La via italiana alla Green Economy
Green Economy: cosa si nasconde dietro queste due paroline inglesi che in italiano significano “Economia Verde”? Chi legge per la prima volta questo binomio potrebbe collegarlo ad un’ultima moda in tema ambientale, sicuramente molto ideale e poco pratica. In realtà non è così: la Green Economy propone soluzioni concrete e cambierà davvero il nostro modo di vivere sul pianeta. Vediamo meglio di cosa si tratta!
La Green Economy è un modello di crescita economica fondato sul concetto di sviluppo ecosostenibile, nella consapevolezza che l’agire umano può causare importanti conseguenze sia sul piano climatico, sia su quello più strettamente ambientale. La ricerca di fonti di energia rinnovabile è uno degli obiettivi centrali e la Green Economy si pone dunque come valida alternativa al modello della cosiddetta Black Economy, fondata sullo sfruttamento del petrolio e dei gas naturali come fonti energetiche. Lo sviluppo di questo modello prevede un passo fondamentale, la Rivoluzione Energetica, che punta a contrastare attivamente la crisi economica mondiale creando nuovi posti di lavoro in un sistema di progresso industriale e manifatturiero ecosostenibile. Secondo il rapporto di Greenpeace “Working for the Climate: Green Job [R]evolution”, la Green Economy ha aperto l’orizzonte ad una serie di nuovi mestieri, i cosiddetti “green job”, e porterà entro il 2020 in Europa ben 10,5 milioni di posti di lavoro in più. Più precisamente, il rapporto afferma che «tra il 2010 e il 2020, nello scenario ‘business-as-usual’, si perderebbe più di mezzo milione di posti di lavoro, mentre nello scenario della Rivoluzione Energetica i posti di lavoro aumenterebbero di 1,2 milioni». Le previsioni per l’Italia si aggirano tra i 96mila e i 100mila nuovi posti, che possono arrivare fino a 250mila secondo uno studio condotto sia dall’Università Bocconi di Milano che dall’associazione di categoria Anev-UIL. I settori per i quali è prevista una forte crescita riguardano il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la mobilità, le infrastrutture ecologiche, l’agricoltura sostenibile, la gestione delle acque.
In Italia, la Green Economy viaggia principalmente su due binari: uno riguarda lo sviluppo di alcuni settori innovativi, legati soprattutto alle energie alternative; l’altro punta a riconvertire in modo ecosostenibile alcuni aspetti dell’industria manifatturiera. Nonostante il ritardo accumulato rispetto agli altri paesi europei in materia di Green Economy, il nostro Paese ha ottenuto buoni risultati per quanto riguarda lo sviluppo delle energie rinnovabili: in particolar modo, l’industria eolica italiana è molto avanzata e ha creato, negli ultimi anni, 18mila posti di lavoro in più. Come afferma il rapporto di Symbola e Fare Futuro “Green Italy: ambiente, innovazione e qualità per sfidare il futuro”, nel 2008 l’Italia ha raggiunto il terzo posto in Europa e il sesto nel mondo per potenza e generazione di energia derivata dal vento e ha segnato un record assoluto sia per quanto riguarda la potenza installata, sia per quanto concerne l’energia prodotta. Quest’ottimo risultato si affianca all’ingresso dell’Italia nel gruppo dei leader mondiali per il riciclo di carta e di cartone. Ci sono importanti novità anche negli altri campi di produzione industriale: nel settore della ceramica si punta al riutilizzo degli scarti di produzione, nel settore del conciario si sta diffondendo la lavorazione delle pelli con metodi vegetali anziché con prodotti chimici, nel tessile sta crescendo il mercato del tessuto biologico, mentre in materia di valvole e rubinetti l’Italia e la Germania sono gli unici paesi ad avere tecnologie per la produzione di ottone senza piombo. Nel settore alimentare, l’Italia è al primo posto in Europa nella graduatoria di prodotti DOP e IGP ed è al secondo posto per diffusione e produzione biologica.
Il rapporto “Green Italy” evidenzia però una debolezza strutturale nell’approccio italiano alla Rivoluzione Energetica: il punto debole riguarda una legislazione poco chiara in materia di ambiente, nonché una burocrazia che alimenta dubbi interpretativi circa le competenze di Regioni e Province. La soluzione proposta è duplice: la suddivisione tra regioni e amministrazione centrale dei doveri in materia di Green Economy e lo sviluppo delle cosiddette “filiere green” per produrre occupazione e business attraverso la creazione di partnership tra i vari soggetti della vita economica del Paese.
È evidente, dati alla mano, che la Green economy sia già una realtà in rapida crescita: la Rivoluzione Energetica è già iniziata e anche nel proprio piccolo si può iniziare a vivere “verde”, se già non lo si fa. Fare la raccolta differenziata, riciclare gli oggetti che non usiamo, scegliere prodotti a chilometri zero, utilizzare lampadine a basso consumo energetico, arredare la casa in modo da sfruttare al meglio la luce naturale sono solo alcuni dei tanti modi del vivere ecologico. È possibile trovare altri suggerimenti su siti internet come Greenme e Terranauta.
Vanessa Cappella

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