Casa Luciani: Officine Creative


_MG_9588Dove l’idea diventa realtà -

Guidando per quella che era una borgata ufficiale costruita durante il periodo fascista, scorgendo ai lati della via edifici rimasti sotto al livello della strada si arriva al numero 159 di via di Pietralata, sede un tempo del famoso Lanificio Luciani. Ex insediamento industriale regalato all’opera di conversione a centro d’arte, cultura, musica ed incontro delle più diverse creatività, è un luogo oramai noto non solo alla romanità.  E’ tra queste mura che vivono anche le “Officine creative” dove dormono e lavorano Federica e Riccardo ed è qui che nasce il progetto “Casa Luciani”. Un progetto nato dall’incontro di quattro creativi concreti.

Federica Luciani, architetto, Riccardo Casco, interior design, già direttore artistico del “Teatro Spazio Zero” di Testaccio e creatore del Teatro “Tenda Spazio Zero” di Tor di Quinto, Gioia di Paolo, decoratrice d’interni, e Alessandro Verderosa, dj eclettico, amante della buona musica, del vintage e di Arthur Fonzarelli, hanno inventato un modo nuovo per stare con gli amici.  Il loft di Federica e Riccardo diventa uno spazio d’incontro tra amici e creativi accompagnati la domenica da un brunch e buon vino. Ma non è solo un luogo bello da ammirare: 500mq di recupero di modernariato, di realizzazione di progetti, ma soprattutto 500mq di stimoli per l’estro e l’artigianato e molto altro. “Lavoriamo, viviamo e sperimentiamo la creatività nella vita e di conseguenza la casa è ora diventata aperta. Ora è un format” – ci dice Federica; e alla domanda se avere tanta gente per casa la domenica non la disturbi, lei serenamente ci risponde che non le fa “nessun effetto perché anche durante la settimana è così: vengono persone a confrontarsi con me, le ragazze escono in accappatoio e ciabatte mentre io cerco di fare un soffritto. Abbiamo trovato un equilibrio. La nostra idea si è concretizzata con naturalezza”. Ed, infatti, il clima da casa si avverte una volta entrati. E Gioia prosegue: “noi cerchiamo di mettere le persone a proprio agio come dei bravi padroni di casa”._MG_9476

L’impressione che si ha varcando la soglia, non senza aver prima bussato come dei bravi ospiti, è ben spiegata da Verderosa. “Tu lo vedi sui giornali poi entri qui ed è vero, tridimensionale”  come vera è la creatività che ogni domenica trova il suo luogo d’esistere tra queste mura. Noi ospitiamo la creatività vera. Ospitiamo l’artigiano scegliendo in base a quello che piace a noi e anche questo può essere innovativo, perché noi ospitiamo l’artista artigiano. Perché chiunque può fare l’artista se si parla di artista concettuale. Oggi ci sono centinaia di spazi dove si espone, ma in realtà entri e non respiri niente perché tutto è gestito da entità altre; perché in realtà é commercio”. E dalla realtà attuale si finisce a parlare di Andy Warhol.

“E’ una factory alla Warhol: io sono artista e ospito altri artisti, ma solo quelli che mi piacciono”. Perché è così in questo loft che pullula di energia: nulla è predefinito, l’idea viene lasciata libera di uscire e di vivere. “È un contenitore che sta generando un surplus creativo e tutto questo ha generato altre energie e stanno nascendo altre idee”.

Dimentichi di stare in una Roma un po’ addormentata e vieni trasportato in una realtà in cui tutto sembra possibile se si è concretamente creativi.

E questa energia esce dalla porta dell’abitazione e la ritrovi all’ingresso di quel corridoio buio che ti riporta all’artigianato. È lì che tra una parola araba e una sonorità francese ho incontrato Omar. Personaggio che ti colpisce subito e che ti fa domandare “Ma chi è?”. Un lungo racconto di Riccardo segue questa mia “ingenua”domanda e che fa arrivare, come prima tappa significativa per il proseguo, Omar al teatro di Riccardo “dove cammina con noi per due, tre anni. Poi si trasferisce in quel di Viterbo. Ad un certo punto passa 4-5 anni a lavorare come cuoco in un nostro ristorante a Roma; poi scompare e ad un tratto riappare. Arriva nel piccolo borgo dove vive mia madre e dice di voler star là per ritrovare se stesso. Figlio di un principe algerino, osservatore dei dettami dell’Islam, non indossa più la camicia per un fioretto. Omar si incontra con mia madre tutti i giorni a pranzo nel borgo a e a poco a poco gli riprende la sindrome da padella fino a che domenica prossima  approderà a Casa Luciani” a dar vita a invenzioni culinarie per i palati degli amici._MG_9495

