Riccardo III nel manicomio di Sant’Anna
Shakespeare e la psicoanalisi nell’opera di Augusto Zucchi.
Un dramma di Shakespeare, opera taumaturgica per un gruppo di ricoverati nel manicomio di Sant’Anna, ospedale psichiatrico italiano negli anni ‘70, prima della legge 180.
Il Riccardo III di William Shakespeare, diventa uno psicodramma messo in atto da una giovane neuropsichiatra, un esperimento che cela il tentativo di scavare il fondo dell’animo umano, per far luce negli antri più bui attraverso l’immedesimazione teatrale.
Questa l’idea che ha dato vita all’opera originale di Augusto Zucchi, “Riccardo III nel manicomio di Sant’Anna”, in scena fino al 31 gennaio al Teatro Agorà di Roma.
Il sipario si apre segnando l’inizio di una prova generale dello spettacolo che andrà in scena nell’ospedale psichiatrico. Lo spettatore si trova immediatamente di fronte ad un alto esempio di meta teatro.
Ogni attore interpreta un paziente che a sua volta è l’interprete del suo alter ego shakespeariano.
Un gioco di ruolo, un’alternanza di stati di coscienza che rendono quasi intangibile la linea che separa il personaggio dal paziente.
Dai testi di Shakespeare e di Thomas More, più che da polverose fonti storiche, conosciamo il personaggio di Riccardo III. Uomo deforme, gobbo, la cui malvagità non conosce limiti se tesa alla conquista del potere.
La caratterizzazione che il più celebre drammaturgo inglese fa del personaggio di Riccardo III ha in sé quelle peculiarità che ne farebbero un caso clinico. La vicinanza tra psicoanalisi e letteratura inglese si fa più chiara quando sulla scena appare il paziente che interpreta Riccardo III. Un criminale seriale, che stuprava e mutilava le sue vittime.
Un uomo che, dopo aver scontato i venticinque anni di carcere inizia a dare dei forti segni di squilibrio e viene ricoverato al Sant’Anna. La sua storia, la sua folle personalità affascinano la giovane neuropsichiatra (Giulia Greco), tanto da farne il protagonista dello psicodramma.
La mente perversa dello storico personaggio aderisce a pieno a quella del serial killer, un doppio ruolo magistralmente interpretato dallo stesso regista , Augusto Zucchi.
È nelle scene in cui lo scambio di battute coinvolge direttamente i personaggi femminili, prima Anna e poi Elisabetta, che qualcosa scatta nella mente del paziente innescando violente reazioni, tanto da dover proseguire le prove in camicia di forza.
Queste reiterazioni della personalità criminale spingono la dottoressa
ad indagare, non solo per fornire una diagnosi più approfondita del soggetto, ma per districare dei nodi presenti nella sua vita. Solo alla fine scopriremo il legame tra i due. Il gioco di ruolo non ha più un conduttore e dei partecipanti, anche la dottoressa è coinvolta nello psicodramma tanto quanto i suoi pazienti. Non è in Shakespeare che dobbiamo ricercare Freud, ma è in Freud che possiamo ritrovare Shakespeare.
L’analisi dell’inconscio affascina il drammaturgo inglese tanto da caratterizzare testi come Re Lear, La tempesta, Sogno di una notte di mezza estate, Coriolano ed altri. Ma in nessuno come in Riccardo III, Shakespeare affronta con tanta determinazione il tema della follia e della dissociazione. In questo dramma Shakespeare spinge l’analisi sul protagonista e ne mette in evidenza il rapporto con la propria deformità, quello tormentato e violento con la madre e offre spunti per considerare il suo rapporto/non rapporto con le donne e con il sesso.
La vicenda si chiude, come nella versione che l’ha ispirata. Un gruppo di ribelli capeggiato dal principe Richmond, (nell’opera di Zucchi un’avvenente drag queen interpretata da Marlene) sconfigge Re Riccardo usurpatore del trono d’Inghilterra, mandante di plurimi omicidi. L’ultima visione onirica di Riccardo, metafora della sua dannazione, è accompagnata dalle evoluzioni aeree di Gabriele Cantando che, oltre ad interpretare il Conte Rivers, fratello della regina Elisabetta, volteggia sul palco in armoniche figure, legato ad un nastro rosso.
Lo spettacolo nasce dalla collaborazione fra la scuola di recitazione diretta da Augusto Zucchi che si avvale della preziosa esperienza teatrale di Gaia Riposati e Pino Loreti e la Compagnia del Teatro Agorà , una rappresentazione molto interessante per originalità e profondità di pensiero.
di Chiara Pascali
SCHEDA TECNICO/ARTISTICA
Riccardo III di William Shakespeare nel manicomio di Sant’Anna
versione originale di Augusto Zucchi
collaborazione al testo Maria Sole Limodio
regista assistente Gaia Riposati
Gabriella Arena – Duchessa di York
Gabriele Cantando – Conte Rivers
Daniele Davì – Gonzalo
Mariateresa De Sio – Lady Anna
Massimo di Leo – Duca di Buckingham
Daniele Ferrari – Arcivescovo di York
Fabio Gagliardi – Sir Richard Radcliffe Sceriffo
Carla Goracci – Regina Elisabetta
Giulia Greco – Neuropsichiatra
Kirù La Barbera – Principe Eduard
Roland Litrico – Hastings
Pino Loreti – Fool e Lord Stanley
Eleonora Mancini – Suora
Marlene – Conte Richmond
Alberto Martellini – Duca di Clarence, sindaco di Londra
Dolores Marsigliante – Nutrice Ernestina
Livia Massini – Betty
Saverio Perri – Saver
Nicola Scognamiglio- Sir William Catesby – Re edoardo IV
Riccardo Sega – Infermiere
Giuseppe Stroscio – Infermiere
Augusto Zucchi – Re Riccardo III
Scene – Antonio Fraddosio
Musiche – Luciano Francisci
Costumi – Giulia Greco
Aiuto costumi – Mariateresa De Sio
Assistente regia – Niccolò Scognamiglio
Attrezzeria – Dolores Marsigliante
Fonico e Luci – Manuel Molina

Author: Redazione (935 Articles)