ROBBIE Williams RETURNS. “Reality killed the video star”


01_11_09_robbie returns_di_felicePubblicato il 6 novembre l’ultimo lavoro di Robbie Williams, “Reality killed the video star”

“Il mio nuovo album è un killer: c’è un vecchio Robbie, un nuovo Robbie e un Robbie che nessuno di noi ha mai incontrato…”.

La dichiarazione rilasciata dall’artista britannico lo scorso 9 luglio sul suo blog ufficiale www.robbiewilliams.com faceva pensare ad un disco fresco, appassionato, retrospettivo e innovativo allo stesso tempo.

Reality killed the video star”, citazione del celebre successo dei Buggles, “Video killed the radio star”, il cui autore, Trevor Horn, è uno dei principali collaboratori del cd,  si è rivelato però molto meno sanguinario di quello che il titolo lascia presupporre.

Il primo singolo, “Bodies”, in radio dal 12 ottobre, è un pezzo indubbiamente notevole, orecchiabile, ottimo come trampolino di lancio dell’album. Insomma, si fa apprezzare. Ma se il cantante aveva intenzione di realizzare con “Bodies”, come da lui stesso previsto, “una nuova Angels”, be’… ci dispiace, Robbie, ma non ci sei riuscito.

La seconda traccia ad essere estratta dal disco sarà “You know me”, disponibile in versione cd e digitale dal 7 dicembre, ma già ascoltabile su youtube, dove lo stesso Williams, seguendo una tendenza che molti artisti contemporanei hanno fatto propria, ha strategicamente deciso di pubblicarla. Che dire? Con “You know me” Robbie torna al melodico, ma sarebbe meglio dire al melenso. Un pezzo un po’ banalotto, in definitiva. Sulla stessa linea anche “Blasphemy”, “Deceptacon” e “Superblind”, brani piuttosto mosci che passano inosservati.

Un’interessante virata verso il rock classico si ha con “Do you mind”: energica, frizzante, percorsa da una carica inattesa.

Non male “Morning sun”, che si dice composta dal cantante in onore di Michael Jackson all’indomani della sua morte, e “Won’t do that”. Il pop dei più tradizionali, tutto sommato, funziona sempre. Si ha, però, come l’impressione di sentire in queste due canzoni l’eco degli ultimi due album…… dei “Take That”! Che Robbie ascolti in segreto i brani dell’ex-gruppo col quale ultimamente si è scambiato continue frecciatine?

“Somewhere”, invece, è un pezzo di un minuto circa, un brevissimo invito a cercare la persona che ci ama e a fuggire la condizione di disadattato in cui si è impantanato l’artista (“Dont’ get stuck in the state I’m in”). Curiosa.

Ballabile e ben riuscita “Starstruck”, ma i risultati più significativi sono le tracce “Last days of disco” e “Difficult for Weirdos”, ispirate alla disco anni ’80, che in tempi recenti è tornata far sentire i suoi influssi sulla scena musicale internazionale. E Robbie ha saputo cogliere la palla al balzo.

E’ fuori discussione che rispetto al penultimo album del cantante inglese, “Rudebox”(2006), un tentativo fallimentare di fondere dance, elettronica e reggae, “Reality killed the video star” rappresenta un notevole salto di qualità. O meglio, un ritorno alla qualità.

Ma un ritorno che non convince del tutto. Poche sono le punte di originalità del disco e la carica innovativa di alcune tracce si disperde tra le romanticherie e il sound già sentito delle altre.

Robbie sta invecchiando. E si sente.

di Giovanni Di Felice

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