INVIDIA, PECCATO MODERNO
L’Invidia è un sentimento nei confronti di un’altra persona o di un gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l’invidioso non possiede (o che gli manca) [fonte Wikipedia].
La capacità di possedere beni di varia natura è spesso indice di una buona fortuna e di una marcata dose di capitale da poter investire o spendere. Partendo da questo assunto non è difficile immaginare cosa succede in una società altamente differenziata come la nostra. Considerando l’altissima percentuale di differenziazione del lavoro, non tutti possono permettersi di avere un numero di beni materiali superiore alle proprie possibilità. Per dirla con le parole del sociologo americano Veblen, si parla in questo caso di un consumo “ostentativo”. Stando alle parole del popolo, l’invidia che si proverebbe verso la gente facoltosa è una sorta di “invidia sociale” e non del singolo individuo. Una “buona” scusa per poter “baypassare” eventuali comportamenti invidiosi verso il prossimo. Nella religione cattolica, ad esempio, è uno dei sette vizi capitali. Questo proprio perché da sempre questo sentimento negativo è presente nella natura dell’uomo.
La sete di potere, l’odio per il prossimo, propri per un certo senso dell’avidità vengono “mitigati” se non addirittura trasformati dall’invidia, che, anziché incitare a fare di più per raggiungere risultati, ridimensiona sensibilmente la personalità di chi invidia. Nella pratica di tutti i giorni, quindi, più che una possibilità spendibile per il raggiungimento degli scopi funge da deterrente. Ma nella società che è l’invidioso? Dove si nasconde? Perché il peccato dell’invidia è considerato uno dei peccati peggiori? Per vederci chiaro fino in fondo proviamo a descrivere gli effetti che questo sentimento ha su chi “ne è affetto”. Come già dichiarato nell’incipit, l’invidia ha alla base il desiderio “dell’avere”, ma ci addentriamo nella questione con una specificazione aggiuntiva.
L’avere cui aspira l’invidioso può essere sia materiale (pretesto e immediatamente visibile) che spirituale, ciò complica le cose, in quanto la sfera di azione “emotiva” è difficilmente esaminabile, inoltre si può incorrere facilmente in errore vista la delicatezza della posizione dell’invidioso nel contesto sociale. Psicologi e sociologi sono convinti che il comportamento dell’invidioso sia l’odio riversato non verso l’oggetto dell’invidiato, ma sulla persona in toto. Questo è dovuto principalmente alla componente cognitiva della questione, “l’invidia è il peccato opposto alla superbia: mentre la superbia consiste in un’eccessiva considerazione di sé, l’invidia è caratterizzata da una bassa autostima e da una concezione esagerata delle difficoltà”[Wikipedia].
I sociologi d’altro canto hanno sempre sostenuto anche un’altra tesi, la “doppia faccia” dell’invidioso. Un esempio su tutti è il “free rider” persona opportunista che fa esperienze sulle spalle degli altri, traendo vantaggio da situazioni a discapito del prossimo.
Altra prerogativa del “free rider” è quella di godere di eventuali “sfortune” che per il naturale ciclo vitale dovessero abbattersi sull’invidiato. Psicologicamente il comportamento dell’invidioso è rintracciabile in alcuni tratti comportamentali molto precisi, come il disprezzo per l’oggetto invidiato, ossessione, frustrazione ed ipocrisia. Ma allora siamo tutti invidiosi? A quanto pare forse sì, ma non senso patologico del termine, almeno si spera. Purtroppo a favore di una condizione di invidia generalizzata ha contribuito il progresso della specie umana.
Sbaglia infatti chi pensa che l’invidia sia solo dei tempi moderni. Non è infatti vero che l’invidia sia il sintomo del nuovo male causato da un progresso tecnologico ed economico spasmodico e mal gestito. Oggi è solo cambiata la percezione dell’invidia, non fatta più solo di materialismo in senso stretto, ma anche di comportamenti e di modi di essere. La televisione infatti a riguardo è “cattiva maestra”. Se ci soffermiamo un momento su questa questione ci accorgiamo che i programmi televisivi quali varietà o talk show “impongono” un proprio “stato di invidia” da far percepire al pubblico, scatenando uno squilibrio non indifferente con la normalità della vita quotidiana. Programmi e Tg conditi con molto gossip infatti, non fanno altro che aumentare l’invidia nei confronti dei VIP da parte del popolino, che, non potendo “arrivare” alla loro grandezza snobba e denigra chi secondo loro non è nell’ Olimpo dei Sogni e quindi non merita quella posizione o quello status. Infatti proprio dell’invidia è la favola “della volpe e l’uva”. C’è anche un altro passaggio da tenere in considerazione a riguardo, ovvero il principio di emulazione.
Esempio potrebbe essere la continua emergenza dell’anoressia delle giovani ragazze che intraprendono volontariamente, spesso con effetti devastanti, strade che portano all’esasperazione del sentimento di invidia verso i propri beniamini o generalmente verso il sistema. L’invidia si nasconde nella società, impercettibile serpeggia nel collega o nel vicino di casa e colpisce tutti senza esclusione di colpi. Tiene man forte a riguardo l’aforisma di Khail Renard che recita “il silenzio dell’invidioso fa troppo rumore” oppure quello di Giovanni Boccaccio “solo la miseria è senza invidia”. A parte gli aforismi e colpi di genio, il vivere a contatto con l’invidia è giornaliero e incontrollabile. Il detto “non mi importa se parlano bene o male, l’importante è che se ne parli” potrebbe essere l’unica ricetta antinvidia, ma anche ulteriore condanna dell’essere invidiato. In definitiva l’invidia, non è solo l’ultima frontiera dei peccati moderni, ma il male incurabile della società civile, dotata di una “sensibilità assassina” del senso di giustizia che mai cambierà. Democrazia, socialismo, giustizia sociale sono belle parole in politica ad esempio, ma scarsamente applicabili al comportamento umano nel complesso degli atteggiamenti… scaturisce quindi il fatto che una persona può condividere ideali, prendere posizione, marciare per l’uguaglianza su più fronti, ma usando l’altra faccia, quella che non usa per l’invidia.
di Angelo Giuliani

E come convivere con l’invidiosi? E’ meglio tacere , non raccontare delle prorie cose?
Quando l’invidia e’ fra fratelli o i presunti miglior amici , che fare ?