INTERNET E LA CORSA “BRADIPICA” ITALIANA
Siamo ormai alle soglie del 2010, i primi dieci anni del secolo dell’informatizzazione planetaria. L’Italia ancora una volta è il fanalino di coda per quanto riguarda le “mega corse” degli stati all’informatizzazione globale, anzi per usare un vocabolo più corretto all’ Information Tecnology. In particolare, la banda larga (ADSL), doveva (e dovrebbe) essere agli occhi di tutti i cittadini una risorsa per lo sviluppo “incondizionato” di una nazione in vista di un prosperoso futuro, in termini economici, di produttività industriale e sociale. Ma cosa non ha funzionato in Italia? Perché rispetto agli altri paesi siamo ancora molto indietro? E’ solo colpa delle infrastrutture che mancano, o è anche colpa degli italiani che non vogliono crescere sotto questo punto di vista?
Le domande come quelle sopra citate, sono il primo dei tanti campanelli d’allarme che suonano nell’immediata emergenza dell’adeguamento alle New Tecnology. Non passa inosservato in effetti il sondaggio realizzato per lo studio condotto dall`istituto Mides (Forum PA) per conto della IX commissione permanente della Camera dei Deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) su un campione di 2.400 persone intitolato “Gli italiani e le nuove tecnologie”. [fonte: PC World]
Dallo studio emergono dati interessanti, specialmente se si guarda i dati come indice di attenzione all’informatica Home made. Leggendo le report si appura infatti che soltanto un italiano su due (ovvero il 58,5% del totale) utilizza internet. La questione, però va in contraddizione anche con un altro dato, che anche se noto da tempo, ora ha una stima precisa. Tre italiani su quattro (73,7%) hanno un computer a casa, quindi si possiede il mezzo ma non la “volontà” di cimentarsi nella Cyber avventura. Un’altra domanda a cui bisogna dare risposta a questo punto è sulle attività che vengono effettuate in rete. La risposta viene sempre dallo studio a testè citato, il profilo del Cyber Utente Italiano è colui che naviga soprattutto da casa per cercare informazioni e usare la posta elettronica. Particolarmente vivaci dal punto di vista dell’uso sono i giovani, specialmente universitari, che tra modulistica online delle università, ricerca di locali ed eventi per la loro movida notturna e l’usare i social network, Facebook in primis, fanno lievitare la percentuale che altrimenti sarebbe ai minimi. Nel progetto di studio sono anche stati inseriti chi non usa il PC per andare in rete ma solo per gli usi domestici o di tipo hobbistico. Tale utente che non usa il PC per navigare in rete attribuisce questa scelta a una propria carenza di competenze legate alla navigazione (46%) oppure perché non ne sono interessati, il perché è rintracciabile nel fatto che non sanno cosa sia e cosa offra (43%). Ma questi italiani che tipi sociali sono? Il risultato è a senso unico. Si tratta di donne di età superiore a 50 anni, con un livello basso di istruzione, che di solito non lavorano: casalinghe o pensionate.
Queste cifre hanno una ineccepibile valenza nel far capire quanto lo stivale sia lontano dagli obiettivi europei, in termini di formazione, tecnologia, produttività. In pratica, la corsa “bradipica” italiana è un GAP a cui bisogna porre rimedio. E’ ancora troppo presto parlare di evoluzione dell’ICT, è ancora troppo presto parlare di informatizzazione del quotidiano. In effetti alcune cifre muovono molto poco la fruibilità di internet dal punto di vista dei servizi al cittadino e alla persona. Basti pensare che vi è una bassissima percentuale di chi usufruisce dei servizi pubblici via Internet (20,6%), ma con l’indice di gradimento del servizio abbastanza alto oltre il 65% dei casi. In definitiva si potrebbe parlare di Italia a due velocità. La prima quella più giovane cerca in tutti i modi di emergere dal basso appoggiando iniziative e puntando anche nella formazione. L’altra, diventa il freno di sviluppo. Questa non vede in internet la possibilità di crescita quanto una perdita di tempo e uno spreco di risorse. Senza disperarsi più di tanto, occorre vedere anche un altro aspetto della vicenda. Non sempre è colpa degli italiani fannulloni e con molto poca motivazione alla crescita, spesso anche le istituzioni mettono i bastoni tra le ruote anche in modo inconsapevole frenando processi che se lasciati liberi hanno un loro corso positivo, e che se sapientemente appoggiati potrebbero rivelarsi fonte di crescita davvero stupefacente. E’ il caso della mancanza di infrastrutture, che spesso causa rallentamenti forti e marcati nei processi di modernizzazione di un paese. Dopo la “diatriba” della TAV di qualche anno fa, ultimo treno per lo sviluppo economico di una buona parte d’Italia, ora lo stop ai fondi destinati alla sviluppo della banda larga. Non era imprevedibile il fatto che immediatamente, dopo alcune indiscrezioni si è alzato un polverone mediatico che ha coinvolto non solo i cittadini ma anche il resto delle istituzioni. Il fatto che il Governo abbia stoppato i fondi non è piaciuto molto ad alcuni ministri e in particolare al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. “Il ministro ha infatti ribadito fermamente un concetto molto importante che è quello che in fin dei conti muove tutto l’apparato della banda larga, ovvero lo sviluppo permetterà di incrementare il PIL portando innovazione, lavoro e dunque nuova occupazione (si parla sino a 50.000 nuovi posti di lavoro)”. [fonte: PC World]
Tutte cose davvero molto importanti, specialmente in periodi come questi. Inoltre per smorzare gli aspri toni e per ridare credibilità alle istituzioni dopo l’ennesima gaffe su progetti ad ampio respiro come quello in questione, il Ministro Scajola ha presentato una richiesta ufficiale al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per dare il via a quei progetti di sviluppo del settore IT per i quali erano stati già stanziati i fondi. Infatti gli altri stati europei stanno investendo nel settore delle telecomunicazioni proprio per sconfiggere la crisi economica e anche per portare finalmente la vera innovazione che qui in Italia vediamo purtroppo solo con il binocolo. Infrastrutture vecchie o addirittura inesistenti non ci fanno certamente competere nel mercato sempre più arduo e duro. Urgono dunque misure di sviluppo immediate, in conclusione possiamo certamente affermare che in un Italia che va a due velocità è improbabile che si riesca ad ottenere lo sviluppo omogeneo sperato. Inoltre far capire ai più quanto internet sia uno strumento valido per la crescita di un intero paese è compito delle istituzioni. La pubblicità a riguardo potrebbe essere una spinta, l’importante è che in definitiva tutte e due le parti si impegnino a cercare una soluzione coerente e che non denigri l’integrità del sistema di nessuna delle parti. Basti pensare al Digitale Terrestre (DVB) per la TV, quest’ultimo con un’adeguata politica di informazione è stata un successo, perché non tentare anche con internet. Certo con le dovute cautele visto la potenza dello strumento… ma tentar non nuoce. La palla passa quindi nuovamente al Governo, vedremo cosa bollirà in pentola nelle prossime settimane…
di Angelo Giuliani

Author: Redazione (935 Articles)