Il Corpo del Leader, o Silvio Berlusconi, il Dorian Gray redivivo
La vicenda avvenuta a Milano lo scorso 13 dicembre e che ha visto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi coinvolto in un violento attacco da parte di un cittadino, fornisce lo spunto per sviluppare alcune riflessioni intorno all’uso che il politico contemporaneo fa del proprio corpo, trasformandolo di fatto in un testo dalla forte valenza simbolica, elemento nevralgico e decisivo dell’immaginario politico proposto.
E’ importante specificare che il corpo, per la politica, è una scoperta recente: in quest’ottica possiamo distinguere i leader pre-televisivi da quelli contemporanei, definibili come mediali. Esempi della prima tipologia sono gli ex presidenti americani Wilson e Roosevelt: il primo era parzialmente cieco e soffriva di emicranie e nevrite, mentre il secondo era gravemente invalido. Ma le “pecche” dei loro corpi erano sostanzialmente ininfluenti rispetto alla politica da loro esercitata ed alla dimensione simbolica ad essa connessa. Kennedy, invece, è una sorta di figura liminare, esemplare della fase di passaggio tra la prima e la seconda tipologia: fortemente telegenico, solamente negli ultimi anni si è venuti a conoscenza dei retroscena, delle cause dei suoi mal di schiena, della sua colite spastica, del morbo di Addison, delle ansie e dell’insonnia che lo affliggevano. In seguito, quando Johnson fu operato alla cistifellea e fu costretto a svelare alla nazione le sue cicatrici in diretta televisiva, non senza ampi sorrisi di circostanza, la strada era aperta alla nuova dimensione corporea-mediale della politica, che si sviluppava secondo le logiche della “medicalizzazione” – se il leader è malato – e del benessere da una parte, e dell’intimismo dall’altra, che può diventare una vera e propria “ideologia dell’intimità”, o, peggio, una sorta di “tirannia dell’informalità”.
La dimensione corporea-mediale della politica, quindi, è quella che troviamo sia alla base dei culti dell’apparenza e dell’apparire, dello stile, del benessere e della cura del leader, sia quella che troviamo incarnata in alcuni eventi mediali quale l’esposizione delle immagini interne del tumore al colon del Presidente Ronald Reagan, o la nascita del neologismo giapponese “bushusuru”, che significa “vomitare” o “fare un bush”, quando nel 1992 il conato di vomito del presidente George Bush Senior in Giappone fece il giro del mondo. Per il leader politico contemporaneo, in sostanza, è necessario apparire sani ed avere un bel corpo: l’immagine di salute e successo richiede un corpo allenato, disciplinato, controllato e curato, sotto il costante controllo di dietologi, stilisti, cardiologi, chirurghi, chirurghi estetici, cosmetologi, personal trainer e così via.
Se gli esempi riportati fino ad ora riguardano gli Stati Uniti, il nostro Paese non è da meno: esistono dei leader pre-televisivi e dei leader mediali. Se Mussolini, che si radeva i pochi capelli assumendo un’aria guerriera e curava l’apparire mediale del suo corpo, rappresenta l’eccezione che conferma la regola, De Gasperi, Togliatti, Andreotti e Cossiga sono inequivocabilmente leader senza corpo, ed hanno rappresentato a lungo la norma. Il corpo di Berlusconi, invece, rappresenta una sorta di rottura rispetto ai leader che lo hanno preceduto: sin dalla sua “discesa in campo”, inaugura di fatto una nuova fase di cura del corpo della politica italiana in generale, una fase di forte personalizzazione della leadership, in cui emerge la dimensione corporea: i corpi innescano dinamiche e trasmettono messaggi anche quando lo vogliono, perché sono ben visibili, e con l’emergere della figura berslusconiana, anche nel nostro Paese iniziano ad esistere per essere visti.
Spiccano quindi le immagini del corpo di Veltroni malato in ospedale durante la campagna elettorale nel maggio del 2006, il corpo del Ministro Carfagna, già seconda classificata a Miss Italia, o ancora il corpo della Mussolini, che presenta in una conferenza stampa le analisi del sangue e dell’urina del 2005, il corpo trans gender di Vladimir Luxuria in parlamento con la sinistra, il corpo di un Bossi malato che ammette “vado a pile”, o ancora quello velista di Massimo D’Alema, o quello nudo di Pier Ferdinando Casini su Novella 2000, con una superficie del tipo “gratta e vinci”, in cui di fatto si vince sempre e il premio è la visione delle parti più intime del leader cattolico.
In questo contesto emerge il corpo del Cavaliere: ammiccante, asciutto, senza rughe perché le rughe sono inizialmente nascoste dalla calza che vela l’obiettivo, e poi dalle ripetute e risapute operazioni di lifting e chirurgia estetica. Nessun leader, a memoria di cittadino, pone più attenzione alla propria corporeità, tenendo costantemente informati i pubblici sulle sue condizioni fisiche. Alimentazione, ore di sonno, chilogrammi di peso acquistati o persi, numero di incontri e telefonate giornaliere, effettuazioni di “tagliandi”, malanni passeggeri, tumori e guarigioni: l’attitudine bio-politica del Cavaliere prevede la creazione di eventi mediatici intorno ai malanni affrontati e poi vinti, e l’uso di tutte le tecniche messe a disposizione dall’avanzamento della scienza medica. La manipolabilità del corpo del Presidente va oltre le tecniche di trasformazione dell’aspetto più tipicamente femminili che prevedono l’uso di cerone, maquillage, cipria e tacchi, ma è incarnata nell’uso di trattamenti “anti-ageing” e di pratiche finalizzate alla “life-extension”, che richiamando il mito dell’eterna giovinezza, del Puer Aeternus, portano il suo medico personale Umberto Scapagnini, ex sindaco di Catania per Forza Italia, ad annunciare – provocatoriamente – la sua “immortalità tecnica”, evocando quasi l’idea di un Dorian Gray o di un Faust post-moderno. Si delinea quindi, in maniera inquietante, un’idea di immortalità che non è quella del corpo politico del sovrano evocata dai giuristi e filosofi medievali, ma quella del corpo fisico e naturale, che trascende e si identifica con il corpo politico stesso e con la sfera simbolica ad esso connessa.
In quest’ottica, la vicenda dei giorni scorsi rappresenta una sorta di rottura: ad un tratto il corpo del Cavaliere, votato all’immortalità, poteva essere leso come qualsiasi altro e si rivelava per ciò che era, ossia un corpo debole, invecchiato, che sanguinava a causa di una vistosa ferita esibita su tutte le piattaforme mediali. La perdita del sangue dal corpo fisico del potere non era mai stata mostrata con tanta spettacolarità nel nostro Paese: il corpo di Moro era stato nascosto dalle Brigate Rosse nella Renault 4 parcheggiata in via Caetani. La sottrazione allo sguardo pubblico del sangue rappresenta una sottile forma di rispetto politico nei confronti dell’ex leader della DC, in quanto esso richiama simbolicamente lo smembramento del corpo, che prelude allo sfregio del ricordo e dell’immagine della vittima. Da vivo Silvio Berlusconi porta quindi con sé e in sé l’immagine di un corpo politico, fisico e simbolico in parte violato, la cui diretta conseguenza è la possibile ferita della dimensione immaginaria ad esso collegata, che non implica necessariamente un indebolimento complessivo.
di Alessandro Porrovecchio

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