AVATAR. DOVE LA FANTASIA DIVENTA REALTA’
Una storia già vista, una ricetta già cucinata e digerita, anche se con ingredienti diversi, più speziati ed esotici anche per il 3 millennio.
Dal Re Leone, a Pocahontas, passando per Balla con i Lupi, si approda a Pandora luogo di azione del plot “nativo-buon-selvaggio e il malvagio-invasore-che viene da lontano”. Ecco svelata la trama.
Tuttavia quel megalomane di James Cameron dopo anni di lavoro creativo, milioni di dollari e peripezie produttive ha dato alla luce una produzione cinematografica perfettamente irrealistica e spettacolare. Il cinema è tornato a fare cinema; in Avatar il significato di ‘prendere un corpo’ viene esternato in pieno; si crea un mondo finzionale ‘controllato’ in remoto che vive autonomamente senza antagonismi con la Terra (mai nominata). Pandora è un mondo ideale e naturale, sicuramente armonico popolato da esseri pacifici e blu. Il popolo Navi ha le orecchie a punta, uno sguardo felino con una carnagione ‘azzurra’, corpo longilineo e atletico, esapodi e coda muniti; tutti possiedono una treccia che è sicuramente l’estremità più importante anche nell’economia del film, in quanto permette loro la connessione con la natura di Pandora. Il fascino della banalità o forse della semplicità nella vita sul pianeta extraterrestre è l’armonia fisica e mentale con la terra, tutta. Alberi e vegetazione, animali più o meno pericolosi possono comunicare con gli umanoidi Navi.
Un ‘network energetico’ come lo definisce il Dottor Grace Augustine (Sigourney Weaver) che permette scambio di informazioni e rinascita emotiva e fisica, come avverrà al protagonista Jake Sully (Sam Worthington). Senza voler svelare nulla sulla storia, ormai di pubblico dominio, ci si deve soffermare sulla luminosità notturna e la ricchezza di colori in Pandora, che fanno piacere e riscaldano il cuore riempiendo gli occhi. L’innovazione sul pianeta sembra che avvenga secondo una ipotetica regolamentazione di sviluppo sostenibile dell’ambiente, in cui la fisica umana si intreccia con la natura e produce benessere psicofisico. C’è un albero della vita luminoso e antico, detentore di tradizioni ed energia, luogo spirituale e strumento curativo di ferite fisiche e di lacerazioni emotive. Ma anche più importante giacimento del pregiato minerale ‘unobtainium’, motivo che spinge il manager capitalista e senza scrupoli, interpretato da Giovanni Ribisi, ad invadere il pianeta.
In Pandora la natura comunica attraverso le luci e i colori brillanti ed avvolgenti che stupiscono i neofiti come gli spettatori e il marine Jake, che suona le foglie come delle percussioni. ‘Tu sei come un bambino’ gli ripete una seducente Neytiri (Zoe Saldaña), che gli/ci svela i segreti del mondo fantastico attraverso l’insegnamento e il paziente addestramento. Forse è qui la chiave dell’incontro-scontro dei due mondi: l’avere coscienza della differenza e il rispetto; ma anche la sorpresa di un bambino per le regole e la maestosa semplicità della natura. L’armonia innata che non ha bisogno di tecnologia avanzata o grattacieli, ma che viene svelata con spontaneità a coloro che vogliono ascoltare ed imparare. Una Madre Natura avvolgente e forte che scende in campo per difendersi contro bombardieri ed armi sofisticate degli americani invasori. Una reazione decisa da parte di tutti gli esseri viventi in Pandora per aiutare le popolazioni aborigene, unite in difesa delle proprie vite, ma miserabilmente munite di archi e frecce.
L’Happy Ending piace soprattutto a Natale; il messaggio tra azione e immagini 3D è che l’amore vince su tutto: razza, specie e soldi. La popolazione Navi ha dei tratti di una comunità hippie con un ‘bond’ diverso. Lo stesso spettatore viene portato a parteggiare per i ‘buoni’, non per la loro superiorità morale, ma principalmente per la naturalità del sentimento di empatia delle migliori tradizioni drammaturgiche. Simbolica è la conclusione del film: nessuna convivenza e riconciliazione è possibile; infatti gli umani, alieni per Pandora, vengono rispediti da dove sono venuti e il ‘sistema’ del pianeta-foresta ristabilito da un ordine che è più grande di ogni volontà del singolo (umani o Navi), un equilibrio olistico che considera non solo gli esseri dotati di coscienza, ma come componenti di un network che può vivere solo nella relazione tra le parti.
Quello che ha fatto Cameron e i suoi collaboratori è qualcosa nuovo: hanno sviluppato una telecamera stereoscopica che permette di riprendere le immagine in tridimensionale. Avatar rappresenta un modo decisamente nuovo di fare cinema, dove le immagini sono il frutto di integrazione tra riprese real action e computer grafica. Il risultato è perfetto. Per questo si consiglia l’esperienza di visione in IMAX 3D, o almeno in 3D classico.
In chiusura:
Perché la canzone finale nei titoli di coda è cantata da Leona Lewis? Cameron ha cercato di paragonarla a Celine Dion in Titanic?
Perché la popolazione Navi è blu? Qualche connessione con i puffi? Erano pacifici anche loro…
Eccellente interpretazione di Stephen Lang nel Colonnello Quaritch, lui si che è un cattivo!
Distributore: 20th Century Fox Italia S.p.A.
Genere: Fantascienza
Regia: James Cameron
Interpreti: Sam Worthington, Zoë Saldaña, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez
Sceneggiatura: James Cameron
Produttore: 20th Century Fox, Lightstorm Entertainment
Data Uscita ITA: 15/01/2010
Aspettativa: Nessuna
Visione: 3D
Gradimento: 10/10
di Francesca Ranazzi

Author: Redazione (935 Articles)