L’era del “Presenteismo”
Che il lavoro stressi lo si sa da sempre, da quando tornando a casa per la prima volta dall’ufficio ci si rende conto che qualcosa non và; ma che un istituto di medicina del Regno Unito dedichi all’argomento una ricerca può far stupire, sorridere. Sorridere perché spesso i termini stress, ansia, depressione sono utilizzati in maniera impropria senza pensare che sono delle vere malattie.
Ansia e depressione sono esse stesse dei mali mentali mentre lo stress è sovente la causa dei mali suddetti.
Il National Institute for Healt and Clinic Exellence (NICE) del Regno Unito, ha studiato le cause che possono generare stress da lavoro e ha cercato di proporre dei rimedi. Lo studio è stato poi pubblicato a Novembre.
Partendo dal presupposto che il lavoro è una dei principali fattori per lo sviluppo dell’individuo in quanto lo definisce nella società, l’Istituto ha analizzato come un ambiente lavorativo rigido, un lavoro non amato e dei colleghi con i quali non si ha buon feeling possa provocare un grave stress nel lavoratore e costi maggiori per le aziende.
Se una condizione mentale di benessere è lo status ideale per la creatività e la produttività, d’altra parte un ambiente di lavoro non accogliente crea improduttività.
Sarebbero 13,7 milioni di giorni di lavoro persi in un anno a causa dello stress.
Inoltre si è nell’era del “presenteismo”. Il termine “presenteismo” indica il lavoratore che pur stando sul luogo di lavoro non produce perché in uno stato di malessere mentale.
Si arriva ad una condizione di stress quando le pressioni che sono esercitate sull’individuo eccedono quelle a cui egli è in grado di reagire.
278 mila euro l’anno i costi che aziende con mille dipendenti potrebbero risparmiare se creassero al dipendente una situazione favorevole.
Il NICE individua come prima soluzione al fenomeno la gratificazione. Sono nettamente superiori le volte in cui un lavoratore è rimproverato per un errore di quelle in cui è elogiato per un buon risultato. I capi sono troppo duri con i lavoratori e gli rendono poco partecipi allo sviluppo aziendale. Inoltre giorni di ferie in più come premio e corsi di formazione per aumentare le conoscenze del dipendente sono ritenute dai ricercatori degli ottimi rimedi allo stress. Il manager, il capo o chi opera nelle risorse umane dovrebbe comprendere anche quando c’è un individuo in difficoltà e supportarlo verso la guarigione.
Le aziende potrebbero poi prevedere anche di far lavorare da casa, part-time qualora queste soluzioni fossero gradite a che opera.
Dunque attenzione, maggior coinvolgimento, più sviluppo di team sarebbero le soluzioni per aumentare la produttività e la creatività sia nelle grandi che nelle piccole aziende, negli uffici pubbliche e nelle organizzazioni.
La ricerca del NICE è stata condotta in Gran Bretagna, ma è estendibile nei risultati a tutto l’Occidente.
Un bravo in più e un rimprovero in meno poterebbero salvare le sorti aziendali in un periodo di crisi economica come quello che viviamo.
di Federica Rondino

Author: Redazione (935 Articles)