Dario Argento
Grandioso, bizzarro, un po’ inquietante sin nell’aspetto (Dario, non ce ne volere!). Questo è Dario Argento, il capofila del cinema horror italiano. Molto apprezzato all’estero, costantemente stigmatizzato dalla critica ufficiale del Bel Paese, è autore di film unici nel loro genere, nei quali riversa le proprie ossessioni, angosce, pulsioni di morte. Alle sue spalle grandi maestri: Mario Bava, Sergio Leone, Fritz Lang, Alfred Hitchcock.
Pellicole varie, che indulgono tanto al gusto della citazione colta quanto a quello più splatter e triviale che tanto piace alle giovani generazioni. Ma confessiamolo: chi di noi non ne ha mai vista una? E chi non ha passato almeno una notte insonne per colpa sua?
Dario Argento nasce a Roma il 7 settembre 1940 da Salvatore Argento, produttore cinematografico per la Unitalia Film ed una modella brasiliana di straordinaria bellezza, Elda Luxardo, che, trasferitasi in Italia con il fratello Elio, diviene la prima fotografa di cinema e moda del dopoguerra. Nello studio della madre, Dario vede sfilare i maggiori divi italiani (Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale) e ne rimane profondamente affascinato. Così come lo colpiscono la cura del trucco e del dettaglio, che il regista farà propria nel dirigere le pellicole.
Adolescente dal carattere irrequieto e introverso, ma dalla spiccata personalità che non passa mai inosservata, abbandonati gli studi classici in seguito all’incomprensione con un docente, scappa di casa all’età di sedici anni, per stabilirsi a Parigi, dove trascorre un anno facendo vita da clochard.
Rientrato in Italia nel 1957, collabora all’Araldo dello Spettacolo, occupandosi di teatro, cinema e musica. Successivamente inizia a scrivere anche per Paese sera, noto quotidiano romano, contribuendo a preparare, con la sua attività di critico favorevole ai generi cinematografici cosidetti “bassi”, il clima di rivolta contro l’arte ufficiale dell’imminente ’68. E’ il periodo in cui Dario stringe importanti amicizie, come quella con Giuseppe Patroni Griffi e Sergio Leone, per il quale scriverà, insieme a Bernardo Bertolucci, il soggetto di “C’era una volta il West”.
Il 1970 è l’anno del debutto come regista, con “L’uccello dalle piume di cristallo”. Il film, che inizialmente sembrava destinato all’insuccesso – data la prima, fredda accoglienza ricevuta nei cinema italiani – si trasforma rapidamente in un trionfo, giungendo ad incassare più di un miliardo delle vecchie lire. Definita, a buona ragione, dal critico Roberto Pugliese come un “sasso nello stagno” nella produzione cinematografica dell’epoca, la pellicola inaugura la “trilogia degli animali”, conclusasi con “Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio“ (1971).
Nel ‘72, dopo la nascita della prima figlia, l’attrice e stilista Fiore, Dario divorzia dalla moglie Marisa Casale, per intraprendere una relazione con l’attrice Daria Nicolodi, dalla quale nascerà successivamente la più celebre e “maledetta” Asia Argento. Ormai l’ “Hitchcock italiano” si è pienamente affermato presso il grande pubblico e viene chiamato dalla RAI a produrre La porta sul buio, una serie di quattro film trasmessa nel settembre 1973 sulla prima rete. Allo stesso anno risale la breve parentesi “storica” della filmografia di Argento, Le cinque giornate, con protagonisti Adriano Celentano ed Enzo Cerusico, caratterizzato da un approccio originale e spiazzante al celebre episodio risorgimentale. Ma si rivela un flop memorabile, che spinge il regista a tornare alla tematica thriller, a lui più congeniale.
Nel 1975 esce il cult “Profondo Rosso”, che fa da spartiacque nella filmografia argentiana: d’ora in poi sempre più pressante si fa l’attenzione del regista per gli effetti raccapriccianti e si assiste ad un’esasperazione della violenza e del macabro. Frattanto, nel dicembre dello stesso anno, la colonna sonora del film, composta ed eseguita dai Goblin e Giorgio Gaslini, è ai primi posti nell’hit parade italiana. Tre milioni saranno le copie vendute nel mondo. Il 1977 è l’anno di “Suspiria”, interpretato da Alida Valli, il primo vero horror di Argento, da molti definito il suo capolavoro, cui fanno seguito “Inferno” (1980) e “La terza madre” (2007), a concludere la “trilogia delle tre madri”.
Nel 1985, viene arrestato per possesso di hashish e condannato a tre giorni di carcere, che trascorre nella prigione di Regina Coeli, nella stessa cella del capo della banda della Magliana, Rosario Nicoletti. Si intensificano le collaborazioni con l’amico George A. Romero e Michele Soavi, per il quale scrive le sceneggiature di due dei suoi film horror più riusciti, “La chiesa” (1989) e “La setta” (1991). Nel 1993 esce “Trauma”, interpretato dalla figlia Asia, poi protagonista anche de “La sindrome di Stendhal” (1996) e “Il fantasma dell’opera” (1998).
In generale, gli anni ’90 segnano il declino di Dario Argento, che tenterà invano di dare nuovo vigore alla sua produzione con pellicole mediocri quali “Non ho sonno” (2000) e “Ti piace Hitchcock?” (2005).
La terza madre, infine, si rivelerà un autentico fallimento.
Queste sono le parole con cui si apre l’homepage del suo sito internet www.darioargento.it: “Io faccio cinema perché amo, perché voglio amare e perché voglio essere amato. E dico benvenuti ai sanguinosi fantasmi della mia coscienza.
di Giovanni Di Felice

Author: Redazione (935 Articles)