Marrazzo e la crisi del pensiero moderno: fenomenologia del Trans
“E’ un bambino o una bambina?”: è la prima domanda che ci poniamo di fronte ad ogni nuova nascita, e solitamente un’occhiata veloce al neonato fornisce una risposta. In maniera analoga, ogni volta che si incrocia uno sguardo per strada, quasi inconsciamente, si pone attenzione al sesso della persona, incasellando lo sconosciuto in una delle due grandi macro-categorie: uomo oppure donna. Se non si riesce ad inquadrare la persona con un primo sguardo, ci si può sorprendere a mettere in atto delle strategie di comprensione e di etichettamento del soggetto, a cercare indizi nella sua fisionomia, nel suo modo di muoversi, nelle espressioni del suo viso, oppure nel suo abbigliamento e così via. Queste sono anche le strategie messe in atto dallo spettatore televisivo di fronte ai servizi riguardanti il “Caso Marrazzo”, che hanno portato alla ribalta dei media diversi personaggi sub-metropolitani definiti “Trans”: da Porta a Porta ad Annozero, dal TG1 al TG4, Brenda, China, Natali ed altri sono stati invitati/e a raccontare e riproporre con particolari sempre più definiti la storia che ha visto l’ex Governatore della regione Lazio coinvolto nella nota vicenda di sesso, prostituzione e droga. Alla base del clamore mediatico suscitato non vi è solamente la curiosità morbosa sfociante in voyeurismo compulsivo per le vicende e le disgrazie altrui, che fanno la gioia e la gloria degli ideatori dei vari reality show. In questo caso il discorso è ben diverso: il “Caso Marrazzo” può essere visto come metafora della crisi della modernità, come una sorta di “cortocircuito” all’interno della cultura e dello spirito giudaico-cristiano, che questa vicenda mette in discussione su due piani. Un primo piano riguarda quella che è considerata come la base del sistema sociale occidentale: la famiglia. Il Caso Marrazzo è la storia di un tradimento – l’ex Governatore è un uomo sposato e padre di tre figlie – in cui entra in crisi anche l’essenza del pater familias.
Possiamo affermare con certezza che, visto il ruolo sociale e simbolico incarnato nella figura di Marrazzo, questa vicenda rappresenta un forte attacco nei confronti dell’istituzione familiare stessa, e della figura del buon padre, aggravato dallo spettro di una omosessualità passiva, che mina la sua tradizionale virilità. Un secondo piano è costituito dal coinvolgimento di alcuni Trans, in qualità di partner sessuali e fornitori di droga; un elemento che ha creato curiosità, malessere e disagio.
Come abbiamo visto, i nostri comportamenti, i nostri atteggiamenti ed in generale il nostro modo di pensare, poggiano su una struttura tendenzialmente dualistica e razionale, in base alla quale ogni individuo e ogni fenomeno in generale, deve essere filtrato, interpretato ed eventualmente incasellato entro una determinata categoria. In questo senso siamo influenzati, dal punto di vista culturale e cognitivo, dal dualismo e dal dimorfismo delle etichette di sesso e di genere, per questo ci troviamo a disagio di fronte a qualsiasi fenomeno che esuli dalla norma.
Il coinvolgimento dei Trans è, quindi, una delle leve principali alla base del fenomeno mediatico riguardante il Caso Marrazzo. Non essendo inquadrabili in una determinata categoria, la loro presenza crea, anche inconsciamente, sgomento, curiosità e disagio. Sono un alter sconosciuto: di fatto, ciò che fino a poco tempo fa emergeva della loro esistenza era dovuto ad articoli di cronaca incentrati sullo “shock da ribrezzo”. Si trattava fondamentalmente di racconti di individui che si erano sottoposti ad una operazione di “cambiamento di sesso”, ossia di ri-attribuzione di genere, ma anche e soprattutto di articoli di cronaca che tendevano a mettere in relazione il tema del transessualismo con quello della violenza, della prostituzione e della criminalità in generale. Attualmente stiamo assistendo al “coming out” di un numero sempre crescente di persone, che hanno effettuato un cambiamento di genere. Attraverso le loro parole emerge fino a che punto siano stati – e continuino ad essere – violati i diritti dei Trans. I loro racconti portano all’attenzione del pubblico un fenomeno tanto articolato quanto antico che ha attraversato la storia dell’uomo dalla Faraona egizia Hatchepsut, tradizionalmente rappresentata con sembianze maschili, fino alla nostra Vladimir Luxuria. L’attenzione mediatica dedicata alla vicenda che ha visto coinvolto Piero Marrazzo ha quindi almeno due meriti. Da una parte ha tolto la polvere da un fenomeno trattato sino ad ora con superficialità, facendo emergere la consapevolezza di una realtà tanto articolata e ricca, quanto problematica, che racchiude in se diverse subculture multiformi: i transessuali “da donna a uomo”, quelli “da uomo a donna”, i travestiti o cross-dresser, gli intersessuali o ermafroditi (cfr. l’articolo Semenya Caster o del divino androgino), e gli eunuchi. I
nclude quindi degli individui che sono Trans nella misura in cui vivono delle esistenze sotto un genere diverso dal loro sesso biologico, pur non avendolo alterato (trans gender), individui che hanno beneficiato della ri-attribuzione di genere parziale o totale grazie alla chirurgia e alla terapia ormonale, e persone che hanno iniziato una terapia ormonale o psicologica e sono in corso di ri-attribuzione. Le possibilità e le modalità di definizione per inquadrare questo variegato mosaico di realtà sembrano infinite, nonostante siano genericamente etichettati come “trans”, termine che se non altro rende l’idea di un percorso in fieri, un attraversamento dei generi mai concluso. Il secondo merito è da ritrovarsi nella riflessione profonda, inconsciamente sviluppata negli spettatori, provocata involontariamente dalla messa in discussione dell’istituzione familiare, della figura del padre e soprattutto dal coinvolgimento di alcuni individui non razionalmente inquadrabili all’interno del dualismo uomo-donna.
di Alessandro Porrovecchio
Alessandro Porrovecchio è dottorando di ricerca in Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Torino, e si occupa di Sociologia del Corpo, Sociologia della Sessualità e Sociologia della Comunicazione.

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