God save the Porn
Il rapido declino del cinema pornografico.
Parola d’ordine : Femminilità. Riviste tematiche piene di consigli psicologici ed indumenti da indossare, borsette, scarpette, sciarpette, profumi; il mondo della donna viene quotidianamente sviscerato da uno dei settori giornalistici che soffre meno la crisi dell’editoria, la stampa di genere. Paginoni patinati, redazioni femminili e focus sull’orgasmo : clitoridea o vaginale ? Stare sopra o stare sotto ? Beveroni al mirtillo o tisane drenanti ? Dubbi amletici e quesiti esistenziali che avendo come riferimento un pubblico altamente targettizzato non lasciano spazio all’altra parte. Non approfondendo dunque il discorso circa le problematiche maschili, i settimanali pour femmes evitano spesso una sana riflessione sull’eccitazione maschile.
Incentrata sull’aspetto visuale dell’eros ed impregnata di voyeurismo e passionalità, la sessualità dell’uomo viene infatti banalizzata, derisa, quasi semplificata. Nei giorni spersonalizzanti del femminismo di ritorno, messo a confronto con l’orgasmo intellettuale ed impegnato del gentil sesso, l’uomo, così immediato nell’esternarsi delle proprie pulsioni, annaspa goffamente in una quotidianità di principi contenutivi ed una intima, irrinunciabile, apoteosi di testosterone.
Condizione imbarazzante, in particolar modo per il maschio italiano. Questa creatura ibrida, risultante dall’unione dell’uomo con la belva, vive infatti con estrema costrizione la propria esuberanza ormonale, cercando dunque di far convivere all’interno della propria morale il rispetto per i precetti cattolici e lo sfogo fisiologico. Oggi, grazie all’evoluzione delle tecniche di ripresa e proiezione, la scienza cerca in tutti i modi di porre rimedio alla sofferenza del poverino, il quale, pur di placare la propria sete trova conforto tra i meandri più oscuri del web. Ma, in passato, non è sempre stato così.
La stimolazione oculare, radicata intimamente nella potenza maieutica e liberatrice dell’immagine, non rappresenta semplicemente l’elemento fondamentale intorno al quale ruota l’elefantiaca produzione ormonale dell’uomo, ma si configura anche come pilastro cementizio di un intero settore dell’industria culturale, il cinema a luci rosse. Un mondo magico ed etereo, fatto di set quasi stilizzati e storie improbabili, in cui giovani ninfomani cercano spasmodicamente di dar sfogo ai propri bisogni con baffuti uomini di mezz’età, idraulici palestrati, pizzaioli abbronzati e poliziotti corrotti.
Una carrellata di titoli stupefacenti che pescano nell’immaginario collettivo con fantasia d’artista per dar vita a veri e propri gioielli come 007 e i servizietti segreti, 00tette, la spia che mi chiavava, liberamente ispirati alla spia più famosa di Hollywood, A caval donato lo si prende in bocca, Cappuccetto rotto, Il dottor Stranaminchia, di sapore fiabesco e veri e propri remake d’autore come Il culo sopra Berlino, Il culo della Rosa, Don Camillo e Pappone, 2002 Odissea nello schizzo, 4 matrimoni e un foro anale ed Incontri ravvicinati del terzo dito, il quale si suppone abbia molto da raccontare.
Ma la goliardia dei moderni autori, riscontrabile persino dalla perdita di fantasia per ciò che riguarda la titolazione, nasconde un malessere profondo che affonda le sue radici nella trasformazione del Cinema stesso. La storia del porno moderno inizia con un titolo, una pellicola storica, il genitore di ogni perversione, Deep Throath. Le immagini traballanti, una biondissima Linda Lovelace, un piacere visivo di circa 60 minuti, tanto quanto basta per scandalizzare l’America ed il mondo intero. Il sesso non fu più la stessa cosa dopo Gola Profonda, che nei fantastic seventies sdoganò il genere, liberandolo dal ghetto delle luci rosse fino a portarlo nei salotti buoni della critica cinematografica. Era il 1972 ma ancora oggi, dopo una miriade di produzioni, l’opera di Gerard Damiano rimane il film porno più visto nella Storia del cinema.
