Scuola. AD OGNUNO LA SUA CROCE


crocifisso_in_aula“Ogni religione – ed il Cristianesimo forse più degli altri – ha bisogno di essere raccontato e riflettuto. Siamo una religione della parola che vuole essere spiegata e recepita, non ridotta a  simboli e minacciata da sentenze. Il luogo pubblico […] non è, invece, il luogo per esprimere prepotenze”. Questa la riflessione del decano Holger Milkau (Chiesa evangelica luterana in Italia) circa lo scandalo suscitato dalla sentenza emanata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo il giorno 3 novembre 2009, che per il Vaticano è  “miope e sbagliata” e per Bossi è una  “stronzata”.

“La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche – si legge nella sentenza del Cedu- potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. […] La Corte non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana”. Nel procedimento  Lautsi contro l’Italia, la “ricorrente” adduceva che “l’esposizione del crocefisso nell’aula della scuola pubblica frequentata dai suoi bambini era un’ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e di religione”, richiamandosi all’art.7 della Costituzione. (Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.).

Fast and fourious, le polemiche giungono nella terra del Vaticano:  dichiarato fatto naturale, immemori dell’uomo fuggitivo dallo stato di natura roussoiano e condizionato dai fatti storici in cui vive, il crocefisso, non è poi  “un’antica tradizione” come ama definirla Bersani, ma regna in tutte le scuole non dai secoli dei secoli. Dal 1860, protegge ogni aula; con la legge n. 214 del 13 maggio 1871 il neonato Stato italiano accordò al Papa un certo numero di privilegi per lo svolgimento regolare dell’attività religiosa e nell’anno fascista 1924 l’articolo 118 del Regio Decreto n. 965 del 30 aprile recitava: “Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, ogni aula il crocifisso e il ritratto del Re”; mentre poi, lupus in fabula, nel 1929 il cattolicesimo fu confermato come la religione ufficiale dello Stato italiano. Stato e Chiesa, un tempo indivisibili, ora più che mai combattono sotto braccetto la infausta sentenza della Cedu, pronta, ad eliminare il crocifisso.

Simbolo di amore, mitezza e  pace (Scajola), di identità nazionale e del Cristianesimo, i cui frutti furono, per non dimenticare, “Le guerre di religione, i massacri religiosi, le crociate, l’inquisizione con gli altri tribunali per gli eretici, lo sterminio della popolazione originaria dell’America e la sostituzione di essa con schiavi africani” (A. Schopenauer), il crocefisso è, nella stessa definizione semiotica di simbolo, presenza del potere che nel mutare delle coscienza fissa sempre l’uguale e si fa conservatore, simbolo aggregante ed escludente, che determina un potere eterno nella società che, purtroppo, non è morale perché essa, non é ristretta ad un singolo gruppo sociale e non ha intenti conservativi.

“Crocifisso, dunque, simbolo non di quel Cristo, il quale, si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare (Unione cristiana evangelica battista d’Italia)”

Per Seneca la religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti:  in questa baraonda di simboli, dove c’è chi si fa paladino della fratellanza con le pistole in mano, chi si fa paladino della famiglia con escort nella macchina, chi si fa paladino della giustizia con camorra e camorristi, chi combatte l’omosessualità e lo prende nel culo, chi si fa paladino della legalità mentre si fa, il bisogno della religione e del suo simbolo è fondamentale: “tu ben sai che le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell’oscurità”. Così, a Venezia espongono un segno di protesta contro la sentenza, a Treviso si lanciano appelli agli artisti di crocefissi, a  Bologna si distribuiscono crocefissi, e a  Torino si allestiscono gazebi. Ed allora, ad ognuno la sua croce.

di Giovanna D’Ambrosio

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