Pillola abortiva RU 486, l’utero è di Sacconi


ru 486Io sono una donna che si trova in difficoltà, che non ha soldi, che non ha un amore fidato al fianco e che si vergogna nei confronti della sua famiglia.

 

Io sono una donna che è rimasta incinta e non può o non vuole portare a termine la gravidanza. Io sono una donna che non può permettersi una clinica, che per abortire deve andare in ospedale, ospedale colmo di gente e poco accogliente. Io sono una donna che vorrebbe vivere questa sofferenza nel modo meno invasivo, meno doloroso possibile.

 

Io sono una donna. E forse solo una donna può avere il diritto di parlare con coscienza di questo argomento. Perché un uomo non porterà mai in grembo un figlio e il suo essere non convivrà mai con un’anima in crescita che poi dovrà abbandonare.

 

Io sono una donna, e ciò di cui posso parlare si chiama RU 486.

 

La RU 486 è una pillola abortiva da somministrarsi nei primissimi mesi di gravidanza. Legale da venti anni in molti Paesi e oramai legalizzata in tutti i paesi della Comunità Europea (eccezion fatta per la religiosa Irlanda), in Italia, è stata al centro di un forte dibattito tra chi l’ avrebbe voluta rendere commercializzabile e chi invece l’avrebbe voluta lasciare nell’illegalità.

 

Dopo due anni di discussione, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il 30 luglio 2009, si è pronunciata affermativamente sulla sua commercializzazione; ma si è dovuto attendere il 10 dicembre 2009  per leggere in Gazzetta Ufficiale “l’ammissione in commercio del medicinale per uso umano Mifegyne”. Mifegyne è il nome della Ru 486 prodotta dalla casa farmaceutica francese.

 

Il ministro del Welfare, Sacconi, sottolinea l’obbligatorietà della sua somministrazione solo in strutture ospedalieri conformi, e non con day hospital, facendo riferimento alla legge 194. Nella delibera l’AIFA non si era pronunciata in maniera così specifica, ma aveva solo dichiarato la necessità di ricovero in strutture ospedaliere fino all’espulsione del feto.

 

Che “ridere”: la stessa legge, approvata nel 1978, dopo estenuanti lotte delle donne per avere la libertà di scelta,  è oggi utilizzata per privarle di tale possibilità.

 

Il Vaticano si oppone all’uso della pillola, ribadendo che l’aborto “è un crimine, un delitto e merita una punizione”. Sulla punizione Chiesa e maggioranza sono in accordo. Infatti la seconda inneggia al tribunale qualora il farmaco non fosse somministrato secondo i dettami del Senato.

 

Che cos’è questo medicinale tanto recriminato?

 

È un farmaco che permette di interrompere la  gravidanza senza intervento chirurgico, senza i rischi di un intervento e può essere utilizzata nelle prime sette settimane di gestazione.

 

Rendere più semplice l’aborto non significa, come molti sostengono, portare le donne a compiere tale atto con più leggerezza, significa solo non traumatizzarle più di quanto già non lo siano.

 

Significa anche bloccare il mercato d’illegalità in cui molte si rifuggivano per abortire. Esiste un sito olandese,“women on waves”, che vende, tramite il web, la pillola nei paesi in cui è vietata e dà un supporto medico. Si legge “This online medical abortion service helps women gain access to a safe abortion with pills in order to reduce the number of deaths due to unsafe abortions”

 

Il cardinal Barragan dichiara: ”comprendiamo il dramma delle donne, ma il dramma maggiore è la morte”.

 

Come accaduto negli anni settanta, il problema è ancora da che giorno  di concepimento considerare un embrione vita.

 

Ma questi sono problemi etici, legati alla singola coscienza, alla singola credenza. In uno stato laico, se è provata da sperimentazioni e da anni d’utilizzo in altri paesi, che un farmaco non è nocivo, e se è legalmente accettato l’aborto entro i novanta giorni dalla fecondazione (oltre se si riscontrano patologie), perché non rendere meno doloroso il percorso di una donna che non vuole portare a termine la gravidanza e che già è in uno stato traumatico?

 

Non può essere una legge l’espressione di un’etica personale. Nella delibera dell’AIFA si legge “La decisione assunta dal CdA rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto.”

 

Con ancora mille cavilli da chiarire, la commercializzazione della RU 486 è ora possibile, ma bisognerà attendere Febbraio per poterla realmente vedere sul “mercato”. La farmaceutica che la produce non è ancora pronta per l’Italia.

 

Ci attendiamo che da qui a febbraio ancora numerose voci si alzeranno anteponendo il proprio pensiero etico alla scienza.

 

di Federica Rondino

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2 Responses to “Pillola abortiva RU 486, l’utero è di Sacconi”
  1. Emmanuel scrive:

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