È così Casa Luciani: tu pensi di fare un’intervista precisa, che possa essere trascritta così come ti è stata concessa ed invece ti ritrovi a possedere un bagaglio informativo di tal portata da non saperti più districare. E ti ricordi delle due poltroncine anni 20 riportate a nuova vita dall’attento restyling di Riccardo, oppure delle lettere enormi da insegna luminosa trovate per caso da Riccardo su un carretto che passava e allora ritorni agli artisti che faranno la loro comparsa alle officine. Come l’artista Alesandra Roveda. La sua arte sta nel fare tutto e ricoprire qualunque cosa con l’uncinetto: enormi polipi si alternano nella sua collezione a televisori e biciclette ricoperti dall’uncinetto. Federica e Gioia tengono a sottolineare che Lei rappresenta il tipo di artista da loro ricercato: l’artista-artigiano. “Il termine artista è un concetto contemporaneo perché un tempo prima di essere tale eri un artigiano; facevi la gavetta” Ci tengono, giustamente, a rimarcare il loro percorso, l’essere quattro persone che si sono fatte le ossa e che non si sono svegliate una mattina dicendo “béh, oggi io faccio l’artista”.

E a Riccardo, con la sua esperienza di teatro non gli _MG_9491viene in mente di portare degli attori a casa Luciani? Non ci pensa minimamente. “Se vuole venire il nuovo Ascanio Celestini o se vuole venire un cantastorie benissimo, ma se devo modificare la casa per il teatro no perché ci sono i luoghi deputati” per ogni cosa.

In questo divagare tra i racconti forse una cosa è da rimarcare per non perdere il punto da cui è partita questa intervista: Casa Luciani è solo la domenica, perché Casa Luciani è il nome dell’evento brunch ad Officine Luciani. Quando la domenica finisce e la settimana rinasce le Officine continuano la loro vita di luogo creativo, di spazio per fotografi, pittori, di mercatino del  vintage di alto livello e per le vite lavorative e non di Federica, Riccardo e le due ragazze che con loro vivono.

Verderosa prosegue la sua vita fatta di musica, e Gioia  continua a dar vita a nuovi interni.

Federica, Gioia, Verderosa e Riccardo sono quattro vite distinte che la domenica creano un’unica realtà dove è fortunato chi riesce ad essere accolto.

Non per tutti dunque è Casa Luciani, ma solo per gli amici e per gli amici di amici. Quello che hanno creato non è un progetto di business, non ha fini di lucro quindi se non piaci non entri; sei a casa loro d’altronde. È un non-luogo in cui gli incontri accadono per caso, ma si fanno anche accadere: è un ‘salotto creativo’._MG_9526

Alla domanda: “Progetti per il futuro?”. Mi rispondono concordi “Non avere progetti”. Ma prima di andarmene, Riccardo mi mostra un disco a cui è stata data una nuova vita, una vita passata che ha generato una nuova vita: anche l’artista che lo ha realizzato sarà presente domenica prossima a Casa Luciani. Segno che nel non avere progetti i progetti nascono.

Ed esco dal loft con l’immagine della ragazza che passando tra il ‘biliardino anni ‘60′ e i mille oggetti di modernariato ha posato un piccolo vassoio di paste sul tavolo che un tempo risiedeva al all’ex Mattatoio, per condividerlo con gli altri amici-ospiti del loft.

Servizio di Federica Rondino/ Foto: Marco D’Amico

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Author: Redazione (935 Articles)

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Comments

2 Responses to “Casa Luciani: Officine Creative”
  1. Davide scrive:

    Fantastisco Davvero! Un abbraccio di Luce ad ognuno di loro/voi. Informero’ un paio di miei amici artisti di questa mevigliosa isola, ….. che non c’era .. :) . Grazie per questo post interessantissimo e Viva l’Arte!! Davide

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  1. www.upnews.it scrive:

    Casa Luciani: Officine Creative…

    Guidando per quella che era una borgata ufficiale costruita durante il periodo fascista, scorgendo ai lati della via edifici rimasti sotto al livello della strada si arriva al numero 159 di via di Pietralata, sede un tempo del famoso Lanificio Luciani….



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