Il Gossip corre su Facebook


net generationFacebook è come quell’amica pettegola a cui si racconta un fatto con la precisa  intenzione di farlo circolare alla velocità della luce, sperticandosi in raccomandazioni perché mantenga il segreto.

È la vita della piazza in formato web, luogo di incontro virtuale e di gossip reale.

Da semplice social network si è trasformato, in un giro di vite, nel modo più rapido di farsi i fatti degli altri, commentando, condividendo, linkando e taggando con una maestria da far invidia alle famigerate “comari del paesino”.

Tutti sanno, o credono di sapere, tutto di tutti, il buco della serratura ha esponenzialmente allargato i suoi orizzonti e spiarci attraverso sembra essere diventato sport nazionale, con tutti gli annessi e connessi  sulla questione della privacy.

Di fatto, condividere le informazioni su facebook, pubblicare link e status può avere non poche ripercussioni sulla vita reale delle persone; si può infatti scoprire, nello spazio di un click, che il nostro fidanzato invece che alla partita di calcetto stava impiegando le sue energie abbarbicato a qualche strappona ad un party, per finire incautamente taggato il giorno dopo nell’album della suddetta, con tutti i rischi del caso; si può persino perdere il posto di lavoro, perché a spiarci potrebbe essere proprio il nostro capo, o qualche collega troppo ligio al dovere  a cui non stiamo propriamente simpatici.

Ad avvallare l’ipotesi di cui sopra, la “disavventura” occorsa  a una trentunenne di Basilea, impiegata presso una prestigiosa compagnia di assicurazioni.

La donna, in malattia a causa di una fortissima emicrania che le impediva di recarsi sul luogo di lavoro e di utilizzare il pc, è stata “beccata” da una collega a navigare impunemente su facebook.

Impunemente si fa per dire, visto che la settimana seguente è stata licenziata  perché,  come ha precisato il suo ex capo di fronte alle sue rimostranze “chi naviga in rete, può anche venire al lavoro” .

Stesso destino per una sedicenne inglese, impiegata da qualche settimana in una società di logistica, che dopo aver scritto sulla sua bacheca “ il mio lavoro è noioso”, si è vista recapitare una missiva di licenziamento così articolata : “In seguito al commento da Lei postato su FB a proposito del Suo impiego, e preso atto della Sua insoddisfazione, l’Azienda ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato”.

Secondo il titolare dell’azienda pubblicare un siffatto commento sulla bacheca della propria pagina di facebook equivale a fare la medesima dichiarazione sulla bacheca aziendale, dando modo a qualcuno di pensare che in quell’ufficio non si lavori bRDSennouChosashitsuene.

Ma se per qualcuno facebook sul posto di lavoro ci sta come i cavoli a merenda,  ci pensa l’università di Melbourne a mischiare le carte in tavola.

Secondo una ricerca condotta dall’università australiana, pare che utilizzare il social network sul posto di lavoro aumenti la produttività del 9% , poiché l’interazione con altre persone sul web renderebbe  gli impiegati più creativi e dunque più produttivi.

Gli effetti sul lungo corso sono ancora tutti da dimostrare, ma per il momento può essere una buona motivazione cui appellarsi in caso in ufficio ci impedissero di dare una sbirciatina agli aggiornamenti della nostra friend list.

Pare dunque  ampiamente dimostrato e documentabile che pubblicare foto, commenti e affini  a ruota libera su facebook possa essere rischioso, o non immune da conseguenze più o meno gravi e sicuramente questo vale anche per gli studenti del liceo Morgagni di Roma.

Nel tentativo di organizzare una quanto più numerosa occupazione del plesso scolastico, i giovani protestatori decidono di pubblicare un gruppo su facebook in cui palesare le proprie intenzioni.

Peccato il gruppo non sia passato inosservato anche ai loro professori, inducendoli a giocare d’anticipo e occupare loro stessi il liceo, lasciando i ragazzi fuori dal cancello.

Un metodo educativo forse un po’ sopra le righe, ma magari non meno efficace del ben più minaccioso cinque in condotta.

Insomma, gli azzardi del commentare-taggare-linkare-condividere sono  sufficientemente chiari se non lapalissiani, la ricetta per restare su facebook e vivere felici sembra essere una volta di più ,la “mediocritas” di socratica memoria, un po’ di misura, in fin dei conti, non guasta.

di Margherita Baldi

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