Inquinamento. Scorie Radioattive in Calabria
È una di quelle notizie silenziosamente gridate, di quelle che occupano discretamente qualche colonna dei giornali nazionali e impiegano fiumi di pixel su blog e siti di informazione “alternativa”, l’altra informazione, quella di chi su certi argomenti scrive perché nella stragrande maggioranza dei casi prima di tutto li vive, sulla propria pelle, nella propria coscienza.
Le coste della Calabria sono radioattive, contaminate dallo smaltimento di rifiuti tossici perpetrato con metodica continuità.
La Calabria ci muore, di questa radioattività, ci muore di una morte lenta che è metaforica e insieme reale, che colpisce la terra, il cuore e la mente di un’intera regione.
È forse possibile quantificare i danni materiali all’ambiente, all’economia, al turismo ?
L’area sotto accusa è una zona collinare a poca distanza dal litorale cosentino, teatro dello smaltimento di rifiuti tossici provenienti dalle lavorazioni industriali, a cui sarebbero inoltre collegati, come risulta dalle testimonianze raccolte, anche ritrovamenti di scorie tossiche via mare.
Conseguentemente, nelle zone limitrofe poste sotto osservazione, si è rilevato un consistente aumento di casi di tumori su una popolazione tutt’ora in evidente pericolo.
Questa storia ha inizio diciannove anni fa, sulla spiaggia di Formiciche, una manciata di km a nord di Lamezia Terme, proprio lì finì con l’arenarsi la motonave Rosso.
Un incidente dovuto al mare in burrasca, disse l’armatore Ignazio Messina, ma i magistrati pensarono subito a un carico pericoloso: bidoni colmi di scorie radioattive destinate ad essere inghiottite dai fondali marini, approdati invece sulla costa e misteriosamente spariti nell’entroterra.
Quello che ne seguì furono anni di inchieste difficoltose, un’imperterrita ricerca di verità costellata da fallimenti e minacce, morti sospette come quella di Natale De Grazia, capitano di corvetta e consulente della procura di Reggio Calabria, scomparso in circostanze poco chiare nel 1995.
Una verità sfuggente, nascosta tra le righe di migliaia di verbali e tra gli indizi e le segnalazioni dei possibili luoghi di occultamento, una verità che si palesa come un subitaneo lampo di luce dietro il nome di un potente, dietro un’accusa, dietro un nuovo ritrovamento, ma che ancora, a tutt’oggi, si nasconde, pur palesandosi.
Nel maggio scorso il gip Salvatore Carpino ha nuovamente archiviato il sospetto di affondamento doloso e truffa che pendeva sugli armatori Messina, liberi finalmente da quelle che loro stessi hanno definito “accuse infondate, calunnie, subdole diffamazioni e campagne stampa fondate sul nulla”.
Pur tuttavia, non è ancora tempo per scrivere la parola fine su questa vicenda dolente; non basta un’archiviazione a chiudere la questione, soprattutto quando ci sono prove concrete a dimostrare che no, non è ancora finita, che non si tratta di calunnie, che la terra di Calabria è malata.
Il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, non soltanto continua ad indagare, ma ha anche rilevato quello che ormai si sospettava da anni, vale a dire il ritrovamento a pochi km da Formiciche di un’area collinare radioattiva, incastonata tra i comuni di Aiello Calabro e Serra d’Aiello, lungo il greto del fiume Oliva.
Nel 2004 l’Arpacal (Agenzia regionale protezione ambiente calabrese) aveva scoperto nella medesima zona metalli pesanti e granulato di marmo, utilizzato dalla malavita per schermare la radioattività, tutti materiali tossici con caratteristiche molto simili alle diossine. Il rinvenimento di un fusto nella briglia del fiume Oliva sembrò sufficiente all’ex pm di Paola Francesco Greco per ipotizzare un nesso tra i ritrovamenti e la motonave Rosso, cioè tra rifiuti tossici e traffici marittimi.
Occorrono, nelle parole dello stesso Giordano, “prudenza e determinazione” per proseguire in quell’imperterrita ricerca di verità.
È una ricerca che senza paura, ma che conosce bene i limiti entro cui muoversi e agire.
È necessario trovarla, questa verità, la posta in gioco è troppo alta, si tratta della sopravvivenza di un’intera regione, di un’intera popolazione, si tratta della Calabria,si tratta del nostro Paese, stanco di misteri, stanco di sacrificarsi i figli per occultare le sue vergogne.
di Margherita Baldi

Author: Redazione (935 Articles)