EROI…nomani

eroiChi l’ha detto che gli eroi non esistono più? Chi l’ha detto che sono frutto della fantasia? Gli eroi sono reali ed oggi, più che mai, siamo accerchiati dagli eroi. Loro, hanno invaso le nostre case, immanenti. Soltanto, hanno subito qualche leggera modifica, e hanno fatto passi indietro da giganti. Achille, Ettore, Paride o Enea, sono eroi d’altri tempi: guidavano il popolo, eccellevano per qualità e virtù, erano belli  e saggi, fondavano nuove città per il bisogno di espandersi, erano combattenti e valorosi, amanti e passionali.

‘Se proprio volete farvi un’idea del carattere di un uomo, non considerate le sue opere grandi Il primo sciocco che passa può, in un istante della sua vita, comportarsi da eroe. Guardate piuttosto come un uomo compie le azioni più comuni: esse vi riveleranno il vero carattere di un grande uomo (Cfr. Swami Vivekananda)’.

Al bando, dunque, la vecchia concezione ellenica di calos cai agatos, gli eroi del Decameron, sono boccacceschi, sono gli eroi dimentichi dell’eroicità, gente qualunque che trascorre il tempo bivaccando, rappresentano l’età degli uomini vichiana, sono la fase successiva a quella degli  eroi,  dove i principi morali di virtù non sono più quelli di una volta. E se Superman ha avuto tanta fortuna, se Spiderman si è arrampicato in tutte le case, se poi Sailor Moon si è riprodotta in serie, il crepuscolo degli idoli è ormai su tutti gli schermi. Ma, che gli eroi esistano è un’evidenza innegabile e che l’eroicità esista è un dubbio iperbolico. Se Vico ci ha costretto all’età degli uomini, qualcosa di eroico e di eroinomane ancora ci rimane.

L’eroicità è una categoria ormai in disuso e spesso è  una vecchia volpe da presentare al momento opportuno. Se essa, era stata idealmente un fine e realmente un mezzo  per essere uomini, la mancanza di prospettive e l’assenza del kantiano rapporto causa ed effetto, secondo cui ad ogni azione corrisponde una reazione, nella modernità in frantumi, mette in crisi il concetto stesso di eroicità. Tra globalizzazione e mercificazione, nella perdita di orizzonti e di collocazioni, in una parola, nella società liquida, come quella di Bauman, senza orizzonti e senza prospettive, l’eroico e con esso, l’eroe sono piatti e posati. Per questa società di massa, nella sua trasparenza agghiacciante e senza sensi, l’idealismo è la piena realizzazione dello status eroico attuale: al razionale corrisponde l’ideale e all’ideale corrisponde il razionale. In pratica, tutto è possibile. Il reale indossa un vestito eroico, senza calzari, senza spade e senza allori: quando la moralità diventa un’optional, non certo in dotazione, l’eroe è colui che dice belle sentenze e che pronuncia frasi d’amore e di benevolenza o colui che, nel bene e nel male, non resta nell’anonimato. Chi, dunque, fa la differenza, in una società indifferente. È eroico, chi dunque, ha il cielo stellato sopra e la legge morale appena di lato.

Dal tronista di turno, al calciatore di punta, alla velina in alto mare, gli eroi senza sé e senza ma, hanno i loro nomi. Quelli, realizzano ed idealizzano sogni e desideri; voci fuori dal coro, le cui parole, non importano poi tanto. Da chi, eroicamente, aiuta un anziano ad attraversare un incrocio, a chi, nonostante immigrato, salva molte persone da un attentato nella stazione palermitana, a chi lancia duomi in faccia e a chi sostiene che l’amore vinca sull’odio, l’eroe c’è. Chi perde la vita, poi, in guerre ingiuste, merita onore al merito, l’onere di essere morto per ideali che non si conoscono; figli di politiche di propaganda e di generazioni appese ad un filo. Con la perdita di orizzonti e di tempi, il presente trasmette in sé passato e futuro, entrambi sullo schermo terrestre del digitale, in continuo ed eterna programmazione. Carramba che sorpresa, treni dei desideri, e  postini in bici, sono gli studi dei nuovi eroi, che infondono un verbo infinito, senza tempo. Ripetizione, circolazione e garanzia del meglio sono le ambivalenze di una società con poca eroicità. La dialettica tra eroe ed eroico, è un affare sporco, di non poca cosa. Pubblicità e conformismo creano l’eroe senza l’eroicità; tra svalutati tutti i valori,  il superuomo non ha più alcun ritegno: anche l’eroinomane è chi si auto-nomina un eroe.

di Giovanna D’Ambrosio

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

Line Break

Author: Redazione (895 Articles)

Redazione

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!