Spot. Che Peccato!


peccato_spotBasta con il pontificare sugli spot pubblicitari che adescano il pubblico con tecniche subliminali e sesso splamato in ogni dove. Basta con il j’accuse contro la donna-oggetto, protagonista indiscussa di tante campagne odierne.

E’ bastata l’Unità – con la deliziosa Concita de Gregorio al timone – che si è pubblicizzata con una copia del giornale fresco di stampa infilato nella tasca di una minigonna che fascia un bel sedere di ragazza a mettere un punto sull’annosa questione (quella che Federico Fellini – nello straordinario episodio di Boccaccio 70, “Le tentazioni del dottor Antonio”, aveva drammatizzato in maniera sublime, costruendo un duetto memorabile fra il moralismo intransigente di Peppino de Filippo e le forme burrose quanto gigantesche di Anitona Ekberg, immortalata in un cartellone pubblicitario). Nella pubblicità regno maschile, merita semmai un appunto la rappresentazione che se ne fa del sesso “forte”.

A cominciare dalla pubblicità del Tonno Nostromo. Anno 2008.

Dove troviamo un pescatore che, invece di sfogliare una margherita cimentandosi nell’intramontabile m’ama-non m’ama, sfoglia degli ami da pesca.

Insomma, va bene che l’immaginario è rimasto orfano dell’affascinante Capitan Findus (l’attore inglese John Hewer che lo ha interpretato per più di trenta anni è morto, costringendo i creativi al restyling del personaggio, poco riuscito) ma davvero quanto a seduzione – tanto per rimanere in tema – qui, cari creativi, siamo proprio in alto mare.

Quali sono i maschi seduttivi usati in pubblicità oggi?

L’uomo che non deve chiedere mai è ovviamente anticaglia, roba da rigattieri che non desta neppure un briciolo di nostalgia.

Ed è un bene che sia così: il maschio di oggi è l’uomo consapevole dei propri limiti, che a chiedere non ci pensa neanche due volte.

Eppure, se l’autocompiacimento fisico viene equamente distribuito fra uomini e donne nella rappresentazione che ne viene proposta dalla pubblicità odierna, si rimane lo stesso un poco interdette di fronte a questa presentazione del maschio un po’ ebete, che fa quasi rimpiangere Mastro Lindo.

Il massimo dell’intrigo sembra offrirlo il George Clooney del Martini 2007, che si becca pure una porta in faccia perchè si presenta al party senza un Martini (troverà il modo di recuperare, soltanto dopo però). E che ci fa dire, senza pudore: ridateci Peter Sellers. Insuperabile esempio di sex-appeal nel prendersi porte in faccia.

La pubblicità, si sa, serve a iscenare le relazioni umane correnti.

E Algida, con la semplicità che sempre la contraddistingue, racconta il cambiamento che in dieci anni c’è stato nel rapporto uomo-donna.

Se nel 1993 bastava un cornetto di panna per far scattare un bacio (l’amore), nel 2006 c’è bisogno di una didascalia per una sana iniezione di fiducia: “Non aver paura di mostrare il tuo” (riferito, va da sé, all’amore).

Paura inspiegabile.

Visto che poi basta mostrare il motorino e vedere l’effetto che fa.

Ci pensa infatti la Marini Valeria a rimettere i puntini sulle i: da una macchinona scende per montare nel vespino di un ragazzino, e fuggire con lui. Perchè lui ha Pato (no, non il giocatore, ma proprio il vespino).

Che dire poi della sequela di pubblicità dei telefonini, crocevia di scambi amorosi formato sms, che ha dato avvio a vere e proprie soap dove nelle storie d’amore imperversano i bip  (no, purtroppo non quelli della censura dell’indicibile – magari! – ma proprio quelli della conversazione virtuale-telefonica).

Non resta allora che buttarsi sui deodoranti.

Dove il massimo dell’intrigo che si trova sulla piazza è un ragazzo-modello, nudo, che posa in un’aula di accademia artistica, costretto a coprirsi il fallo al passaggio di un’allieva dalla dolce fragranza nonché dalle curve sinuose.

La tenerezza la fa da padrona.

“The power to be different”, recita lo spot Fiat.

Protagonista Richard Gere.

Differente sì, perchè tremendamente invecchiato.

Che peccato.

di Elena Paparelli

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  1. diggita.it scrive:

    Spot. Che Peccato!…

    Basta con il pontificare sugli spot pubblicitari che adescano il pubblico con tecniche subliminali e sesso splamato in ogni dove. Basta con il j’accuse contro la donna-oggetto, protagonista indiscussa di tante campagne odierne…



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