra donzelle di facili costumi e ministri Topolanek e poi un quotidiano repubblicano, pubblicò conversazioni alla Rocco Siffredi che narravano di notti insonni a Palazzo Grazioli.

Abbandonato, così dalla moglie Veronica Lario, bleffato dall’amante D’Addario, incappato poi nelle ire del delfino Fini e, cosa peggiore, entrato nelle grazie della Padania, il Cavaliere Berlusconi, “mandò tutti gli italiani a puttane”, accusandoli di cattiva condotta e di pronunciare false testimonianze.

La storia, non si svolge in una città invisibile, ma nella terra di mezzo d’Italia, nel belpaese, dove soltanto “la voragine tra Berlusconi e la realtà” (Times) produce simpatia ed ilarità ; dove, le uniche risate possibili sono, oramai, canzonette e berlusconate. Crisi economica e razzismo e respingimenti  a parte ( “quando vedi gli standard di vita di questi somali in Italia pensi subito che sarebbe stato meglio per loro venir uccisi dai mortai a casa loro” – Maareg online), disoccupazione e morti sul lavoro a parte, mafia e corruzione a parte, clientelismo e immunità a parte, diseducazione e trivialità non considerate, politica e barzellette a parte, Fini e Bossi da un’altra parte, Berlusconi, si autonomina miglior leader degli ultimi 150 anni, provocando il disappunto di “le Monde” che lo ritiene il miglior leader da Romolo in poi.  In “un paese imprevedibile nel quale tutto può succedere(El Pais), il  buffone col targhettino da professionista, lo stesso che  travestito da Premier, “piccolo uomo con tacchi rialzati” (Die Welt) ricoperto di buon trucco, non smette mai di stupire il mondo intero per la sua fantasia senza limiti di decenza e di indecenza.

E se Clinton non aveva nemmeno il letto di Putin, nella “serious soap opera” (Financial Times),  Berlusconi, il sultano settantaduenne “frequentatore di minori” tra festini, un po’ di cocaina e 120 ragazze, abbronzate mai quanto gli Obama, se la passa discretamente bene ed anche se il suo applausometro perde qualche punto (il suo indice di popolarità è sceso dal 62% al 47%), “si ritiene improbabile che dia le dimissioni” (The Guardian), perché secondo Watson “è sempre piu’ fuori controllo” (Times).

Mentre nella terra di Machiavelli (Time), la colpa è di comunisti e catto-comunisti (come se ce ne fossero ancora), di giornalisti cospiratori e di farabutti senza lodi,  di opposizioni invidiose e di persone senza permessi di soggiorno,  il quotidiano svedese Sydsvenksan  pensa alla potenza  del sistema mediatico italiano e berlusconiano e dal momento che “la grande massa sente solo la versione della verità di Berlusconi, naturalmente in TV: sono tutte menzogne, si tratta di una cospirazione internazionale ispirata dalla sinistra”.

Dal momento che “nessuna critica è sufficiente vicino al ridicolo che questo personaggio rappresenta per l’unione Europea ogni volta che parla in pubblico” (El Pais)  piu’ che dieci domande al signor sultano senza pene, le 10 domande si dovrebbero porre agli italiani tutti. Il “pericolo pubblico” (El Pais) ci governa.

Giovanna D’Ambrosio

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