Quali sono i nuovi Vizi?


vizi capitali e nuovi viziÈ più interessante conoscere i vizi e i peccati di un individuo piuttosto che le sue virtù, sostiene Galimberti nel suo libro “ I vizi capitali e i nuovi vizi”, approfondimento di una serie di articoli usciti sul quotidiano “ La Repubblica”. E non si può che sostenere l’attualità di quest’analisi, poiché siamo bombardati da riviste, programmi televisivi e news in internet che “informano” su argomenti scottanti attraverso scoop e indiscrezioni sulle vite private dei personaggi pubblici.

Seguendo un ordine cronologico nell’analisi del vizio nel libro di Galimberti, troviamo che il primo studioso ad occuparsene fu Aristotele. Il filosofo greco li definisce come abiti nel male, nel senso che si possono considerare come comportamenti ripetuti nel tempo, “abiti” che non esprimono la virtù umana ma piuttosto il male dell’uomo. Per contrastare che l’uomo indossi degli “abiti del male”, bisogno far ricorso ad un’educazione ai vestiti del bene.

Nel Medioevo si inizia a collocare il concetto di vizio nella sua naturale opposizione con la religione cristiana. Si contrappone il vizio alla virtù, il bene al male, la fede al peccato, Dio a Lucifero. Leggere il vizio in una logica che pone in contrapposizione due categorie filosofiche, scaturisce inevitabilmente in  una problematica di conciliazione! Secondo Galimberti per soddisfare l’esigenza del vizio bisogna consumare per soddisfare quel tipo di bisogni. La religione cristiana invece ci invita a seguire la morale della mortificazione dei bisogni. Come? Controllando i propri desideri, vivendo umilmente e servendo la volontà di Dio.

I vizi per essere soddisfatti spingono inevitabilmente a consumare qualcosa, entrano in poche parole ad essere parte integrante del capitalismo e dell’economia di mercato; al contrario la religione non è una forma di scambio e professa la mortificazione dei bisogni umani. Se le due morali sono incompatibili possiamo leggere nell’economia dei vizi una vittoria contemporanea e una loro contestualizzazione nella nostra società.

Dopo il periodo dei lumi, nel 1800 Kant definì i vizi come “malattie dello spirito”;  Da un problema morale che ne faceva il Cristianesimo si passa a concepirli come una malattia, sostituendo così la sfera morale con quella patologica. Questi comportamenti e desideri portano l’uomo a vivere delle “deviazioni morali”, ognuna delle quali fa scaturire una definizione diversa dell’individuo ( il goloso, il lussurioso, il superbo, l’avaro, etc).

Infine nel 1900 i vizi vengono concepiti da scienze come la psicologia e poi la psichiatria delle manifestazioni psicopatologiche…

Dopo un’analisi del significato di ciascun vizio, lo studio di Galimberti trasloca nell’analisi di questi nella nostra società contemporanea. Quelli che una volta si chiamavano i sette vizi capitali sono diventati dei nuovi vizi, perchè sono il frutto delle mutate condizioni economiche in cui viviamo.

Questi nuovi vizi possono coincidere con le cosidette “tendenze collettive” a cui l’attore contemporaneo  riesce ad opporsi con debolezza rischiando di essere vittima dell’esclusione sociale.
E allora Galimberti individua in realtà i disvalori della nostra epoca:  il consumismo, il conformismo,  la spudoratezza,  la sessomania, la sociopatia, il diniego e il vuoto (tipico dei giovani, secondo il filosofo).

Carattere generale dei nuovi vizi è la distruzione della personalità di ogni individuo, il disfacimento della capacità intellettuale e critica. Omologare e far proprio modelli già organizzati in ogni minimo particolare dall’economia di mercato e dai suoi tempi è un modo per mantenere sotto controllo un’intera comunità, è un modo per sedarla e offuscare le coscienze collettive.

Questa è una delle letture possibili dei nuovi vizi e allo stesso tempo è un modo per applicare una velata polemica all’attuale trasformazione nella società, di quei sette vizi capitali che sicuramente nell’ottica di Galimberti posseggono una visione più romantica e “sana” che quasi ci manca.

di Chiara Carbone

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  1. diggita.it scrive:

    Quali sono i nuovi Vizi?…

    È più interessante conoscere i vizi e i peccati di un individuo piuttosto che le sue virtù, sostiene Galimberti nel suo libro “ I vizi capitali e i nuovi vizi”, approfondimento di una serie di articoli usciti sul quotidiano “ La Repubblica”….



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