Silvio Berlusconi, il terremoto, la fiction. Lo specchio appannato di Narciso?
Anzitutto, una necessaria premessa: il narcisismo, in quanto amore per sé stessi, è una pulsione necessaria dell’animo umano. Prova ne sia che il rischio maggiore per un narcisista è trovarsi nella situazione in cui l’immagine positiva di sé stesso va in frantumi, insieme al suo mondo e alla sua voglia di vivere. Ma diviene una pulsione negativa nel momento in cui la concentrazione su sé stessi si traduce in un tentativo di eliminazione dell’altro.
Questi avvertimenti sono contenuti nell’agile volume Il narcisismo, di Antonio Alberto Semi (Il Mulino, 2007), un utile strumento di lavoro anche perché l’autore propone un campo d’applicazione della pulsione narcisista sia in termini positivi che negativi: la politica. Uno di quei terreni fortemente competitivi cui “un equilibrio psichico prevalentemente narcisistico è alla base di moltissimi successi sociali: il narcisista esercita un fascino straordinario sulle persone circostanti. La sua sicurezza, il suo orgoglio, la sua ambizione, costituiscono un invito all’identificazione per moltissime persone le quali, assicurandogli il loro appoggio, facilitano il suo successo” (p. 47, corsivo nell’originale). Allo stesso tempo questa identificazione e idealizzazione fatta di rimandi positivi crea una spirale narcisistica che può essere dannosa a due livelli. Il primo, nel momento in cui si effettua una scissione per cui l’affermazione di principio e la condizione di fatto si proiettano una solo su di sé e l’altra esclusivamente sugli altri (è il caso del politico divorziato che difende i diritti della famiglia). Il secondo, più tragico, nel momento in cui, andato in pezzi lo specchio nel quale il narcisista amava riflettersi, spazzato via il mondo in cui aveva acquisito una posizione, la vita perde di significato (ed è questo uno dei motivi dei frequenti suicidi di politici indagati negli anni di Tangentopoli).
Al di là di applicazioni così estreme, può essere utile riflettere su come alcuni dei tratti più elementari del narcisismo consentano un’interessante lettura dei fatti che hanno riguardato, negli ultimi mesi, il Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi è senza dubbio una persona “dall’equilibrio psichico prevalentemente narcisistico”, è una parte della sua carica seduttiva che emerge, ad esempio, nelle pubblicazioni elettorali patinate che hanno raccontato i successi della sua vita di imprenditore, di politico, di figlio, marito e padre.
Da maggio di quest’anno, invece, fiumi di inchiostro e pagine di carta (patinata e non) sono stati utilizzati per descrivere, commentare, criticare, difendere le occasioni in cui il Presidente si è intrattenuto con giovani donne. La fama di dongiovanni è un altro aspetto del narcisismo, ravvisabile anche nel mito originale narrato da Ovidio, in cui il cuore della narrazione è l’incapacità del giovinetto Narciso di amare e il suo disprezzo per le schiere di ragazzi e ragazze che cadono in adorazione per lui. Il suo rifiuto della reciprocità amorosa è un peccato contro gli dèi, e la sua condanna sarà trovare l’amore solo nella sua stessa immagine riflessa nell’acqua, oggetto inarrivabile per il quale si lascerà morire. Dunque, nulla di strano che nell’iconografia dell’uomo (politico) di successo stia un’abbondante schiera di ammiratrici. Ma una possibile ragione del fatto che la fama di trombeur de femmes non danneggi il politico Berlusconi neppure davanti alle imbarazzanti registrazione di una “escort”, sta nella capacità, dimostrata dal Presidente, di invertire un trend che appare consolidato. Le donne sembrano rifiutare di far parte della “corte di un re”, di costituire principalmente degli specchi in cui un uomo possa vedere il meglio di sé riflesso. “Si dimettono da specchi con i loro riflessi cangianti, da majorette con i loro vaporosi pompon […] si dimettono, lasciando gli uomini spiazzati e confusi” (Ivana Castoldi, Narcisi. Uomini in crisi d’identità (visti dalle donne), Feltrinelli, Milano 2003, p. 60). Questa maggiore sicurezza dell’universo femminile, cui corrisponde una maggiore vulnerabilità dell’altra metà del cielo, trova un’evidente disdetta nel comportamento, se non sessuale, seduttivo del Premier, che sembra contribuire ad una sorta di equilibrio di sistema, tra tendenze ultramoderniste, e forse ancora un po’ temute, e una tradizione non ancora pronta ad essere spazzata via per sempre.
Ma una polemica più “fresca” getta un’ombra più inquietante sul narcisismo di Berlusconi come incapacità di guardare all’altro. Gli ascolti deludenti dello speciale Porta a Porta dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati d’Abruzzo, e in qualche modo a “fare il punto” sul comportamento di (molti) media e (alcuni) politici sulle polemiche di cui sopra, sembrano aver sorpreso anche il Premier, che ha mancato di dare a quanti gongolavano per il maggiore ascolto ottenuto dalla fiction di Canale5 la più ovvia delle risposte: la politica in televisione non può competere con la programmazione d’intrattenimento. L’ibridazione tra politica e spettacolo, la creazione di pseudoeventi centrati sulla sua persona e creati non in un asfittico studio televisivo ma in una piazza piena di fan in tripudio, la sintonia con un clima d’opinione creato più nelle trasmissioni di soft news che nei salotti della telepolitica (si pensi all’emergenza sicurezza che il leader del Pdl è riuscito a capitalizzare in occasione delle ultime elezioni politiche), sono ingredienti alla base del suo successo. Che ne hanno sempre dimostrato la vicinanza alla gente e la distanza con la politica ingessata e autoreferenziale. Sorprendersi che due ore di cerimonia di consegna delle chiavi e lamentazione politica (senza neppure un contraddittorio in grado di offrire quella conflittualità che i risultati di ascolto sembrano sempre premiare) non reggano il confronto con la saga della famiglia Fortebracci non è da Berlusconi!
Christian Ruggiero è dottorando di ricerca in Scienze della Comunicazione presso il Dipartimento di Sociologia e Comunicazione della Sapienza Università di Roma. Dal 2004 svolge attività di ricerca nel campo della comunicazione politico-elettorale, entro le attività dell’Osservatorio Mediamonitor Politica.

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