Gli anni ‘70 e tutti gli ’80, furono il ventennio d’oro della distribuzioni a luci rosse, una vera e propria Belle Epoque del cinema piccante, che per far fronte alla copiosa produzione di pellicole diede vita alle prime sale cinematografiche per soli adulti. Buie, fumose, case di perdizione e di peccato, non-luoghi all’interno dei quali, quelli che giganteggiavano sui maxi-schermi non erano seni e soavi sederi ma vere e proprie tette accompagnate da culi mai visti. In quegli anni di boom economico, tutti, proprio tutti, andavano al cinema, e tutti, ma proprio tutti, magari con circospezione ed imbarazzo, sedevano almeno una volta alla settimana nelle poltrone logore della pornografia.
Benché se ne parlasse con maschia goliardia tra uomini e con disgusto tra le porcellane dell’alta società, il cinema a luci era un vero e proprio luogo di incontro dove ci si riconosceva con complicità e si condivideva con pudore quelle ore di regressione; il panettiere incontrava l’architetto, il giudice ammiccava al professore, il giornalista cedeva il posto al carabiniere e qualche volta, privo del caratteristico colletto bianco, ci si poteva incontrare anche il prete.
Tutti lì ad attendere i propri sogni materializzarsi in un tripudio di carne e femminilità, attraverso le gambe di Jessica Rizzo, le labbra rifatte di Milly D’Abbraccio, l’intramontabile decolté di Moana Pozzi e la sensualità perversa di Selen.
Ma nel giro di un decennio l’evoluzione fisiologica della tecnologia e l’avvento dell’home theatre, e dunque l’instaurarsi di una nuova modalità di fruizione del prodotto cinematografico in generale, hanno di fatto messo in ginocchio l’industria dell’hardcore ed i luoghi del consumo. In effetti il passaggio dalle sale alle case non ha portato come suo precipitato immediato il fallimento delle filiere produttive; inizialmente infatti la distribuzione ha subito una metamorfosi progressiva che dalla celluloide cinematografica ha portato al VHS per poi approdare ai lidi digitali del DVD in alta definizione. Il vero e proprio tracollo avviene dunque in seguito alla diffusione della banda larga, del file sharing ed in ultimo dello streaming più o meno legale della pornografia digitale.
Con Internet insomma cambia tutto. Cambiano le modalità di ripresa, di distribuzione ma si trasforma anche il gusto stesso del fruitore, il quale alle esagerazioni a dir poco surreali delle trasbordanti misure delle attrici e degli attori, preferisce il sottile effetto di realtà dato dall’homemade. Una telecamera, una fotocamera ma anche un semplice cellulare possono infatti trasformarsi in una cinepresa perfetta per girare un filmato pornografico di tutto rispetto.
Il set? Casa propria; gli attori ? Noi stessi.
Il file viene poi passato sul computer, l’upload è quindi una sciocchezza. La Rete fiuta l’affare ed è tutto un proliferare di tubes in beta version, secondo il modello 2.0 copiato da Youtube che forniscono tonnellate di pornografia gratuita campando soltanto di pubblicità. Al primogenito ed ancora sperimentale Youporn.com ecco affiancarsi i più sofisticati redtube.com, più fornito del primo e pornhub.com un vero e proprio nodo capace di fornire filmati per tutti i gusti, attuando una divisione tra professional ed homemade.
Insomma, morta la sala non muore di certo la passione per il porno. Isolati nella penombra della nostra camera, di fronte al nostro computer, i volti sacri della cinematografia lasciano spazio a quelli molto più comuni di una generazione tecnologica che in un orgia di pixel e voyeurismo, digitalizza i propri gusti e la propria sessualità.
di Mattia S. Gangi

Author: Redazione (935 Articles)