Nuova Influenza. Flop del vaccino, affari per Novartis
Alla base di tutte le pandemie moderne, e della relativa costruzione della paura basata sulla diffusione del virus, vi sono alcuni archetipi mostruosi: il contagio da animale a uomo, la regressione verso la bestia e la fine del mondo. Dall’altra parte, come una forza positiva che nullifica l’azione del Male, la fiducia nella Scienza e nelle nuove tecnologie mediche riescono ad instaurare nella popolazione mondiale una innaturale tranquillità.
La ricerca in campo medico e le sue conseguenze sociali sono infatti da secoli al centro di uno dei più grossi business mondiali. Imperi economici, supportati da apparati normativi compiacenti, sono nati e hanno proliferato grazie ad un bisogno atavico, che preesiste alla razionalità e poggia le proprie fondamenta nelle regioni più profonde della psiche umana: la cura.
Attori moderni di questo imponente giro d’affari, le case farmaceutiche, gestiscono il commercio della cura attraverso la produzione e la diffusione di medicinali, attrezzature e infrastrutture ospedaliere. Le 10 aziende più potenti nel mondo sono Pfizer, Bristol-Myers Squibb, GlaxoSmithKline, Sanofi-Aventis, Novartis, Hoffmann-La Roche, Merck & Co., AstraZeneca, Abbott Laboratories e Johnson & Johnson; sommando i fatturati di questa prima segmentazione le cifre che ne risultano arrivano a superare i 300.000 milioni di dollari. La prima in assoluto, Pfizer, produce farmaci importanti come Lipitor® ( per diminuire la percentuale di colesterolo nel sangue), Zimox® ( antibiotico ) e Viagra® ( disfunzioni erettili ), con un fatturato di 52.516 milioni di dollari.
In caso di allarme sanitario, come la diffusione di virus pandemici, i governi nazionali stipulano accordi con le imprese farmaceutiche per la produzione e la distribuzione dei vaccini necessari. In Italia, in particolare, i medicinali vengono prodotti dalla casa farmaceutica, acquistati dal governo attraverso un particolare fondo d’emergenza, distribuiti alle Asl, le quali, a loro volta si occupano di somministrare le dosi alla popolazione.
In occasione dell’emergenza scoppiata nell’Aprile del 2009, il contagio da virus H1N1, il Ministero della Salute ha stipulato un contratto segreto con Novartis al fine di offrire alla cittadinanza una copertura adeguata. Ma qualcosa, nei termini contrattuali, sembra andare oltre le normali misure preventive; alcune clausole sembrano infatti particolarmente vantaggiose per Novartis ed eccessivamente dispendiose per la spesa pubblica. Tanto sconvenienti da muovere la Corte dei Conti a bacchettare l’esecutivo e Ferruccio Fazio, ministro della Salute, ad annullare metà delle dosi acquistate presso un’altra impresa farmaceutica, la Sanofi.
Il contratto con Novartis – quinta tra le multinazionali del farmaco più influenti – è stato firmato il 21 Agosto 2009 dal direttore generale del Ministero della Salute, Fabrizio Oleari e Francesco Gulli, amministratore delegato di Novartis Vaccines. L’articolo 1 stabilisce che Novartis è obbligata a produrre il vaccino e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia “ ragionevole”. L’espressione usata è “sforzi commercialmente ragionevoli ” che tradotto significa : l’azienda è impegnata ad adempiere all’incarico ma si riserva la possibilità di tirarsi indietro laddove intervengano “ fattori esulanti dal pieno controllo della Novartis ”, nonostante lo Stato sia comunque costretto a pagare.
Altri punti particolarmente rilevanti riguardano il numero di dosi acquistate e le condizioni di distribuzione; sono infatti 24 milioni le unità che Novartis si impegna a fornire, per un totale di 184 milioni euro che dalle casse dello Stato volano nelle riserve della multinazionale. Cifre che risultano decisamente spropositate se si tiene conto del reale impatto della vaccinazione; su circa 20 milioni di “vaccinabili” , stando alle cifre del ministero, sono solo 827 mila i cittadini italiani che hanno accettato la somministrazione. I restanti flaconcini, dopo aver riempito i frigoriferi delle Asl per 12 mesi dalla data di produzione, dovranno per altro essere buttati tra Settembre e Dicembre 2010 per avvenuta scadenza.
A tal proposito il Codacons ha annunciato una class action a nome dei 60 milioni di utenti del sistema sanitario nazionale e si domanda perché “ l’articolo 3.1 (ribadito dall’articolo 5.3) prevede la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l’applicazione di alcuna penalità ”. O come mai “l’articolo 9.3 prevede il pagamento alla Novartis di euro 24.080.000 (al netto di Iva) ai fini della partecipazione ai costi in caso di non ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Prodotto ”.
Nonostante i dati ufficiali sulla diffusione della “febbre suina” tendano a descrivere una parabola discendente del fenomeno, i costi della vaccinazione rimangono decisamente elevati e, alla luce dei fatti, inspiegabili. Come mai un paese afflitto dagli effetti della crisi economica mondiale, dai disastri di un terremoto e dalla morsa della criminalità organizzata decide di stipulare un accordo così sconveniente per i propri cittadini? La domanda sorge spontanea, chi ci guadagna ?
di Mattia S. Gangi

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