MAFIA. STRAGI ED EROI DELLA GIUSTIZIA


Falcone e BorsellinoLa Mafia è ancora oggi più viva che mai, cresce senza avere su di se i segni del tempo che passa, quanto piuttosto un nuovo volto, una nuova collocazione. Son finiti i tempi in cui la mafia usava come “voce del padrone” tritolo e fucili. Questo particolare, a dispetto delle note vicende che specialmente negli anni ’90 hanno riempito intere pagine di giornali e inchieste della magistratura, è una nuova apertura capace di spaventare tanto quanto quella finora conosciuta come la malavita italiana (e non) per eccellenza. Roberto Saviano in una recente intervista ha parlato di ‘disconoscimento della Mafia’ o nel suo caso della Camorra. Il nuovo mafioso, il nuovo camorrista secondo l’autore di Gomorra serpeggia nei palazzi della politica, opera nelle aziende si nasconde dietro volti più o meno noti dell’imprenditoria. Se è vero che il “futuro non è più quello di una volta” anche la mafia si è evoluta cambiando strategia e connotati. Rimane però a questo punto un dubbio. Se tutto è cambiato, strategie, alleanze e soprattutto la figura delluomo d’onore come mai i traffici illeciti di qualunque tipo sono ancora fiorenti? Non è tutta politica e appalti rubati? Come mai droga e prostituzione sono messi ancora in primo piano, nonostante questo cambio? Con  radici lontane più o meno un decennio, tutto ha inizio con la morte degli eroi antimafia per eccellenza i giudici Falcone e Borsellino.

Con la strage di Capaci e di Via D’Amelio, è iniziata la nuova era mafiosa si è chiuso un ciclo. Ma è solo a distanza di qualche anno che si è capito veramente quello di cui parlavano i due giudici. I due giudici, il generale Dalla Chiesa e gli altri eroi si dice, non sono morti invano. Tutto il popolo si unisce si al dolore delle famiglie dei coinvolti, ma con orgoglio vogliono portare avanti la battaglia da loro intrapresa, che non vede ancora una fine, semmai vi sarà. Molte iniziative sono nate dopo l’arresto di Totò Riina e altri uomini d’onore.

L’esproprio di terre e beni immobili come casolari di proprietà della mafia per adibirle a coltivazioni e dare lavoro ai disoccupati, la creazione di giornalini da parte dei più piccoli sensibilizzati dalla scuola e dalle famiglie contro questo “male incurabile”.

Dalle stragi alla nuova vita, dunque. Peccato che “il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio”. Come a testè citato i mercati della droga e della prostituzione sono ancora fiorenti e carichi di nuove vittime (i pesci piccoli) da mettere sul patibolo di una giustizia che arriva lenta alla radice del problema. In questi giorni dopo l’arresto dell’ultimo boss della mala di Cosanostra, TV e giornali non hanno nascosto che i proventi illeciti di alcune attività gestite da quest’ultima pedina del sistema serviva per finanziare “lo stipendio” delle famiglie che avevano parenti in carcere affiliati al clan, in pratica un vero e proprio sodalizio che fa pensare anche in termini psicologici la complessità della Famiglia di Cosanostra. Una famiglia “pronta ad accogliere” ma da cui non si può più uscire.

Allora come si fa?

La battaglia si combatte su tre fronti, il primo il popolo, chi ha voglia di cambiare veramente le cose e lo vuole in qualsiasi modo. Testimoni di quest’attaccamento sono soprattutto i ragazzi che vogliono crescere in un ambiente totalmente diverso da quello avuto dai loro genitori, le loro bandiere sono ad esempio i numerosi gruppi nati su Facebook o MySpace che cercano di inneggiare alla “fine delle ostilità” additando la mafia come un cancro, e come tale spesso incurabile. Il secondo e il terzo sono i due fronti della nuova mafia, quella post ’93. Su un primo c’è la malavita comune, quella conosciuta da tutti fatta di droga e prostituzione, traffico d’armi e racket delle estorsioni (pizzo). L’altro la mafia dei piani alti per dirla alla maniera di Saviano, fatta di intrighi e imprenditoria, di appalti e frodi per centinaia di milioni di euro, di istituzioni corrotte ed accomodanti.

Il problema è quindi uno contro due.

In ultima analisi bisognerebbe cercare la verità facendo non solo leva sul buon senso ma anche cercare di volere veramente certe cose e certi cambiamenti. Non abbattersi alle difficoltà come hanno fatto gli eroi Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa e tutti gli altri. La prima cosa rimane l’impegno, perché la fatica sarà tanta, affinchè uno contro due non è vero che si perda.

di Angelo Giuliani

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