Rai4 vs Iris. Un match a colpi di serie tv

01_09_09_rubriche_tele-visioni_rai4vsiris_mattia_gangi.jpgSi dice, in giro, che l’avvento del digitale terrestre sia un avvenimento festoso carico di freschezza e novità. Si narra, nei corridoi dell’etere e nella carta stampata, che il turn off dell’analogico poterà con se un importante arricchimento contenutistico e nuove modalità di fruizione del prodotto televisivo a cui faranno seguito un’espansione dell’offerta e concrete possibilità di un insperato pluralismo. Si dice, e insomma, noi vogliamo crederci. Un po’ per non passare per i soliti detrattori della Tv, che fa tanto techno-radical-chic ed un po’ – nasconderlo sarebbe ipocrita – perché ci piace sederci, infilar le pantofole e restare a guardare.




Ed eccole, scaldate e massaggiate agli angoli del ring, le due concorrenti di sempre, le due sorellastre, Rai e Mediaset, alleate sul satellite ma concorrenti in digitale, tutt’altro che stanche, tutt’altro che a terra. Eccole, spolverate ed imbellettate, come vecchie signore attempate ma ancora attraenti, sfoderare le loro ultime armi di seduzione, il loro push-up del piccolo schermo.
E’ un insospettabile 30 novembre 2007 quando Iris, made in Mediaset, comincia ad andare in onda con grandi aspettative e titoli di tutto rispetto. La sua programmazione inziale, affidata alla direzione di Miriam Pisani, comprende film, musica, teatro e documentari – merce rara per la tivù commerciale – non dimenticando l’elemento essenziale delle serie tv.

Grande spazio anche al cinema. Tralasciando per un attimo le pellicole d’autore italiane ed internazionali degli anni ‘30,  che – senza nulla togliere ai miti del passato – appesantiscono il palinsesto rendendolo poco competitivo, la serata di Iris sembra a prima vista una sorta di collage artatamente fabbricato, che mescola in un unico calderone commedie all’italiana, B-movies compresi, qualche punta di diamante dello humor americano come “ Ti presento i miei” ed in ultimo, campioncini d’audience come “ I Soprano”, che in passato ha letteralmente galvanizzato la seconda serata di Canale 5 e l’ormai inguardabile CSI.

Dall’altra parte del ring, all’angolo dello sfidante, muove i suoi primi passi Rai4, il nuovo canale di viale Mazzini, affidato sin dal suo concepimento ad un grande vecchio della programmazione come Carlo Freccero. Già direttore dei palinsesti di Canale 5 ed Italia 1, Freccero è un vero e proprio artista della televisione. Autore televisivo, direttore di reti nazionali, responsabile della programmazione, il suo è un talento riconosciuto a tutti i livelli, anche oltre confine. Nel 1994 è infatti responsabile della programmazione di France 2 e France 3, ma la parentesi francese dura soltanto due anni. Nel 1996  torna nel Bel Paese dove finalmente, dopo numerose esperienze, arriva in Rai ricoprendo per sei anni ( fino al 2002 ) il ruolo di direttore di Rai 2.

A differenza di Iris, forte dello strapotere di Mediaset in ambito generalista ma povero dal punto di vista autoriale, il palinsesto di Rai4 è fortemente targettizzato verso un pubblico giovanile. Una platea che, dopo aver spento da anni la televisione, pian piano torna a familiarizzare con il mezzo, timidamente, grazie soprattutto alla disponibilità di fruizione via internet. Proprio sulla piattaforma innovativa e funzionale di rai.tv è infatti possibile guardare il canale in tutta la sua programmazione ed in qualità elevata, in uno schermo forse più piccolo ma che di sicuro ormai non ha più nulla da invidiare al vecchio caro piccolo schermo.

Ma il fulcro della forza di Rai 4 è sicuramente indicabile dal punto di vista contenutistico. Le serie tv, elemento base intorno al quale ruotano come piccoli satelliti brevi interruzioni e programmi divertenti come Sugo, si sprigiona in tutta la sua forza all’interno della scaletta Rai.

I titoli parlano chiaro : Angel, saga vampirica nata dal successo internazionale di Buffy l’ammazzavampiri, il ritorno in salsa piccante di Melrose Place – che dopo lo spin-off di Beverly Hills 90210 su Rai2, rende evidente il cambiamento stilistico, con la farcitura quasi onnipresente di scene di sesso e discorsi pruriginosi – il mix di fantascienza e spionaggio delle avventure di Alias, nato dall’osannato J.J. Abrams, futuro autore di Lost;  ed ancora, la nuova creazione dei fratelli Ridley e Tony Scott, Numb3rs, telefilm incentrato sulle figure dei fratelli Don e Charlie Eppes, il primo agente speciale dell’Fbi ed il secondo genio matematico che aiuta il fratello nelle sue indagini, e last but not least l’intramontabile Streghe, nato nel 1998 e concluso nel 2006 dopo ben otto serie.

I giovani insomma sono i veri protagonisti come dimostrano non solo l’attenzione per il cinema – tra una serie e l’altra il palinsesto è piacevolmente scadenzato da titoli importanti della filmografia statunitense e prodotti italiani di qualità – ma anche e soprattutto la presenza di programmi come Blog- il meglio della rete più il peggio della televisione  e Vite Re@li – magazine che esplora il mondo delle web-celebrities.

Da questo primo confronto Iris sembrerebbe ormai sconfitto, pestato a sangue, umiliato sotto i colpi dell’ondata giovanile di Mamma Rai. Ma se già questi elementi potrebbero essere sufficienti per decretare la fine del match, il suono della campanella, il vero e proprio colpo di grazia è rappresentato più che altro da una intuizione di Freccero :  utilizzare gli immensi archivi Rai per serializzare i film, ovvero creare dei grandi contenitori di genere all’interno dei quali inserire sensatamente le pellicole. In tal modo i film non vengono mandati in onda “a casaccio”, ma seguendo un preciso ordine che permette al telespettatore di godere del prodotto contestualizzandolo all’interno di un macroscenario.

Sconfitta dunque Mediaset, la vera forza di Rai 4 sconfina lo sterile scontro frontale e si fa spazio nella contesa con il grande nemico Sky, imponendosi infatti come una tra le più seguite tra le piccole reti digitali che nel loro insieme formano il cosiddetto nanoshare.

Che sia questo l’inizio di una vera rivoluzione culturale che riavvicini la televisione ad un pubblico davvero composito e non unicamente formato da illetterati e nullafacenti con manie di protagonismo? Che sia la genesi di un’attenzione televisiva che coinvolga una grossissima fetta di ascolti fino ad ora mortificati dallo scempio delle generaliste ? Non si sa, ma a noi piace pensare cosi, a noi piace fantasticare, pensando ad una tv più pulita e stimolante, più giovane e meno infantile.

Vogliamo insomma immaginare che il passaggio ad un’altra tecnologia di trasmissione, con meccanismi ed intrighi propri del mezzo, non sia meramente un’imposizione di chi da questo giochetto guadagna una barca di danari, ma che si tratti invece di una sincera attenzione dei nostri governanti, in apprensione per la dieta mediatica dell’ormai bulimico pubblico generalista. Non un duello all’ultimo sangue, ne uno scontro pugilistico combattuto a suon di audience, spot e spazi pubblicitari ma in realtà una decisa soluzione che libera lo telespettatore dal p(i)attume della vecchia programmazione e lo immerge speranzoso in un meraviglioso mondo di dati.

Anche se forse – molto probabilmente – non è così, “lasciatece sognà”!

di Mattia Gangi

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