La donna del boss è sempre la più bella…


MiaWallace

Alla fine, quel trofeo non l’hanno vinto. La radio ne aveva denunciato la scomparsa: a sentire la notizia è il pugile Butch Coolidge, di rientro al suo vecchio appartamento. Ma lui, sapete, aveva altro a cui pensare: gangster alle calcagna, un mucchio di soldi, la reputazione al diavolo. Del Jack Rabbit Slim e del suo trofeo di ballo rubato, non gliene poteva fregar di meno.

Ad ogni modo, s’erano presentati a bordo della macchina di Vincent, la Chevrolet Chevelle del 1964, rossa fiammeggiante. Avevano prenotato un tavolo a nome “Mia Wallace”. Hamburger al sangue, cola alla vaniglia, frappé da 5 dollari. Poi c’era stata la gara, “Io voglio ballare, voglio vincere e voglio quel trofeo. Perciò, balla bene!”, pretendeva lei. Per il Jack Rabbit Twist Slim Contest, si danza a ritmo di “You never can tell”, cantata da Chuck Barry. Lei sceglie un passo felpato, con mordi e fuggi di twist dance. S’è rifatta al personaggio della Duchessa del film Disney Gli Aristogatti. Lui è più sornione: sembra una giovane star di un film per ragazzi degli anni Settanta, con tanta gelatina sulla capigliatura…

Moglie del boss di Los Angeles Marcellus Wallace, uno dei protagonisti del film Pulp Fiction di Quentin Tarantino (1994), la signora Mia Wallace è il personaggio femminile più conosciuto del glamour cinematografico degli anni Novanta. Eppure, il suo fascino è un omaggio alla bellezza del passato, che poco ha a che fare con quella di fine secolo.

Per costruirla nell’aspetto, Quentin Tarantino ha più volte dichiarato di aver fatto riferimento ad Anna Karina, l’attrice danese importata in Francia negli anni d’oro della nouvelle vague. Protagonista del film preferito di Tarantino, quel Bande à part di Jean Luc Godard (1964) che ha dato anche il nome alla casa di produzione del regista americano, la bellezza della Karina viene presa a modello degli anni Cinquanta e Sessanta, anni d’oro del cinema cui Pulp Fiction fa riferimento negli usi e nei costumi.

Per costruirla nel carattere, Quentin Tarantino s’è ispirato a più “donne dei boss” dell’immaginario cinematografico. In particolare, Elvira Hancock, la donna del mitico Tony Montana interpretato da Al Pacino in Scarface, di Brian De Palma, 1983. Bella e dannata, recitata da una venticinquenne Michelle Pfeiffer (circa la stessa età alla quale Uma Thurman interpreta Mia Wallace), Elvira è, alla pari di Mia, una donna viziosa e viziata, incline alla noia. Ma affatto “snob”.

Per costruirla nella somiglianza, infine, pubblico e critica l’hanno paragonata ad una grande attrice del cinema muto: Louise Brooks. Statunitense, lavorò per Howard Hawks ed altri registi pionieri del genere d’avventura. Incarnava i primi modelli di “femme fatale”, pericolosa, perversa, sensuale. Tre aggettivi che calzano a pennello per il personaggio di Mia Wallace. Ed a vedere le fotografie, a conti fatti, la somiglianza tra le due donne è enorme.

Uma Thurman non voleva, inizialmente, interpretare questo ruolo. A convincerla fu Tarantino stesso, che pur di non rinunciare alla sua “musa”, insistette affinché le leggesse l’intero copione via telefono. Questa sorte di corte artistica, alla fine, funzionò. Le altre candidate erano Isabella Rossellini, Meg Ryan, Danyl Hannah, Joan Cusack, Michelle Pfeiffer. Ma per loro la cornetta non restò alzata tanto a lungo.

Molti personaggi nel cinema di oggi si rifanno al look di Mia Wallace. Che di per sé, abbiamo visto, non ha inventato nulla: ha solo rimesso in moto eleganza, sensualità e seduzione delle dive del passato. Eroine di film recenti come la Violet Shariff di Ultraviolet (2006), interpretata da Milla Jovovich, o la telecinetica Kira Hudson di Push (2008), dell’attrice Camilla Belle, riprendono il look “alla Mia Wallace”, per assegnare i loro personaggi al fascino della femme fatale moderna.

Su Internet spopola la “Mia mania” da parte delle sue fan. Le quali, oltre a pubblicare art gallery, community e curiosità, si danno anche indicazioni su come fare per emulare la ragazza che compare sui poster di Pulp Fiction. Lo smalto utilizzato è “Le Vernis” di Chanel, tonalità “Rouge Noir”, numero 18. Su Ebay è possibile acquistare la parrucca di Mia Wallace a prezzi non proprio accessibili. La camicia bianca deve essere di seta, maniche larghe, scollata. La sigaretta rigorosamente senza filtro.

Il trofeo di ballo amatoriale, dicevamo, Mia e il suo amico Vince non l’avevano vinto. Però lo hanno riportato a casa lo stesso: capricci di gangster, che ci volete fare. Di ritorno al lussuoso appartamento della donna, il gentiluomo Vincent la vede congedarsi con un ballo, Girl, you’ll be a woman soon, ed un drink, qualcosa di forte, un whisky. Lei cammina scalza, sul parquet bianco. E’ alle ultime forze della serata. I suoi viziacci non li tiene a freno, c’è una bustina di polvere bianca sulla scrivania. Tony Montana era mica un duro perché faceva uso di droghe. La signora Wallace in quel momento è una debole. Fatale è l’ingordigia di chi trasgredisce per noia: capricci di gangster, che ci volete fare.

di Alessio Di Lella

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