Gli ombrelloni sopra il Muro di Berlino
“Die Mauer ist weg”. “Il muro non c’è più”. L’esclamazione rimbalza di bocca in bocca. Uomini dell”Est e dell’Ovest stappano spumanti e salutano festanti l’abbattimento del muro, la rappresentazione fisica della Cortina di Ferro che separava in due l’Europa.
Il Muro di Berlino (nome ufficiale: barriera di protezione antifascista), alto circa tre metri, che divideva Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), da Berlino Ovest (exclave della Repubblica Federale di Germania), è crollato e i suoi frammenti nel giro di poco tempo sono diventati pezzi da rivendere e da piazzare nel mercato, diretti ai tanti cacciatori di souvenir storici preziosi.
In particolare sono i frammenti coperti dai graffiti, le briciole di muro conquistate dai creativi, quasi in cerca di un riscatto liberatorio nascosto dietro la mostruosa costruzione, ad essere corteggiati, cercati, comprati.
I graffiti, tracce multicolori espressione di ribellione e emotività istintiva, si fanno strumento per “colonizzare” la storia in scala maiuscola.
E a fare da apripista nell’operazione sono maestri del genere come Keith Haring e Thierry Noir, che fin dagli anni 80 prendono ad applicare la loro inventiva al lato del muro che da su Berlino Ovest.
I creativi sono di fronte a una lavagna da sfidare, sporcare, vivacizzare. Murales, scritte, disegni elaborati e tante idee e soluzioni grafiche: molti sono coloro che seguiranno l’esempio di Haring e Noir e si cimenteranno con il loro spicchio di arte da regalare, anche solo alla storia in scala minuscola.
Alcune opere si perdono nel movimento collettivo e compongono un coro di idee che appassiona nell’insieme. Altre lasciano il segno e diventano protagoniste di scatti fotografici che girano il mondo. Come il disegno che rappresenta Erich Honecker che bacia sulla bocca il segretario del PCUS Leonid Breznev.
I murales sono però creazioni artistiche esposte alle intemperie e agli agenti atmosferici che ne confondono nel tempo i confini, corrompendone le forme. In più, i turisti che eleggono il muro a meta privilegiata, non resistono alla tentazione di lasciare nel muro una scritta, anche solo un nome, testimonianza di un passaggio individuale che vuole specchiarsi in tutta un’epoca. Mentre i vandali sporcano i dipinti, perchè è anche così in fondo che si cerca di imporre la propria visione del mondo, inseguendo un’identità “contro”.
Avvicinarsi al muro ha voluto dire per anni rischiare la vita. E adesso che il muro è stato abbattuto, e che resta fisicamente in piedi in alcuni punti, è meta di turisti che continuano a cercarne le tracce. Alcuni punti. Appena ottanta metri nei pressi di Potsdamer Platz. Un’altra sezione, tramutata in memoriale nel 1999. E infine la East Side Gallery (letteralmente: la galleria del lato orientale): un chilometro e trecento metri di muro di cemento armato lungo la riva orientale della Sprea, inaccessibile prima, e ora reso dai Berlinesi una vera e propria galleria di arte contemporanea affatto particolare perchè a cielo aperto.
Berlino nel 2000 restaura pochi dei dipinti del muro, i fondi non ci sono, incredibile come il muro sembri un relitto orfano di tutela.
Ma le celebrazioni del ventennale della caduta del muro riaccendono i riflettori, quando non risvegliano le coscienze. Si moltiplicano ovunque manifestazioni ed eventi per ricordare, riattualizzare, riscrivere in chiave creativa questo simbolo a torto così trascurato. Giampaolo Talani si guadagna l’invito dal Parlamento della città di Berlino per partecipare alle celebrazioni europee della caduta e stupisce con l’istallazione “Berlino oltre la Duna – Gli ombrelli della libertà”.
Ombrelloni sopra Berlino. cento ombrelloni da mare colorati che originano dal busto di un marinaio fuso in resina e volano oltre l’Eastsidegallery: fantasia ed estro che incorniciano o, meglio, liberano da ogni cornice il più bel memoriale internazionale alla libertà di tutti i tempi.
Le foto ricordo catturate nella galleria tra le stazioni di Ostbahnhof e Warschauer Strasse, diventano qualcosa di più di momenti strappati ad un luogo fantastico che garantisce l’accesso alle spiagge sulla Sprea: sono istanti di poesia che galleggiano sopra la guerra.
Foto ricordo che lasciano spazio all’immaginazione, al futuro, alla storia ancora da scrivere.
Foto uniche come quelle di Mario Dondero, uno dei fondatori del fotogiornalismo contemportaneo, ospitato a Genova a Palazzo Ducale con una mostra che rimarrà aperta fino al 7 gennaio 2010 dal titolo “Est/Ovest/Berlino novembre 1989”.
O come le foto contenute nel sito-mostra fotografica on line Alinari con più di 300 immagini storiche del muro. Creatività a tutto campo, e un invito diretto a giovani street artist a postare la fotografia di una opera urbana o digitale dedicata al tema Breaking Walls.
di Elena Paparelli

Author: Redazione (935 Articles)