ITALIA OMOFOBICA?


01_10_09_attualit_omofobia buscemiFINALMENTE SI INIZIA A PARLARNE

Durante la conferenza contro la violenza sulla donne, tenutasi alla Farnesina il 9 e il 10 settembre 2009, organizzata nell’ambito della presidenza dell’Italia del G8, il presidente della Repubblica Napolitano ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dei diritti fondamentali dell’uomo.

Fra i vari motivi per cui gli individui possono essere discriminati, indicati nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, Napolitano ha citato l’orientamento sessuale. Insieme a sesso, la razza, colore della pelle, origine etnica o sociale, convinzioni personali, convinzioni politiche e disabilità, nella lista delle condizioni innate o delle scelte personali, nel documento ufficiale è presente l’orientamento sessuale di un individuo.

Qualche giorno prima, inoltre, il ministro per le Pari Opportunità Carfagna, aveva messo in evidenza l’intenzione di aggiungere delle aggravanti per reati compiuti con la finalità di discriminare la vittima per l’orientamento sessuale.

Due novità, il discorso di Napolitano e la dichiarazione del ministro Carfagna, che si connettono al clima di intolleranza diffusosi in Italia e messo in evidenza da diversi fatti di cronaca.

L’aggressione di due omosessuali a Roma, all’uscita dal Gay Village, o altri pestaggi in altre zone d’Italia, hanno contribuito a inserire questa tematica nell’agenda setting mediatica.

Nonostante alcuni organi della stampa e alcune correnti di pensiero abbiano cercato di ricondurre i fatti a motivazioni altre, lontane dall’orientamento sessuale delle vittime, è comunque rimasta nell’opinione pubblica nazionale l’impressione che, alla base delle aggressioni, vi fosse stata la volontà di infliggere una sorta di “punizione” alle vittime, a causa dei loro gusti e della loro vita sessuale.

L’Italia omofobica è quindi diventata una realtà vera e propria, con la quale chiunque deve confrontarsi e che gli omosessuali devono iniziare a temere?

Nonostante molte persone non ritengano che si possa applicare l’etichetta “omofobico” al Paese,  è diffuso il riconoscimento di quanto accaduto e, anche la gente comune, ha iniziato ad affrontare il problema e a parlarne. Forse la violenza dimostrata dagli aggressori dei numerosi fatti di cronaca avvenuti è stata in grado di scoperchiare la pentola del pregiudizio, lasciando che i vapori della superficialità in parte evaporassero, e l’umano ribrezzo per la cattiveria gratuita emergesse.

Importante che se ne parli, a prescindere dalla propria opinione su matrimoni fra omosessuali, Pacs, Dico, riconoscimento delle coppie di fatto: il fatto che ci si interroghi su quanto accaduto e che le istituzioni trattino apertamente l’argomento, costituisce un passo in avanti rispetto al passato.

Un’Italia con meno certezze sulle proprie caratteristiche e i propri buchi neri, quindi, ma un’Italia più presente alla fiaccolata del 24 settembre e alla manifestazione contro l’omofobia del 10 ottobre, per gridare un forte e sonoro “NO” alla discriminazione sessuale e al razzismo contro gli omosessuali. Diverse adesioni stanno giungendo, mentre scriviamo, ai due eventi previsti: ultima fra tutte, quella della diocesi di Roma, che si è detta intenzionata a unirsi agli enti promotori dell’iniziativa della fiaccolata, ossia Regione, Provincia e Comune, per manifestare la preoccupazione per il clima di chiusura e violenza creatosi in Italia.

Piccoli passi, ma numerosi, per combattere l’Omofobia.

di Santina Buscemi

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